Tumore del rene. Pembrolizumab in fase adiuvante riduce del 38% di rischio di morte dopo nefrectomia

Tumore del rene. Pembrolizumab in fase adiuvante riduce del 38% di rischio di morte dopo nefrectomia

Tumore del rene. Pembrolizumab in fase adiuvante riduce del 38% di rischio di morte dopo nefrectomia
Nello studio di fase III KEYNOTE-564, l’immunoterapia pembrolizumab – somministrata nella fase adiuvante, ovvero dopo la nefrectomia – ha dimostrato di poter ridurre del 38% il rischio di morte legato al carcinoma a cellule renali. In Italia, ogni anno, vengono stilate oltre 12 mila diagnosi di tumore renale.

L’immunoterapia in fase adiuvante – ovvero somministrata dopo la chirurgia – ha ridotto il rischio di morte del 38% migliorando in modo significativo la sopravvivenza. Lo dimostrano i risultati dello studio di Fase III KEYNOTE-564 in cui pembrolizumab, terapia anti-PD-1, è stato utilizzato come terapia adiuvante nei pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) a rischio intermedio-alto o alto di recidiva a seguito di nefrectomia, o dopo nefrectomia e resezione delle lesioni metastatiche.

Questi dati late-breaking sono stati presentati per la prima volta in una sessione orale nel corso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) Genitourinary (GU) Cancers Symposium 2024 che si è svolto recentemente, e inclusi nel programma media ufficiale di ASCO GU.

Alla terza analisi ad interim predefinita (follow-up mediano di 57,2 mesi [intervallo, 47,9−74,5 mesi]), pembrolizumab come terapia adiuvante ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS) del 38% (HR=0,62 [95% CI, 0,44−0,87]; p=0,002) rispetto a placebo. A 48 mesi, il tasso stimato di OS è risultato del 91,2% nei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto all’86% nei pazienti trattati con placebo. Il beneficio di sopravvivenza globale nei pazienti trattati con pembrolizumab è stato osservato nei principali sottogruppi. La sopravvivenza globale era l’endpoint secondario principale dello studio.

“In Italia, nel 2023, sono state stimate circa 12.700 nuove diagnosi di tumore renale di cui l’85% con malattia localizzata. Tra questi, circa la metà può essere considerata a rischio intermedio-alto di sviluppare metastasi entro pochi anni dalla diagnosi, portando a un netto peggioramento dell’aspettativa di vita nonostante i recenti passi avanti fatti nel trattamento delle forme avanzate – afferma Roberto Iacovelli, Oncologia Medica, Comprehensive Cancer Center, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Questi pazienti sono gli stessi ad essere stati arruolati nello studio KEYNOTE-564, il primo e unico studio clinico nella storia del trattamento del carcinoma renale ad aver dimostrato come l’immunoterapia dopo la nefrectomia riduca il rischio di sviluppare metastasi prolungando così la sopravvivenza. Tutto ciò si traduce concretamente nella possibilità di guarire i pazienti, assicurandogli una vita libera dal tumore. Lo studio KEYNOTE-564 rappresenta quindi una pietra miliare nell’oncologia, essendo il primo studio ad aver dimostrato come l’immunoterapia con pembrolizumab possa non solo curare ma anche aiutare a guarire dal tumore renale”.

“I risultati positivi di sopravvivenza globale del KEYNOTE-564 giungono a conferma dei dati di sopravvivenza libera da progressione, che hanno supportato l’approvazione di pembrolizumab per questa indicazione in tutto il mondo”, osserva Marjorie Green, Vicepresidente senior e Direttore di oncologia, sviluppo clinico globale, Merck Research Laboratories. “È il secondo studio di pembrolizumab che dimostra un beneficio significativo di sopravvivenza globale in uno stadio precoce di malattia, e questi nuovi risultati si aggiungono ai progressi che stiamo ottenendo negli stadi iniziali di malattia”.

Pembrolizumab è approvato come terapia adiuvante dei pazienti affetti da carcinoma a cellule renali negli Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e in altri Paesi del mondo sulla base dei dati di sopravvivenza libera da malattia dello studio KEYNOTE-564, che sono stati presentati per la prima volta all’ASCO Annual Meeting 2021.

