Malattie infiammatorie intestinali: arriva in Italia nuovo anticorpo monoclonale

Malattie infiammatorie intestinali: arriva in Italia nuovo anticorpo monoclonale

Malattie infiammatorie intestinali: arriva in Italia nuovo anticorpo monoclonale
Si chiama Vedolizumab ed è indicato nel trattamento di pazienti adulti che soffrono proprio di malattia di Crohn e colite ulcerosa attiva da moderata a grave. “Il suo innovativo meccanismo d’azione si basa sull’inibizione selettiva dei linfociti che transitano e vengono reclutati nell’intestino infiammato”

Dolore addominale, diarrea, sanguinamento dal retto, febbre, perdita di peso. Sono alcuni dei sintomi che caratterizzano le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI). Ne soffrono quattro milioni di persone nel mondo e circa 200 mila in Italia, con una qualità della vita seriamente compromessa.
“Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono malattie croniche, caratterizzate da un processo infiammatorio che nella colite ulcerosa è limitato alla mucosa del colon e retto, mentre nella malattia di Crohn è transmurale e segmentario e può interessare potenzialmente qualunque segmento del tratto gastrointestinale – dice Fernando Rizzello, ricercatore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna –  I pazienti tipici sono giovani dai 20 ai 30 anni, la cui diagnosi spesso arriva in ritardo e per i quali il decorso di entrambe le patologie è caratterizzato da fasi di attività intervallate da periodi di remissione, con un variabile rischio di complicanze nel corso del tempo.”

Chi offre di queste patologie oggi dispone di una nuova risorsa: l’anticorpo monoclonale Vedolizumab, indicato nel trattamento di pazienti adulti che soffrono proprio di malattia di Crohn e colite ulcerosa attiva da moderata a grave e che hanno manifestato risposta inadeguata, perdita di risposta o che sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un antagonista del fattore di necrosi tumorale alfa (TNFα).

“Vedolizumab rappresenta l’innovazione nel trattamento della malattia di Crohn e della colite ulcerosa” dice Silvio Danese, Responsabile IBD Center, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI). “Il suo innovativo meccanismo d’azione, infatti, si basa sull’inibizione selettiva dei linfociti che transitano e vengono reclutati nell’intestino infiammato. Migliorare la conoscenza dei complessi meccanismi alla base di queste patologie e continuare lo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche è di vitale importanza, visti i bisogni non soddisfatti e le sfide che questa comunità di pazienti continua ad affrontare, in particolare nella gestione della progressione della malattia. La disponibilità di Vedolizumab come nuovo farmaco è importante per i pazienti che lottano contro la colite ulcerosa e la malattia di Crohn in Italia”.
 
Come funziona Vedolizumab
Vedolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato antagonista dell'integrina alfa4beta7 ad azione selettiva intestinale, senza alcuna azione immunosoppressiva sistemica rilevata, commercializzato da Takeda.

Questo anticorpo monoclonale si lega in modo specifico all'integrina alfa4beta7 (α4β7), proteina espressa in un particolare sottogruppo di globuli bianchi circolanti. Legandosi alla alfa4beta7, vedolizumab inibisce il legame di questa proteina con la sua molecola di adesione cellulare (MAdCAM-1), espressa nei vasi sanguigni e nei linfonodi del tratto gastrointestinale. Attraverso l’inibizione di questo legame, l’anticorpo monoclonale impedisce il passaggio dei linfociti dal circolo sanguigno alla parete intestinale, sede dell’infiammazione cronica alla base delle MICI.

I bisogni del paziente con MICI
Una figura di riferimento è senz’altro l’operatore sanitario specializzato, soprattutto nel caso di forme gravi di MICI, quando è necessaria una terapia infusionale. “L’infermiere specializzato che prende in carico il paziente in sala d’infusione, rappresenta per i pazienti  spesso il primo interlocutore a cui rivolgere le domande relative a paure e timori, soprattutto all’inizio della terapia, quando la persona si identifica con la sua malattia e racconta di sé solo ciò che è legato alla patologia, aggiunge Simona Radice, IBD Nurse, dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI). “Il nostro compito è quindi quello di fornire non solo un aiuto operativo, ma anche un primo supporto psicologico, considerando che i pazienti con forme di MICI più gravi hanno anche un vissuto pesante di malattia alle spalle, che pregiudica il rapporto coni loro stessi cari.”
 
L’impatto psicologico di queste patologie è, infatti, più grave di quello che si può immaginare.  “Le persone con MICI si trovano spesso a subire limitazioni nella propria vita a causa dei sintomi e delle situazioni di disagio e difficoltà che essi comportano. Questo non può che coinvolgere anche la vita familiare”  aggiunge Alessandra Tongiorgi, Psicologa dell’U.O. Gastroenterologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.
 
“I malati sono costretti spesso a routine rigide per evitare incidenti particolarmente sgradevoli, il peggiore dei quali è da tutti ritenuto l’incontinenza fecale in luogo pubblico. Il malato di MICI può allora sviluppare un senso di inadeguatezza rispetto alle proprie aspettative di ruolo. In questo senso, la possibilità di avere un farmaco a disposizione che ha un tempo infusionale estremamente ridotto e che viene somministrato, a regime, ogni 2 mesi, permette al malato e alla sua famiglia una pianificazione di vita assolutamente normale, che non può che contribuire ad un miglioramento dello stato psicologico e del clima familiare.”

08 Giugno 2016

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