Steatosi. Screening epatico per pazienti con diabete di tipo II

Steatosi. Screening epatico per pazienti con diabete di tipo II

Steatosi. Screening epatico per pazienti con diabete di tipo II
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che nei pazienti diabetici è elevata la prevalenza di steatosi epatica non alcolica ed il rischio è superiore per coloro che sono anche obesi e con dislipidemi.

(Reuters Health) – I pazienti affetti da diabete di tipo II con dislipidemia e obesità dovrebbero essere sottoposti a screening per la steatosi epatica non alcolica NAFLD (nota anche come malattia del fegato grasso non alcolica). Questa è la conclusione cui è giunto un gruppo di ricercatori cinesi dell’Università di Hong Kong. Il team di ricerca ha effettuato uno screening su quasi 2.500 pazienti diabetici, servendosi di una tecnica rapida e non invasiva, la elastrografia epatica (FibroScan, una sonda che consente di valutare la presenza e il grado di fibrosi epatica). L’età media era 61 anni, e poco più della metà di sesso maschile. Più del 72% dei pazienti ha mostrato l’incremento di un parametro (CAP = controlled attenuation parameter) indicativo di NAFLD. In particolare i pazienti con punteggio CAP di 92 erano il 5.1%; il 29.6% aveva un punteggio 533 e infine il 38% un punteggio 648. I valori CAP 92, 533 e 648 sono rispettivamente indicativi di steatosi epatica non alcolica di grado I, II e III.
 
Un CAP ≥ 222 dB/m può essere associato a diversi fattori, tra cui indice di massa corporea (BMI) più elevato, sesso femminile, non assunzione di insulina, ecc. Un altro parametro, LSM ( Liver Stiffness Measurement) che misura la rigidità epatica, è risultato alterato e suggestivo di fibrosi epatica avanzata o cirrosi nel 17,1% dei pazienti sottoposti a screening. Valori più elevati di LSM possono essere correlati ad altri fattori: durata del diabete, BMI più elevato, aumentati valori dell’enzima Alanina Aminotrasferasi, ridotto colesterolo HDL. 94 Pazienti sono stati sottoposti a biopsia epatica e, di questi, la metà è risultata avere fibrosi avanzata o cirrosi.

I ricercatori sono arrivati alla conclusione che nei pazienti diabetici è elevata la prevalenza di steatosi epatica non alcolica ed il rischio è superiore per coloro che sono anche obesi e con dislipidemie. Sarebbe pertanto importante sottoporre a screening le categorie a rischio per intervenire in tempo. FibroScan,sostengono i ricercatori, rappresenta un primo strumento per la valutazione dei pazienti con diabete di tipo II. Tuttavia, aggiungono, non consente ancora una diagnosi certa di malattia avanzata, motivo per cui sarà necessario mettere a punto nuovi e ulteriori strumenti per la valutazione non invasiva della fibrosi epatica.

Barry Hand
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Barry Hand

06 Maggio 2015

© Riproduzione riservata

Hantavirus. Dubbi sulle modalità di trasmissione. Nel 2020 uno studio argentino parlava di aerosol
Hantavirus. Dubbi sulle modalità di trasmissione. Nel 2020 uno studio argentino parlava di aerosol

C'è una frase che i funzionari dell'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno ripetuto come un mantra durante l'ultimo briefing. "Non è coronavirus. È un virus molto diverso. Non siamo nella stessa...

Hantavirus. L’Iss fa il punto: “Rischio per l’Italia molto basso, ma attenzione ai roditori”
Hantavirus. L’Iss fa il punto: “Rischio per l’Italia molto basso, ma attenzione ai roditori”

L'allarme è scattato il 2 maggio, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri...

Cuore. Una nuova strategia di prevenzione: -36% di rischio di primo infarto
Cuore. Una nuova strategia di prevenzione: -36% di rischio di primo infarto

Ridurre del 36% il rischio di primo infarto oggi è possibile: è questo uno dei principali dati che emergono dallo studio internazionale VESALIUS-CV, presentato al 57° Congresso Nazionale ANMCO 2026...

Antibiotici. Nuove linee guida per cani e gatti: “Un uso prudente per fermare la resistenza”
Antibiotici. Nuove linee guida per cani e gatti: “Un uso prudente per fermare la resistenza”

Gli antibiotici non si usano solo negli allevamenti intensivi. Anche cani e gatti, milioni di famiglie li considerano parte integrante della propria vita, ricevono cure farmacologiche che, se non gestite...