Un italiano ai vertici della ricerca nella radiologia interventistica mondiale

Un italiano ai vertici della ricerca nella radiologia interventistica mondiale

Un italiano ai vertici della ricerca nella radiologia interventistica mondiale
Sandro Rossi, presidente della Fondazione cura mini-invasiva tumori e direttore della Struttura Complessa di Medicina VI ed Ecografia interventistica dell’Irccs San Matteo di Pavia, è tra i 100 autori più citati nella letteratura scientifica in materia. In generale, l’Italia è seconda dopo gli Usa.

La radiologia nel mondo parla italiano. Sandro Rossi, presidente della ‘Fondazione cura mini-invasiva tumori’ e direttore della Struttura Complessa di Medicina VI ed Ecografia interventistica della Fondazione Policlinico San Matteo Irccs di Pavia, è tra i 100 autori più citati nella letteratura scientifica nel campo della radiologia tra il 1945 e il 2012. Come rileva un articolo pubblicato sul numero di settembre della più importante rivista americana del settore, l’American Journal of Roentgenology’.

Ma il successo della radiografia interventistica italiana non è da attribuirsi solo su Rossi. In generale, nella classifica dell’‘American Journal of Roentgenology’, il nostro Paese, con 10 articoli, è il secondo dopo gli Stati Uniti (57) per numero di studi che hanno ottenuto il maggior numero di citazioni. Seguono Germania (9), Francia (7) e Regno Unito (6).

Lo studio ha analizzato i lavori pubblicati sulle dodici principali riviste di radiologia, selezionate per impact factor (il parametro più utilizzato per valutare l’impatto di una pubblicazione) e valore storico, che hanno ricevuto il maggior numero di citazioni. Il prof. Rossi è stato il primo ricercatore al mondo ad aver pubblicato, nel 1996, uno studio sulla termoablazione a radiofrequenza nel tumore del fegato, una tecnica innovativa che ha aperto la via a un metodo rivoluzionario nel trattamento di questa neoplasia, alternativo rispetto alla chirurgia tradizionale.

Nella top 100 i due lavori che portano la firma di Rossi (oltre a quello del 1996, un altro del 1998) sono stati gli unici ad aver raddoppiato in pochi anni il numero di citazioni (passando da 259 a 515 e da 202 a 405).

“È un risultato prestigioso per la ricerca italiana che dimostra di saper competere a livello mondiale – spiega Rossi –. La termoablazione percutanea o intra-operatoria permette di eliminare le cellule malate in 10-15 minuti, con meno rischi e complicanze per i pazienti rispetto alla chirurgia tradizionale, che richiede di solito almeno 2 ore. Ogni anno in Italia circa 1500 persone sono operate con questa tecnica. Il tumore del fegato nel nostro Paese nel 2012 ha fatto registrare 12.800 nuove diagnosi ed è al terzo posto per mortalità nella fascia di età compresa fra i 50 e i 69 anni. In oltre il 90% dei casi insorge in persone colpite da cirrosi epatica. Con questa tecnica inoltre i pazienti possono tornare in poco tempo alle attività quotidiane perché non richiede tagli sulla pelle e viene eseguita in anestesia locale”.

 

01 Ottobre 2013

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