Mesotelioma. Radioterapia profilattica non riduce le metastasi

Mesotelioma. Radioterapia profilattica non riduce le metastasi

Mesotelioma. Radioterapia profilattica non riduce le metastasi
Secondo un trial randomizzato in 22 ospedali del Regno Unito, la radioterapia profilattica per i siti di intervento nel mesotelioma non riduce significativamente le metastasi. “Si tratta del primo trial controllato randomizzato in grado di rispondere alla domanda ‘si dovrebbero sottoporre a radioterapia profilattica i siti di grande incisione nei casi di mesotelioma confermato?”, ha dichiarato Nick A. Maskell del Southmead Hospital di Bristol. 

(Reuters Health) – La radioterapia profilattica per i siti di intervento pleurico è pratica comune, nonostante la mancanza di evidenze circa la sua efficacia e il fatto che non sia raccomandata da linee guida internazionali. Secondo un trial randomizzato in 22 ospedali del Regno Unito, la radioterapia profilattica per i siti di intervento nel mesotelioma non riduce significativamente le metastasi. “Si tratta del primo trial controllato randomizzato in grado di rispondere alla domanda ‘si dovrebbero sottoporre a radioterapia profilattica i siti di grande incisione nei casi di mesotelioma confermato?”, ha dichiarato il Dr. Nick A. Maskell del Southmead Hospital di Bristol. “La risposta è no”.
 
Lo studio
Il Dr. Maskell e colleghi hanno condotto il trial SMART per osservare se una radioterapia immediata (entro 42 giorni da un intervento pleurico di grandi dimensioni) fosse in grado di ridurre l’incidenza di metastasi che si sviluppano dal mesotelioma, rispetto alla radioterapia differita, a cui si sottopone il paziente solo al momento dello sviluppo di tali metastasi.

Nonè stata osservata una differenza significativa tra la proporzione di pazienti che hanno sviluppato le metastasi nel gruppo della radioterapia profilattica immediata (9/102 pazienti, 8,8%) e quelli che l’hanno fatto nel gruppo della radioterapia differita (16/101 pazienti, 15.8%, p=0.14).

Tuttavia, nell’analisi secondaria per protocol, l’incidenza di tali metastasi era notevolmente inferiore nel gruppo della radioterapia immediata rispetto a quello della differita, con la maggior parte di esse individuate a più di sei mesi dall’intervento alla pleura. Tra i pazienti non sottoposti a chemioterapia dopo l’ingresso nel trial, un numero notevolmente ridotto di partecipanti al gruppo della radioterapia immediata (2/46, 4%), rispetto a quelli al gruppo della radioterapia differita (8/37, 22%) (p=0.021) ha sviluppato metastasi di questo tipo.

Le evidenze
Non sono state riscontrate differenze significative tra i gruppi per quanto riguarda dolore al torace o uso di analgesici sia nel complesso che nel sottogruppo dei 25 pazienti che hanno sviluppato metastasi. La qualità della vita risultava simile sia al basale che durante il follow-up nei due gruppi. La sopravvivenza generale media emersa dalla randomizzazione si attestava a 357 giorni nel gruppo della radioterapia immediata e a 365 nell’altro. Molti pazienti del gruppo della radioterapia immediata hanno riferito che sottoporsi alla radioterapia era, in una piccola misura, rassicurante, anche se quasi il 30% ha detto di trovarla svantaggiosa e lesiva della qualità della vita.

Non sono state riscontrate differenze di rilievo nel costo totale medio della radioterapia immediata vs differita o negli anni di vita media considerati secondo la qualità.

“Si tratta di uno studio che cambia la pratica, che fermerà le visite innecessarie in ospedale per ricevere una radioterapia palliativa poco dopo la diagnosi”, ha concluso il Dr. Maskell. “Non esiste nessun ruolo per l’uso routinario della radioterapia, ma vi è un possibile ruolo in pazienti che non ricevono chemioterapia palliativa”. Giovanni Luca Ceresoli, della Clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, coautore di un editorial di accompagnamento, ha detto: “Questi risultati hanno il potenziale per fissare il nuovo standard di cure in questo contesto, cioè nessuna radioterapia eccetto per i casi non trattati con la chemio”.

“I risultati di un altro studio simile, il PIT, sono in arrivo”, ha affermato il Dr. Ceresoli. “Se saranno concordi con il trial SMART, questi due studi stabiliranno le procedure standard definitive e non saranno necessari ulteriori studi sulla questione”.

Fonte: Lancet Oncology 2016

Will Boggs MD

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Will Boggs

11 Luglio 2016

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