Un vaccino per proteggersi per sempre contro l’influenza

Un vaccino per proteggersi per sempre contro l’influenza

Un vaccino per proteggersi per sempre contro l’influenza
Un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute californiano e dell’olandese Crucell Vaccine Institute è riuscito ad ingegnerizzare degli antigeni stabili (‘mini-HA’) dalla regione che è il tallone d’Achille del virus influenzale. I mini-HA costituiranno il ‘cuore’ di un rivoluzionario vaccino antinfluenzale a lunga durata, da fare una sola volta nella vita, per essere protetti per sempre. A breve i test sull’uomo.

Vaccinarsi contro l’influenza una sola volta nella vita ed essere così protetti per sempre dalle insidie di questo tormentone invernale, che può provocare complicanze anche mortali.
E’ il sogno inseguito in anni di pazienti ricerche da un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute(TSRI) californiano, in collaborazione con il Crucell Vaccine Institute (ora noto come Janssen Prevention Center) di Leiden (Olanda).
 
E che non si tratti di un fuoco di paglia, ma di una speranza concreta, anche se ancora al di fuori della portata della realtà, lo dimostra il fatto che i risultati siano stati pubblicati online sulla prestigiosa rivista Science.
 
Negli ultimi anni, una serie di studi condotti dal TSRI, dalla Janssen e da altri istituzioni hanno dimostrato che alcune persone sono in grado di produrre anticorpi potenti, in grado di proteggere da diversi sottotipi di influenza contemporaneamente, perché vanno a colpire una regione particolare del virus antinfluenzale, che ha la caratteristica di non mutare rapidamente. Purtroppo questi ‘anticorpi ampiamente neutralizzanti’ (bnAbs) sono rari, come le persone che li producono spontaneamente.
 
Ma il sogno di poter mettere a punto un vaccino in grado di sollecitarne la produzione, non ha mai abbandonato i ricercatori californiani e i loro colleghi dall’altra parte dell’Oceano. E adesso i risultati di questo lavoro si cominciano a vedere.
 
 
Dopo vari tentativi infatti, gli scienziati hanno infatti finalmente individuato un possibile obiettivo: la cosiddetta regione ‘stem’ dell’emoagglutinina (HA), una proteina di superficie del virus influenzale.
L’HA è presente in tutti i sottotipi del virus influenzale e fornisce il macchinario chiave che consente al virus di penetrare nelle cellule. E la regione ‘stem’, che connette il virus alle cellule, gioca un ruolo fondamentale in questo processo.
 
 
“Se l’organismo riesce a mettere in campo una risposta immunitaria contro la regione ‘stem’ dell’HA – afferma Ian Wilson, Professore di Biologia Strutturale e direttore del Dipartimento Integrative Structural and Computational Biology del TSRI –  è difficile che il virus riesca a sfuggire”.
 
 
Per mettere a punto anticorpi diretti contro la regione ‘stem’ HA, i ricercatori sono dunque andati a studiare in dettaglio la struttura del virus influenzale e in particolare il sito di riconoscimento universale dell’anticorpo ampiamente protettivo CR9114, nella regione ‘stem’ HA. Quindi hanno provveduto a progettare, produrre e testare un candidato vaccino.
 
L’idea alla base di tutto questo lavoro era infatti quella di riuscire ad utilizzare la versione sintetica dello ‘stem’HA in un vaccino capace di ‘insegnare’ all’organismo a produrre anticorpi potenti contro vari ceppi di virus influenzali.
 
 
Superata anche questa fase, gli scienziati sono andati a studiare la risposta ad una serie di candidati immunogeni in vari animali da esperimento, dai topi alle scimmie. In questo modo si è riusciti ad individuare un immunogeno particolarmente stabile, in grado di evocare una risposta anticorpale capace di legare l’HA di vari sottotipi influenzali, compresi i ceppi H5N1 (influenza ‘aviaria’).
 
 
“Era la prova che cercavamo – afferma Wilson – I nostri esperimenti hanno dimostrato che gli anticorpi prodotti contro un sottotipo influenzale, sono in grado di proteggere anche contro altri sottotipi”.
 
 
Gli scienziati hanno dunque studiato la struttura di questo immunogeno, ricorrendo a varie tecniche di imaging, quali la microscopia elettronica e la cristallografia a raggi X. In questo modo sono riusciti a dimostrare che il candidato immunogeno più proteggente (‘mini-HA’) era quello che mimava da vicino la regione ‘stem’HA, in quanto induceva la produzione di anticorpi diretti proprio contro la ‘vera’ regione ‘stem’HA dei virus, in pratica il loro tallone d’Achille.
 
 
 
“Questo studio – concludeWilson – dimostra che stiamo andando nella giusta direzione verso un vaccino antinfluenzale universale”.
 
 
Tutto è pronto dunque per l’ultima fase di questa complessa catena di esperimenti: i test sull’uomo. Il sogno, che sembra ormai a portata di mano, è quello di realizzare un vaccino anti-influenzale ‘a lunga durata’. Forse addirittura vita natural durante.
 
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

26 Agosto 2015

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