Sì alle statine anche in prevenzione primaria, ma solo nei soggetti ad alto rischio. Nuove linee guida Usa

Sì alle statine anche in prevenzione primaria, ma solo nei soggetti ad alto rischio. Nuove linee guida Usa

Sì alle statine anche in prevenzione primaria, ma solo nei soggetti ad alto rischio. Nuove linee guida Usa
Secondo gli esperti americani dell'Us Preventive Services Task Force, negli ultimi anni si sono accumulate evidenze scientifiche sufficienti per raccomandare l’uso delle statine a dosaggio basso-intermedio, nei soggetti tra i 40 e i 75 anni senza storia di patologie cardiovascolari. Ma che abbiano altri fattori di rischio e un rischio di eventi a 10 anni superiore al 10%

Il ruolo delle statine in prevenzione secondaria, cioè negli adulti che abbiano già avuto un evento cardiovascolare (ad esempio un infarto) è ormai consolidato da tempo e il loro impiego viene raccomandato da tutte le linee guida. Il loro uso in prevenzione primaria, nei soggetti ad alto rischio, rimane invece ancora controverso.
 
Ma adesso la Task Force degli US Preventive Services fa luce anche su questa indicazione, dedicando una linea guida apposita all’argomento, dopo aver rivisto tutte le evidenze scientifiche disponibili. La conclusione di questo panel di esperti indipendenti è che ci sono prove sufficienti per raccomandare l’uso delle statine anche in prevenzione primaria, ma solo nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare. Nelle persone con queste caratteristiche infatti l’impiego delle statine in prevenzione primaria si associa ad una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause, di eventi e di mortalità cardiovascolare.
 
Per la stesura del documento sono state esaminate tutte le evidenze disponibili sui benefici e i danni inerenti allo screening e al trattamento delle dislipidemie dei soggetti da 21 anni in su. Sono stati inoltre valutati i pro e contro delle statine nel ridurre gli eventi cardiovascolari e la mortalità negli adulti dai 40 anni in su, senza storia di cardiopatia ischemica. Gli esperti americani hanno infine esaminato gli effetti delle statine in vari sottogruppi e se ci fossero variazioni a seconda della presenza di alcune caratteristiche cliniche o dei diversi dosaggi.
 
Al termine di questa vasta ricognizione, il panel dell’USPSTF raccomanda di iniziare una statina a dosaggio basso-intermedio negli adulti tra i 40 e i 75 anni, senza storia di cardiopatia ischemica, a patto che siano presenti uno o più fattori di rischio cardiovascolari (dislipidemia, diabete, ipertensione, fumo) e vi sia un rischio calcolato di un evento cardiovascolare a 10 anni pari al 10% o superiore (raccomandazione di grado B).
 
La task force dice inoltre che i medici possono offrire ai propri pazienti l’opzione se iniziare o meno una statina in prevenzione primaria a dosaggio basso-intermedio, qualora ricorrano le stesse caratteristiche sopra descritte ma n presenza di un rischio di un evento cardiovascolare calcolato a 10 anni del 7,5-10% (raccomandazione di grado C). Al momento, secondo gli esperti americani non vi sono evidenze sufficienti per estendere queste raccomandazioni agli over 76enni. Il rischio cardiovascolare a 10 anni è stato calcolato utilizzando le Pooled Cohort Equations tratte dalle linee guida ACC/AHA del 2013.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

21 Novembre 2016

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