Steatoepatite non alcoolica. Pioglitazone migliora fibrosi anche in pazienti non diabetici

Steatoepatite non alcoolica. Pioglitazone migliora fibrosi anche in pazienti non diabetici

Steatoepatite non alcoolica. Pioglitazone migliora fibrosi anche in pazienti non diabetici
Una meta-analisi ha mostrato che il farmaco antidiabetico sarebbe utile nell'invertire lo stato avanzato della fibrosi tipico della steatoepatite non alcolica, o NASH, in pazienti non diabetici.

(Reuters Health) – La terapia con pioglitazone migliorerebbe la fibrosi associata alla steatoepatite non alcolica (nonalcoholic steatohepatitis – NASH), anche nei pazienti che non soffrono di diabete. A dimostrarlo è stata una meta-analisi coordinata da Giovanni Musso, dell'ospedale Humanitas Gradenigo di Torino. Lo studio è stato pubblicato ieri su JAMA Internal Medicine.
 
Lo studio
I ricercatori hanno preso in considerazione otto studi clinici randomizzati che valutavano l'effetto della terapia a base di tiazolidindioni sulle caratteristiche istologiche di 516 pazienti che mostravano NASH alla biopsia. In particolare, cinque trials erano stati fatti con pioglitazone, alla dose media giornaliera di 30 o 45 mg, e gli altri tre con rosiglitazone, alla dose media di 4 e 8 mg. Le sperimentazioni erano durate, in media, tra i sei e i 24 mesi.
 
Combinando tutti i risultati, Musso e colleghi hanno visto che la terapia migliorava la fibrosi avanzata, la fibrosi in qualsiasi stadio e la risoluzione della NASH. E gli stessi risultati sono stati visti anche quando le analisi includevano pazienti che non erano affetti da diabete. I benefici, in realtà, sono stati evidenziati con pioglitazone e non con rosiglitazone, anche se gli autori non sono sicuri dei motivi. “Eventuali differenze possono essere dovute ai diversi effetti che i due farmaci hanno su infiammazione e sul meccanismo della fibrosi”, hanno supposto.
 
Ulteriori approfondimenti
Mentre per quel che riguarda gli effetti collaterali, a parte l'aumento del peso e l'edema a livello degli arti inferiori, non sono stati riportati eventi gravi. Un risultato, questo, che potrebbe essere in parte riconducibile al ridotto numero di pazienti inclusi nei trials. In ogni caso, “questo studio dimostra che l'uso di pioglitazone per un massimo di 24 mesi può convertire lo stato di fibrosi avanzata della NASH”, hanno concluso Musso e colleghi, sottolineando che il farmaco può migliorare la prognosi a lungo termine in questo sottogruppo di pazienti.
 
Secondo Hal Yee Jr, dell'Università della California di San Francisco, che ha scritto un editoriale collegato allo studio, “questa analisi dà un contributo significativo per il potenziale ruolo del pioglitazone nella gestione del NASH”, anche se, secondo l'esperto, restano dei dubbi prima che possa essere raccomandato come trattamento della NASH. Dunque, Yee suggerisce che sarebbe bene limitarsi ancora all'uso di questo farmaco nei diabetici con problemi di fibrosi avanzata a livello epatico.
 
Fonte: Reuters Health

Reuters Staff
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

28 Febbraio 2017

© Riproduzione riservata

Prevention Talk. In attesa del nuovo Piano vaccinale: “Innovazione, equità e prevenzione lungo tutto il corso della vita”
Prevention Talk. In attesa del nuovo Piano vaccinale: “Innovazione, equità e prevenzione lungo tutto il corso della vita”

Il futuro della prevenzione vaccinale in Italia si gioca su una sfida che va ben oltre l'aggiornamento del calendario delle vaccinazioni. Occorre costruire un sistema capace di tradurre le opportunità...

AI. I giovani e l’amicizia con i chatbot. FeDerSerD: “Attenzione a dipendenza emotiva”
AI. I giovani e l’amicizia con i chatbot. FeDerSerD: “Attenzione a dipendenza emotiva”

Un interlocutore sempre disponibile, capace di ascoltare, offrire consigli, interpretare le emozioni e adattare le proprie risposte ai bisogni di chi ha davanti. L’intelligenza artificiale sta rapidamente cambiando il modo...

IVI Institute Fertility Barometer: in Italia il primo figlio arriva sette anni dopo l’età desiderata
IVI Institute Fertility Barometer: in Italia il primo figlio arriva sette anni dopo l’età desiderata

Sette anni. È la distanza media tra l’età desiderata e quella effettiva alla nascita del primo figlio per le donne italiane diventate madri più tardi di quanto avrebbero voluto. Il...

Mpox. In Europa 342 casi di clade I a settembre, 1.939 negli ultimi dodici mesi. Ecdc: “Trasmissione ancora in corso”
Mpox. In Europa 342 casi di clade I a settembre, 1.939 negli ultimi dodici mesi. Ecdc: “Trasmissione ancora in corso”

La trasmissione dell’mpox continua nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, con un aumento dei casi segnalati a partire da giugno 2026, sostenuto principalmente dalle infezioni causate dal virus del...