Studio Usa. I ricoveri ospedalieri negli ultimi anni di vita portano ad un’accelerazione della disabilità 

Studio Usa. I ricoveri ospedalieri negli ultimi anni di vita portano ad un’accelerazione della disabilità 

Studio Usa. I ricoveri ospedalieri negli ultimi anni di vita portano ad un’accelerazione della disabilità 
Anche se spesso l’ospedalizzazione può essere l’unica opzione quando sono necessarie cure urgenti, in molti altri casi si potrebbero considerare altre alternative permettendo ai pazienti di conservare una certa indipendenza e una qualità della vita migliore.

(Reuters Health) – Uno studio statunitense ha rilevato che i pazienti ricoverati per gravi lesioni e patologie durante l’ultimo anno di vita, hanno più probabilità di sviluppare gravi disabilità rispetto a coloro che vengono assistiti solo in altri contesti. "È probabile che i ricoveri ospedalieri per eventi acuti conducano a tali incrementi nelle disabilità a causa delle conseguenze avverse delle malattie o lesioni primarie e dei noti rischi dell’ospedalizzazione stessa”, ha affermato l’autore principale dello studio Thomas Gill, direttore del programma sull’invecchiamento alla Yale School of Medicine di New Haven, in Connecticut. 

Dato che, negli ultimi anni di vita, i ricoveri hanno il potenziale per accelerare il declino nelle funzionalità, “i pazienti e le famiglie potrebbero voler considerare altre alternative”, ha commentato Gill. Il suo team ha studiato circa 550 persone a partire dai 70 anni ed è emerso che i ricoveri nell’ultima fase della vita potrebbero scatenare una serie di disabilità che limitano le attività quotidiane e aggravano i problemi che già avevano iniziato a manifestarsi. Gill e colleghi hanno seguito i partecipanti dal 1998 al 2013, tenendo sotto controllo i ricoveri e valutando il grado di disabilità con interviste mensili.

Le condizioni più comuni che portavano al decesso erano: debolezza, insufficienza organica, cancro e demenza avanzata. In un articolo online del 20 maggio sul BMJ, il team ha osservato che i pazienti senza disabilità nel corso dei 15 anni di studio facevano registrare le più basse percentuali di ricoveri alla fine della vita, mentre i soggetti con gravi disabilità i tassi più alti. Prendendo in considerazione un mese qualunque, i ricoveri andavano quasi perfettamente di pari passo con l’aumento delle disabilità. I ricercatori hanno rilevato che il maggior aumento generale della disabilità si registrava in persone arrivate in ospedale senza nessun deficit, anche se tali pazienti erano ancora i più capaci a gestire le abilità necessarie per rimanere indipendenti.

Complessivamente, circa la metà dei partecipanti nell’ultimo anno di vita non aveva nessuna disabilità o ne presentava una leggera, mentre il resto manifestava dei problemi seri progressivi o persistenti. I ricercatori hanno avvertito: “non è possibile scindere le conseguenze avverse della causa primaria che richiede l’ospedalizzazione da quelle del ricovero stesso”. Tuttavia, valutando mensilmente i livelli di disabilità, è più probabile che, eventi come l’ospedalizzazione che immediatamente precedono o accompagnano la riduzione della funzionalità, abbiano contribuito a tale cambiamento. L’identificazione precoce dei pazienti anziani a rischio di deterioramento renderebbe più facile per questi soggetti la considerazione di alternative, ha osservato Kirsty Boyd, ricercatrice sulle cure palliative alla University of Edinburg, nel Regno Unito.

"Restare indipendenti, se possibile essere in grado di evitare l’assistenza istituzionale e mantenere un “senso di se”, sono elementi importantissimi per la qualità della vita degli anziani che potrebbero attraversare l’ultimo anno di vita”, scrive Boyd. Anche se l’ospedalizzazione può essere l’unica opzione quando sono necessarie cure urgenti, esistono molti casi in cui i programmi di cure palliative potrebbero rappresentare una soluzione migliore per alleviare i sintomi di una malattia terminale permettendo ai pazienti di conservare una certa indipendenza e una qualità della vita più alta, ha affermato Amy Kelley, specialista in geriatria al Mount Sinai Hospital di New York. Spesso è difficile per i pazienti terminali accedere a questo tipo di cure o ai programmi hospice perché il loro declino non è lineare, ha aggiunto Kelley, non coinvolta nello studio.

"La disabilità implica permanenza e spesso tra gli anziani o i gravemente malati non si è sicuri se la funzionalità verrà totalmente riguadagnata o progressivamente persa”, ha spiegato la Dott.ssa. Quando l’ospedale non può essere evitato, è ancora possibile che alcuni pazienti tornino a casa senza nessuna riduzione della funzionalità rispetto a quando erano entrati in ospedale, ha dichiarato Gill. Limitare i dispositivi che tengono i soggetti inchiodati al letto e fornire terapia fisica o accesso a deambulatori e bastoni potrebbe essere d’aiuto. "È molto importante mantenere la mobilità durante i ricoveri per eventi acuti riducendo il tempo speso al letto”, ha concluso.

FONTE: BMJ 2015

Lisa Rapaport
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Lisa Rapaport

28 Maggio 2015

© Riproduzione riservata

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