Prevenzione ictus e infarto. Pioglitazone efficace nei pazienti ad alto rischio

Prevenzione ictus e infarto. Pioglitazone efficace nei pazienti ad alto rischio

Prevenzione ictus e infarto. Pioglitazone efficace nei pazienti ad alto rischio
Il pioglitazone, un antidiabetico insulino-stabilizzante, si è dimostrato efficace nel prevenire ictus e attacchi ischemici nei pazienti resistenti all’insulina. È importante, però, selezionare i pazienti sulla base di alcuni parametri, tra cui l’età

(Reuters Health) – Tra i pazienti con resistenza all’insulina che hanno un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA – transient ischemic attack), i benefici del pioglitazone nella prevenzione di ictus ricorrente e infarto sarebbero maggiori quando il rischio iniziale è più alto. A dimostrarlo un’analisi dei dati raccolti nell’ambito del trial clinico Insulin Resisance Intervention After Stroke (IRIS). L’analisi è stata coordinata da Walter Kernan, della Yale School of Medicine in New Haven (Connecticut), e i risultati sono stati pubblicati da JAMA Neurology. Il pioglitazone, un antidiabetico insulino-sensibilizzante, quando viene associato alla terapia secondaria di prevenzione dell’ictus, ha mostrato capacità di ridurre il rischio di ictus o infarto di un ulteriore 24% nei pazienti con resistenza all’insulina ma senza diabete. Il trattamento, tuttavia, potrebbe essere associato ad aumento di peso, edema periferico e aumento del rischio di fratture.

Lo studio
Kernan e colleghi hanno stimato l’efficacia relativa e assoluta del pioglitazone dopo ictus ischemico o dopo TIA nel sottogruppo di pazienti compresi nello studio IRIS con pretrattamento per ictus o infarto. In particolare, sei sarebbero le condizioni associate all’aumento del rischio di ictus ricorrente o di infarto del miocardio: afasia, malattia coronarica, ipertensione, fumo, malattia arteriosa periferica e età più avanzata.

Tra i pazienti con rischio di base sotto la media, il rischio di ictus o infarto a cinque anni è stato del 6% tra chi assumeva pioglitazone contro il 7,9% del gruppo placebo, una differenza non statisticamente significativa. Per i pazienti, invece, con alto rischio iniziale, il rischio di ictus o infarto era significativamente inferiore quando si assumeva pioglitazone, con percentuali del 14,7% contro 19,5% del placebo. Tutti i pazienti, però, avevano un aumento statisticamente significativo di fratture con pioglitazone, 10,6% nel gruppo a rischio più basso e 16,9% in quello a rischio più alto, rispetto al placebo, con percentuali di 7,4 e 10,1.

“La cosa più importante è identificare i pazienti che potranno beneficiare di più di una terapia con pioglitazone”, spiega Walter Kernan . “I risultati di questo studio suggeriscono che i pazienti a maggior rischio di ictus o infarto, subito dopo un ictus ischemico o un TIA, beneficerebbero maggiormente di una terapia a base di pioglitazone in termini di riduzione del rischio. Il vantaggio assoluto di 4,9% in cinque anni è clinicamente importante e paragonabile a interventi consolidati, come la somministrazione di aspirina e statine”. “I pazienti che beneficiano maggiormente sono quelli di età compresa tra 70 e 79 anni e con una storia di malattia coronarica e/o ipertensione e/o fumatori”, ha sottolineato Graeme Hankey, della University of Western Australia di Perth, in un editoriale correlato all’articolo. “Mentre chi ha oltre 80 anni presenta un rischio troppo elevato di fratture ossee, per cui la terapia non sarebbe più così vantaggiosa”.

Fonte: JAMA Neurology

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs

19 Settembre 2017

© Riproduzione riservata

Russia. L’Oms non sa di cosa sia morta la ricercatrice. E accetta la versione di Mosca
Russia. L’Oms non sa di cosa sia morta la ricercatrice. E accetta la versione di Mosca

C'è una frase, nell'aggiornamento pubblicato il 10 ottobre dall'Organizzazione mondiale della sanità, che dovrebbe mettere a disagio chiunque abbia a cuore la credibilità delle istituzioni sanitarie internazionali: "Il 2 ottobre...

Pandemie. Oms, individuare le nuove minacce sanitarie entro 24 ore. Lanciata la strategia globale al 2030
Pandemie. Oms, individuare le nuove minacce sanitarie entro 24 ore. Lanciata la strategia globale al 2030

Individuare e comprendere le nuove minacce sanitarie entro 24 ore dalla loro comparsa, per intervenire tempestivamente ed evitare che i focolai si trasformino in epidemie o pandemie. È l’ambizioso obiettivo...

Dipendenze. 300 mila persone ogni anno nei servizi di cura, FeDerSerD: “Serve più personale e accesso a terapie”
Dipendenze. 300 mila persone ogni anno nei servizi di cura, FeDerSerD: “Serve più personale e accesso a terapie”

Circa 300mila persone ogni anno si rivolgono ai Servizi per le Dipendenze (SerD) per ricevere assistenza e intraprendere percorsi di cura. Un universo di bisogni che va ben oltre le...

Hpv. Vaccinazioni e screening per prevenire i tumori: dall’Iss il manifesto “Traguardo Zero”
Hpv. Vaccinazioni e screening per prevenire i tumori: dall’Iss il manifesto “Traguardo Zero”

Un appello all’azione rivolto a decisori politici, professionisti sanitari, società civile e cittadini per rafforzare la prevenzione dell’HPV e dei tumori correlati all’infezione. È questo il messaggio centrale del Manifesto...