Rivoluzione in laboratorio. I batteri diventano i “corrieri” delle cellule da analizzare

Rivoluzione in laboratorio. I batteri diventano i “corrieri” delle cellule da analizzare

Rivoluzione in laboratorio. I batteri diventano i “corrieri” delle cellule da analizzare
Uno studio della Sapienza di Roma e del Cnr ha dimostrato che i microrganismi possono essere utilizzati per trasportare cellule all’interno di laboratori di analisi delle dimensioni di un chip, posizionandole direttamente su microsensori che ne rilevano i valori.

È stato messo a punto dai ricercatori della Sapienza e del CNR-IPCF (Istituto per i processi chimico-fisici), il meccanismo innovativo per il quale batteri autopropellenti possono essere usati per trasportare carichi microscopici in siti di stoccaggio predefiniti o per ripulire aree specifiche da tutte le particelle presenti. Lo studio che ne parla è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications e potrebbe essere utile su nuovi Lab-on-a-chip, laboratori di analisi delle dimensioni di un chip nei quali batteri potrebbero trasportare cellule posizionandole direttamente su microsensori che ne rilevano i valori.
 
La possibilità di trasportare queste particelle all’interno di sistemi miniaturizzati, quali i lab on chip, potrebbe rivoluzionare le tecniche diagnostiche e di analisi esistenti consentendo di svolgere processi chimici e biomedici su un chip in maniera rapida ed economica. Concentrare cellule o particelle colloidali in siti specifici richiede, in genere, l’utilizzo di campi di forza esterni e quindi apparati complessi e voluminosi, visto che in genere gli oggetti di dimensioni micrometriche vagano in modo disordinato distribuendosi uniformemente nello spazio circostante. I batteri risolvono questo problema, facendosi carico del lavoro all’interno del microdispositivo e senza l’ausilio di alcun intervento dall’esterno.


Ma come fanno i ricercatori a costringere i batteri a “farsi carico” del trasporto delle cellule o delle altre microparticelle? “La strategia – spiega Roberto Di Leonardo, coordinatore dello studio – consiste nel circondare le aree target con mura perimetrali aventi profilo asimmetrico. Particelle di dimensioni microscopiche, spinte dai batteri, possono scavalcare facilmente le mura solo in una direzione specifica e, nel giro di pochi minuti, concentrarsi all'interno di un'area target di poche centinaia di micron quadrati. Uno dei vantaggi di questa tecnologia è quello di non richiedere nessun campo di forza esterno, tutto il lavoro necessario viene svolto in completa autonomia dai batteri presenti all'interno del microdispositivo.” 

29 Ottobre 2013

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