PMA. SIFES: “disparità accesso tra nord e sud è ingiustizia sociale”. Appello al Ministro della Salute

PMA. SIFES: “disparità accesso tra nord e sud è ingiustizia sociale”. Appello al Ministro della Salute

PMA. SIFES: “disparità accesso tra nord e sud è ingiustizia sociale”. Appello al Ministro della Salute
Dopo la caduta del divieto di eterologa, per il cittadino italiano, l’onere di accesso a questa opportunità varia a seconda delle regioni, con forte penalizzazione per quelle del sud. La SIFES insieme ad MR e ad altre Società Scientifiche rivolge un appello al Ministro della Salute, chiedendo di inserire le tecniche di PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza. Ecco l'Appello

In Italia, ogni anno più di 72 mila coppie ricorrono a tecniche di procreazione assistita (PMA), secondo i dati 2012 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). “Un fenomeno sociale già rilevante e destinato ad aumentare dopo la sentenza della Corte Costituzionale che permette di effettuare l’eterologa nel nostro Paese” sostiene Giulia Scaravelli dell'ISS. Ma ora viene posto un altro problema: la differenza tra le regioni del nord e quelle del sud rispetto all'accesso alle tecniche PMA è molto marcata, afferma la Società Italiana Fertilità e Sterilità (SIFES).  A tal proposito, proprio la SIFES insieme ad altre Società, rivolge un Appello al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin nell’obiettivo di appianare queste disparità.
“Ora che abbiamo sconfitto il turismo procreativo all'estero, combattiamo quello nazionale, fornendo a tutte le coppie la possibilità di curarsi senza dover ‘emigrare’ in regioni meno svantaggiate". Questo l'Appello rivolto dalla Sifes, congiuntamente alle Società Scientifiche di Medicina della Riproduzione, al Ministro della Salute.

In media, infatti, il 35% dei cicli ad alta tecnologia risulta eseguito in strutture private, in base alla relazione annuale al Parlamento del luglio 2013 sulle attività censite dal Registro Nazionale PMA nel 2011, con una forbice che va dal 5,2% nel caso della Lombardia al 90,6% nel caso della Sicilia, fino ad arrivare al 100% della Calabria, regione nella quale la totalità degli oneri relativi ai cicli ad alta tecnologia è a carico del paziente. Anche tra regioni vicine ci sono notevoli differenze: ad esempio la percentuale è del 4% in Toscana, mentre dell’84% nel Lazio.
“Questa disparità di accesso al sistema pubblico è una palese ingiustizia sociale, che dà per altro origine al fenomeno della migrazione dei pazienti da una regione all’altra, per lo più verso le strutture di eccellenza che si trovano prevalentemente al Nord del Paese”, ha affermato Andrea Borini, presidente della SIFES.

“Alla luce del quadro delineato, Le chiediamo di inserire al più presto le tecniche di PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), unico strumento in grado di garantire a tutte le coppie condizioni di accesso uniformi e un numero minimo di cicli di trattamento con oneri a carico del sistema sanitario pubblico”, si legge nell’Appello al Ministro.
Oltre a questo, le Società richiedono che vi sia almeno un Centro, per ogni Regione, dotato di un’elevata condizione strutturale e organizzativa e che vi siano controlli rigorosi dell’outcome clinico, si legge sempre nell’Appello.
 
Ecco le Società che hanno firmato il Documento: SIFES e MR Società Italiana Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, insieme ad AGUI, Associazione Ginecologi Universitari Italiani, CECOS ITALIA Centri Studio Conservazione Ovociti e Sperma Umani, CIC Collegio Italiano dei Chirurghi, SIA Società Italiana Andrologia, SIdR Società Italiana della Riproduzione, SIERR Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca, SIFR Società Italiana di Fisiopatologia della Riproduzione, SIOS Società Italiana Ospedaliera Sterilità.

15 Maggio 2014

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