Lo studio KEYNOTE-564
Il KEYNOTE-564 è uno studio di Fase III randomizzato, in doppio cieco che ha valutato pembrolizumab per il trattamento adiuvante dei pazienti affetti da carcinoma a cellule renali con malattia a rischio intermedio-alto, alto e M1 senza evidenza di malattia (NED) sottoposti a nefrectomia. L’endpoint primario è la sopravvivenza libera da malattia (DFS,) valutata dallo sperimentatore e gli endpoint secondari comprendono l’OS e il profilo di sicurezza. Lo studio ha arruolato 994 pazienti randomizzati 1:1 a ricevere pembrolizumab (200 mg endovenoso [IV] il giorno 1 di ogni ciclo di tre settimane per un massimo di 17 cicli) o placebo (soluzione salina IV il giorno 1 di ogni ciclo di tre settimane per un massimo di 17 cicli).

Il beneficio in sopravvivenza globale per i pazienti trattati con pembrolizumab è stato osservato nei sottogruppi principali, compresi i pazienti con malattia M0 (HR=0,63 [95% CI, 0,44-0,90]), M1 NED (HR=0,51 [95% CI, 0,15-1,75]), PD-L1 punteggio positivo combinato (CPS) <1 (HR=0,65 [95% CI, 0,31−1,38]) o CPS ≥1 (HR=0,62 [95% CI, 0,42−0,91]), e i pazienti con presenza (HR=0,69 [95% CI, 0,28−1,70]) o assenza (HR=0,57 [95% CI 0,39−0,84]) di caratteristiche sarcomatoidi. Tuttavia, lo studio non era disegnato per rilevare differenze statistiche tra i sottogruppi.

Il profilo di sicurezza di pembrolizumab è risultato coerente con quello osservato nei precedenti studi; non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi legati al trattamento (TRAEs) si sono verificati nel 79,1% dei pazienti (n=386) nel braccio pembrolizumab e nel 53,0% (n=263) di quelli nel braccio placebo. I TRAEs di grado 3-4 sono stati osservati nel 18,6% dei pazienti nel braccio pembrolizumab e nell’1,2% di quelli nel braccio placebo. Gli eventi avversi legati al trattamento che hanno causato l’interruzione di ogni terapia si sono verificati nel 18,2% dei pazienti nel braccio pembrolizumab e nello 0,8% dei pazienti nel braccio placebo. Non sono avvenuti decessi dovuti al trattamento.

30 Gennaio 2024

© Riproduzione riservata

Dazi sui farmaci. Trump annuncia tariffe dal 100% al 200% sui generici dal 2028
Dazi sui farmaci. Trump annuncia tariffe dal 100% al 200% sui generici dal 2028

“A partire dal primo agosto 2026, tutti i farmaci generici introdotti negli Stati Uniti continueranno ad avere un dazio pari allo zero per cento per un periodo di 2 anni,...

Obesità adolescenti. Arriva la prima Linea Guida sulla gestione terapeutica
Obesità adolescenti. Arriva la prima Linea Guida sulla gestione terapeutica

L’eccesso ponderale negli adolescenti è sempre stato associato alla sola questione di alimentazione e attività fisica. In realtà si tratta di una condizione complessa: entrano in gioco genetica, ambiente, metabolismo,...

Integratori alla moringa richiamati negli Usa per salmonella: allerta INFOSAN anche all’Italia
Integratori alla moringa richiamati negli Usa per salmonella: allerta INFOSAN anche all’Italia

Il Ministero della Salute fa sapere che la rete INFOSAN ha informato, in data 20 luglio 2026, i propri punti di contatto, compresa l’Autorità italiana, del richiamo di diversi integratori...

Processo non è sinonimo di non sano: tecnologie alimentari, matrice e il rischio di una semplificazione eccessiva
Processo non è sinonimo di non sano: tecnologie alimentari, matrice e il rischio di una semplificazione eccessiva

Nel dibattito sugli alimenti cosiddetti ultraprocessati, una delle sovrapposizioni più frequenti è quella tra “industriale” e “dannoso”. L’idea che il processo tecnologico, in quanto tale, rappresenti un fattore di rischio...