Psicologia. Studio Usa: chi dorme poco tende a mentire durante un interrogatorio

Psicologia. Studio Usa: chi dorme poco tende a mentire durante un interrogatorio

Psicologia. Studio Usa: chi dorme poco tende a mentire durante un interrogatorio
La privazione del sonno indurrebbe in chi la subisce ricordi falsati. La ricerca è partita da un dato secondo cui il 4% dei condannati a morte negli Stati Uniti sarebbe innocente e le false confessioni sarebbero responsabili del 15-25% di queste condanne. Lo studio ha valutato questo fenomeno in un gruppo di 88 studenti della Michigan State University.

(Reuters Health) – Chi dorme meno, sarebbe 4,5 volte più propenso a rilasciare una falsa confessione durante un interrogatorio. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista online Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto da ricercatori americani. La ricerca è partita da un dato secondo cui il 4% dei condannati a morte negli Stati Uniti sarebbe innocente e le false confessioni sarebbero responsabili del 15-25% di queste condanne. Proprio la privazione del sonno viene utilizzata come tattica durante gli interrogatori e comunque, involontariamente, i sospettati vengono spesso interrogati anche durante le ore notturne, quando dovrebbero dormire. ”Ci sono molte ricerche sulle false confessioni, ma nessuna ha mai indagato se la privazione del sonno aumenti il rischio di dichiarare il falso – ha detto Berowitz della California State University, Dominguez Hills di Carson, una delle autrici dello studio – Penso che sia importante per giudici e avvocati sapere come acquisire le prove del giudizio nel modo più accurato e affidabile possibile”.

Lo studio
I ricercatori hanno coinvolto 88 studenti della Michigan State University chiedendo loro di completare diversi compiti al computer. Durante questi esercizi, i ragazzi venivano continuamente avvisati di non premere il tasto ‘esc’ della tastiera, perché avrebbero perso tutti i dati. I partecipanti sono stati invitati poi a tornare la sera, sette giorni dopo, per rispondere ad altre domande. Metà degli studenti si sono quindi addormentati per 8 ore, mentre i restanti sono stati lasciati svegli tutta la notte. Al mattino, ai partecipanti allo studio è stato dato un foglio che descriveva le attività svolte nella prima sessione della ricerca, sette giorni prima. Uno studente su due, il 50% di quelli che non avevano dormito, ha risposto in modo errato alla domanda se aveva premuto il tasto ‘esc’, contro il 18% di risposte false avute tra i partecipanti che avevano riposato. Successivamente, agli studenti che si erano inizialmente rifiutati di rispondere, è stato chiesto di nuovo di farlo. In questo caso, il numero di false confessioni tra chi non aveva dormito è salito al 68%, contro il 39% degli studenti ‘riposati’. I ricercatori hanno inoltre evidenziato che gli studenti che avevano dichiarato di essere più stanchi e quelli più impulsivi, erano più propensi a sbagliare risposta. Per essere più sicuri del risultato, poi, gli autori dello studio hanno anche valutato la comprensione del testo dato agli studenti, sulla descrizione delle attività.

Berkowitz ha comunque sottolineato che lo studio si è limitato a indagare sulle false confessioni e nulla può dire, invece, riguardo alla confessione della verità da parte di persone che vengono private del sonno. Inoltre, gli stessi ricercatori ammettono la differenza tra dire erroneamente di aver premuto il tasto ‘esc’ e ammettere un crimine, ma spiegano di aver avuto dei limiti etici.

Fonte: PNAS 2016

Andrew M. Seaman

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Andrew M. Seaman

10 Febbraio 2016

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