Il Registro nazionale diabete può diventare uno strumento decisivo di programmazione sanitaria, valutazione degli esiti e ricerca. Ma per essere davvero completo deve includere anche i dati clinici prodotti ogni giorno dalla Medicina Generale.
È la posizione della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, che accoglie con favore lo schema di decreto per l’istituzione del Registro nazionale diabete, atteso da anni e destinato a raccogliere informazioni su diagnosi, cure, farmaci, complicanze ed esiti dei pazienti con diabete. Il Ministero della Salute ha chiesto al Garante privacy un parere sullo schema di decreto per l’istituzione del Registro nazionale Diabete, previsto come archivio alimentato in modo sistematico e continuativo con dati anagrafici e socio-sanitari relativi ai casi di diabete di tipo 1, tipo 2, diabete gestazionale e altri tipi di diabete.
Per SIMG, tuttavia, il Registro rischia di nascere incompleto se non verrà integrato con i dati clinici dei medici di famiglia, che seguono quotidianamente una quota rilevante delle persone con diabete di tipo 2 e intercettano precocemente i soggetti a rischio.
“Il Registro nazionale diabete è un passo atteso da anni e va salutato con favore”, sottolinea Claudio Cricelli, presidente emerito vicario SIMG. “Perché sia davvero il registro di tutte le persone con diabete occorre però che includa, accanto ai flussi amministrativi e ai dati dei centri diabetologici, anche i dati clinici della Medicina Generale”.
Secondo Cricelli, senza queste informazioni il Registro potrà descrivere bene ricoveri, prestazioni specialistiche ed esenzioni, ma molto meno la qualità delle cure garantite sul territorio, “dove vive la maggior parte dei pazienti diabetici e della loro relativa presa in carico quotidiana”.
Secondo la valutazione della SIMG, l’impianto del decreto è solido sul piano giuridico e prevede misure rilevanti di tutela dei dati personali. La criticità principale, per la società scientifica, non riguarda quindi la privacy, ma la capacità del Registro di rappresentare in modo completo la realtà epidemiologica e assistenziale del diabete.
Tra le fonti previste figurano ricoveri, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso, piani terapeutici e archivi delle strutture diabetologiche. Mancano però, osserva SIMG, i dati prodotti negli ambulatori dei medici di medicina generale.
Non compaiono inoltre, almeno nell’impianto descritto dalla società scientifica, fonti come Fascicolo Sanitario Elettronico ed Ecosistema Dati Sanitari, dove confluiscono informazioni cliniche rilevanti per la continuità assistenziale.
“Il diabete di tipo 2 non è una patologia che vive soltanto nei centri specialistici”, evidenzia Gerardo Medea, responsabile nazionale SIMG Area Metabolica. “Vive ogni giorno negli ambulatori dei medici di famiglia: nel controllo dell’emoglobina glicata, della pressione arteriosa, del peso, del profilo lipidico, della funzione renale, nell’aderenza alle terapie e nella prevenzione delle complicanze”.
Per Medea, se il Registro non acquisisce anche queste informazioni, rischia di misurare bene le prestazioni erogate, ma meno bene “la qualità reale della presa in carico territoriale”.
I pazienti seguiti solo sul territorio
Un nodo riguarda i pazienti che non sono presi in carico da un centro diabetologico. Per questi cittadini, sottolinea SIMG, il Registro potrà rilevare l’esecuzione di alcuni esami, ma rischia di non disporre dei valori clinici necessari per misurare controllo metabolico, esiti intermedi e qualità dell’assistenza.
Il rischio è che i confronti tra Regioni e modelli assistenziali vengano costruiti su una sottopopolazione selezionata, lasciando fuori una parte rilevante dei percorsi realmente gestiti sul territorio.
Resta poi il tema dei casi meno visibili nei flussi amministrativi: persone trattate con sola dieta, senza esenzione, senza ricovero e senza prescrizioni che le rendano intercettabili attraverso le fonti tradizionali.
È proprio nella Medicina Generale, sottolinea SIMG, che possono emergere i soggetti ad alto rischio di sviluppare diabete, i pazienti con disglicemia e le situazioni iniziali, ancora silenziose, nelle quali l’inquadramento precoce e la prevenzione possono fare la differenza.
Regioni e attuazione: 180 giorni per istituire i registri territoriali
Lo schema prevede che Regioni e Province autonome istituiscano i registri territoriali e individuino i Centri di riferimento entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale.
Per SIMG, questo passaggio rappresenta un’occasione fondamentale per correggere la rotta e costruire un Registro davvero utile alla programmazione sanitaria e al governo clinico.
“L’intesa in Conferenza Stato-Regioni è l’occasione per colmare questa lacuna”, conclude Cricelli. “La Medicina Generale è pronta a fare la sua parte, mettendo a disposizione il patrimonio di dati clinici, conoscenza del paziente e continuità di cura che può rendere il Registro nazionale diabete uno strumento davvero completo, utile non solo a contare i casi, ma a migliorare la qualità dell’assistenza”.