Steatosi epatica. Dal Bambino Gesù una “tabella” di valutazione a misura dei più piccoli

Steatosi epatica. Dal Bambino Gesù una “tabella” di valutazione a misura dei più piccoli

Steatosi epatica. Dal Bambino Gesù una “tabella” di valutazione a misura dei più piccoli
Fino ad oggi per valutare nei bambini la gravità del grasso nel fegato veniva usato un riferimento tarato sulle caratteristiche degli adulti. Ma ora, grazie ad uno studio dell'ospedale romano, è stata messa a punto una tabella ad hoc per per diagnosticare la sindrome del fegato grasso in età pediatrica.

Che il corpo di un bambino sia diverso da quello di un adulto è evidente. Eppure, fino ad oggi per valutare nei più piccoli la gravità di una diagnosi di fegato grasso veniva usata una tabella elaborata per i più grandi. Ma da oggi potrebbe non essere più così, grazie a uno studio condotto dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato su Journal of Hepatology: i medici italiani hanno infatti finalmente elaborato un indice di gravità della malattia tarato sulle caratteristiche proprie dei bambini, migliorando in tal modo l'appropriatezza delle cure. La tabella potrà quindi essere il nuovo riferimento per diagnosticare la sindrome del fegato grasso in età pediatrica.

 

"Lo studio pubblicato ha ricadute immediate e concrete, sia cliniche che diagnostiche, per tutti i bambini e gli adolescenti affetti da steatosi epatica, sia in Europa che negli Stati Uniti”, ha spiegato Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Lo studio è stato infatti validato anche oltreoceano. L'importanza di una diagnosi certa e il più possibile precoce per quanto riguarda il fegato grasso in età pediatrica è ancora più fondamentale se si pensa che esserne affetti può significare, per un bambino o un ragazzo, vedere le proprie aspettative di vita ridotte di 15 anni".  L'uso della tabella da parte dei medici combinato, nelle situazioni più complesse con l'indagine diagnostica effettuata tramite agobiopsia epatica permetterà di definire – nei bambini obesi a rischio di steatoepatite – la gravità del danno epatico, consentendo di attuare le necessarie correzioni terapeutiche necessarie a risolvere o rallentare l'evoluzione del danno stesso.

 

Negli ultimi vent'anni il fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (NAFLD) ha raggiunto proporzioni epidemiche anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato di più frequente riscontro nel mondo occidentale: sono ormai numerosi gli allarmi che arrivano dalle organizzazioni mondiali deputate al controllo dello stato di salute della popolazione pediatrica, come l'Organizzazione Mondiale per la Sanità. In Italia si stima che ne sia affetto circa il  15% dei bambini. Su scala mondiale l'eccessivo accumulo di grasso nel fegato riguarda una percentuale tra il 7% e il 17% della popolazione pediatrica sana, mentre, se si osservano i numeri della popolazione pediatrica afflitta da obesità, si raggiunge il 50%. Per quanto riguarda l'Europa, con i suoi 11 milioni di bambini in sovrappeso, la steatosi epatica non alcolica colpisce circa 2,5 milioni di bambini. La prolungata presenza di grasso nel fegato, associata alle complicanze metaboliche, se non curata in età pediatrica, avrà conseguenze invalidanti o letali una volta raggiunti i 40-50 anni.

 

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha già attivato il primo ambulatorio multidisciplinare in Italia dedicato alla steatosi epatica non correlata all'abuso di alcol, che ha come fine la diagnosi, la cura e il follow up di questa patologia che per numero di soggetti colpiti rappresenta a tutti gli effetti una vera pandemia. 

12 Settembre 2012

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