Trauma cranico. La craniectomia decompressiva abbassa il rischio di morte

Trauma cranico. La craniectomia decompressiva abbassa il rischio di morte

Trauma cranico. La craniectomia decompressiva abbassa il rischio di morte
Un recente studio sU più di 400 casi di grave trauma cranico è giunto alla conclusione che l’intervento di craniectomia decompressiva può ridurre drasticamente la mortalità in circa il 50% dei pazienti con pressione intracranica >25 mmHg dopo la terapia medica convenzionale. Tuttavia, coloro che sopravvivono hanno maggiori probabilità di cadere in uno stato vegetativo o di incorrere in una grave disabilità rispetto a chi ha ricevuto cure mediche.

(Reuters Health) – Un recente studio su più di 400 casi di grave trauma cranico è giunto alla conclusione che l’intervento di craniectomia decompressiva può ridurre drasticamente la mortalità in circa il 50% dei pazienti con pressione intracranica >25 mmHg dopo la terapia medica convenzionale. Tuttavia, coloro che sopravvivono hanno maggiori probabilità di cadere in uno stato vegetativo o di incorrere in una grave disabilità rispetto a chi ha ricevuto cure mediche.

Lo studio internazionale, noto come RESCUEicp Trial, è stato pubblicato in questi giorni da The New England Journal of Medicine. Il coordinatore della ricerca, Peter Hutchinson, un neurochirurgo della Università di Camridge, ha detto che i risultati possono essere applicati a circa il 10% dei pazienti con ipertensione endocranica a seguito di trauma cranico non penetrante. Nella maggior parte dei casi restanti, sono i farmaci che riescono a ridurre la pressione. Nonostante questo intervento chirurgico venga eseguito nessuno sa veramente se il paziente ne beneficerà e se la pressione del cervello si abbasserà. I risultati clinici sono incerti e anche se lo studio dimostra una riduzione significativa della mortalità, in agguato c’è lo stato vegetativo o la disabilità.

Lo studio
I 408 pazienti, provenienti da 20 Paesi, sono stati arruolati dal 2004 al 2014 e sono stati valutati a 6 e 12 mesi secondo gli 8 punti dell’Extended Outcome Scale Glasgow. Grazie alla craniectomia decompressiva, il tasso di sopravvivenza a un anno è stato del 69,6% rispetto al 48,1% con le cure mediche. Tuttavia la chirurgia ha quasi quadruplicato le probabilità di finire in coma un anno dopo l’intervento chirurgico: 6,2% (dopo l’intervento) rispetto all’1,7% (senza intervento). Maggiori le percentuali di disabilità nei pazienti operati rispetto a quelli trattati con farmaci anche se i pazienti chirurgici nel tempo migliorano e a 12 mesi quasi la metà era autonomo a casa rispetto al 32% di quelli sottoposti a trattamento farmacologico.
 
A un anno nei pazienti chirurgici si sono riscontrati seguenti tassi: 30,4% per la morte, 6,2% per il coma, 31,4% per grave disabilità, 22,2% per la disabilità moderata e 9,8% per un buon recupero; nel gruppo di controllo i tassi sono stati rispettivamente: 52,0%, 1,7%, 17,9%, 20,1% e 8,4%. E’ la prima volta che uno studio dimostra un beneficio in termini di sopravvivenza molto chiaro ma, affermano i clinici, bisogna essere molto onesti con le famiglie circa il livello di disabilità che si può ottenere.

Fonte: NEJM 2016

Gene Emery

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Gene Emery

08 Settembre 2016

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