Morti materne. Ginecologi in polemica sui test genetici per trombofilia. Paesano (Sapienza): “Possibile salvare decine di vite”. L’Aogoi: “È inutile eseguirli sulle donne non a rischio”

Morti materne. Ginecologi in polemica sui test genetici per trombofilia. Paesano (Sapienza): “Possibile salvare decine di vite”. L’Aogoi: “È inutile eseguirli sulle donne non a rischio”

Morti materne. Ginecologi in polemica sui test genetici per trombofilia. Paesano (Sapienza): “Possibile salvare decine di vite”. L’Aogoi: “È inutile eseguirli sulle donne non a rischio”
La ginecologa, docente alla Sapienza, in un'intervista a Repubblica aveva dichiarato: "L'esame preventivo per diagnosticare il rischio embolico non si fa perché per il ministero è troppo costoso". Sulla polemica è intervenuta l'Aogoi spiegando: "Il Royal College of Obstetricians and Gynecology ha redatto delle linee guida su come ridurre il rischio del tromboembolismo in gravidanza e puerperio ribadendo che lo screening non va fatto".

"Queste sono morti annunciate ed evitabili. Basterebbe fare un esame preventivo e si potrebbero salvare tante donne in sala parto. Ma al ministero della Salute lo ritengono non necessario, in realtà perché costa troppo. E così i protocolli che stiamo usando sono diventati obsoleti". Così Rosalba Paesano, professoressa del dipartimento di Scienze ginecologiche e ostetriche dell'università La Sapienza di Roma e Commendatore della Repubblica per meriti scientifici nello studio delle patologie materno-fetali, in un'intervista a Repubblica è intervenuta sui decessi registratisi in questi giorni nelle sale parto.
 
Una presa di posizione non condivisa dall'Aogoi che ha subito replicato: "Il problema non è assolutamente di carattere economico ma clinico: non ha alcun senso eseguire i test della trombofilia in donne non a rischio e comunque, la positività di qualcuno di questi risultati, potrebbe condurre a terapie incongrue e dannose per la gestazione stessa".
 
"Premettendo il fatto, non irrilevante, che non siamo a conoscenza della causa di queste morti in gravidanza, i dati disponibili suggeriscono che un’associazione fra trombofilia ereditaria ed esiti negativi in gravidanza si evince solo da piccoli studi caso-controllo. Una revisione di settantanove studi nella metanalisi di Robertson et al. nel 2006 ha concluso che la presenza di fattore V di Leiden in eterozigosi e di mutazioni della protrombina può essere associata a un aumento di circa due volte il rischio di aborto spontaneo e di preeclampsia e a un aumento di quattro volte del rischio di distacco placentare (niente che abbia a che fare, presumibilmente, con le morti in oggetto) – spiega l'Associazione degli ostetrici ginecologi ospedalieri italiani.  
 
Tuttavia, la maggior parte degli studi prospettici non è riuscita a trovare alcuna correlazione fra trombofilia ereditaria e gli esiti negativi della gravidanza. (Said JM, Higgins JR, Moses EK, et al. Inherited thrombophilia polymorphisms and pregnancy outcomes in nulliparous women. Obstet Gynecol. 2010 Jan. 115(1):5-13.). Inoltre non ci sono studi clinici randomizzati, controllati con placebo che abbiano confermato alcun beneficio nel trattamento degli stati trombofilici (diversi dalla sindrome da anticorpi antifosfolipidi) in termini di diminuzione degli esiti negativi della gravidanza. [American College of Obstetricians and Gynecologists Practice Bulletin No 124. Inherited thrombophilias in pregnancy. Obstet Gynecol. 2011]. Ancora, per le pazienti gravide con stato trombofilico noto e senza precedenti episodi di tromboembolia personale e/o familiare non è raccomandato, dalle più recenti linee guida, l’uso routinario di una profilassi farmacologia, ma piuttosto una valutazione individualizzata del grado di rischio (grado 1C)".
 
L'Aogoi spiega inoltre che Linee Guida della Società europea di cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) redatte nel 2011 (ESC Guidelines on the management of cardiovascular diseases during pregnancy. European Heart Journal (2011) 32, 3147–3197) da un gruppo multidisciplinare che ha coinvolto anche i ginecologi, i cardiologi, i cardiologi pediatri e la Società tedesca di Medicina di genere, suggeriscono:
1. in accordo con la Società inglese (Royal College of Obstetricians and Gynecology RCOG) di effettuare una accurata anamnesi e suddividere le donne in tre fasce di rischio: elevato, intermedio e basso. Sono considerate a rischio elevato le donne con:
– precedenti episodi ricorrenti (più di 1) di tromboembolia venosa;
– episodio di tromboembolia venosa non correlato all’assunzione di estrogeni;
– un episodio di tromboembolia venosa + trombofilia o storia familiare.
 
2. Per le donne a rischio elevato è indicata la profilassi con eparina a basso peso molecolare; per le donne a rischio intermedio va consigliato l’uso di calze a compressione graduata e può essere considerata (should be considered) la profilassi con eparina a basso peso molecolare; nelle donne a basso rischio va raccomandata la mobilizzazione precoce e l’idratazione.
 
3. “lo screening per la trombofilia non deve essere eseguito – Routine screening for thrombophilia should not be performed”.
 
Ad aprile 2015 il Royal College of Obstetricians and Gynecology (RCOG) ha redatto delle line guida (RCOG Greentop Guidelines 37a ”Reducing risk of venous thromboembolism during pregnancy and puerperium” April 2015) su come ridurre il rischio del tromboembolismo in gravidanza e puerperio (Reducing risk of venous thromboembolism during pregnancy and puerperium) ribadisce che lo screening non va fatto. Pertanto, in conclusione, ogni affermazione differente riportata è priva di ogni fondamento scientifico", conclude l'Aogoi.

04 Gennaio 2016

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