Vent’anni di Legge 219. Donatori asse portante del sistema, con numeri in crescita nonostante la denatalità. Intervista a Oscar Bianchi

Vent’anni di Legge 219. Donatori asse portante del sistema, con numeri in crescita nonostante la denatalità. Intervista a Oscar Bianchi

Vent’anni di Legge 219. Donatori asse portante del sistema, con numeri in crescita nonostante la denatalità. Intervista a Oscar Bianchi
Volontarietà, gratuità e responsabilità sono i principi che fondano il sistema sangue italiano, riconosciuto dalla legge 219/2005 come modello di collaborazione tra istituzioni sanitarie e associazioni di donatori. Il presidente di Avis, Oscar Bianchi, evidenzia i risultati raggiunti dal sistema trasfusionale grazie anche alle associazioni, il valore civico, umano e preventivo della donazione e le sfide future del sistema.

I donatori di sangue e plasma sono elemento essenziale del sistema trasfusionale. La pubblica opinione se ne rende conto soprattutto in estate, quando gli allarmi di carenza sangue e gli appelli a donare si moltiplicano da una Asl a un’altra, da una struttura a un’altra. Appelli alle coscienze dei cittadini, perché la donazione è volontaria, non remunerata e non rimborsata. È un dono.

Per far crescere la consapevolezza sull’importanza di questo gesto, già dal primo dopoguerra nacquero le prime associazioni di volontariato per la raccolta di sangue. Tuttavia, è solo con la legge 219/2005 che queste associazioni, nel tempo cresciute, sono state riconosciute come partner istituzionali del Servizio Sanitario Nazionale. “A lungo le associazioni di volontariato sono state considerate solo una risorsa a cui ricorrere nel momento di necessità”, spiega il presidente nazionale dell’Avis, Oscar Bianchi. “Nel frattempo, però, le associazioni crescevano, acquisivano competenze e si strutturavano, dimostrando di poter garantire, con certezza, competenze, professionalità e affidabilità nel processo di raccolta di sangue. Hanno inoltre mostrato una solida capacità di interlocuzione con le istituzioni e la politica, cioè di poter contribuire alla definizione di azioni strategiche per il sistema trasfusionale. Questo processo di qualificazione ha portato al riconoscimento delle associazioni, che oggi sono partner e pilastro del Sistema Nazionale Sangue, garantendo la disponibilità di sangue secondo criteri di sicurezza, in una logica di responsabilità e azione civica”.

In particolare, il comma 2 dell’articolo 1 della legge 219 stabilisce che “La donazione di sangue e di emocomponenti è volontaria, periodica, gratuita, anonima, consapevole e responsabile e avviene anche attraverso le associazioni e le federazioni dei donatori di sangue”, mentre l’art. 2, comma 1, riconosce alle associazioni un ruolo attivo nella programmazione, promozione, raccolta e gestione della donazione, in collaborazione con le strutture pubbliche.

Il presidente Avis, Oscar Bianchi, sottolinea come le associazioni di donatori, e in particolare Avis, abbiano mostrato tutta la loro capacità e importanza soprattutto in occasione della pandemia di Covid, esplosa nel 2020 ma che ha segnato il paese per oltre due anni. “In quel periodo, le associazioni di volontariato del sangue hanno lavorato alla raccolta di sangue in modo veramente preponderante e decisivo, dal momento che le aziende ospedaliere avevano interrotto le attività ordinarie spostando tutte le proprie energie nella gestione straordinaria dell’emergenza Covid. Avis, invece, ha continuato ad operare, garantendo la raccolta del sangue dentro le proprie strutture e quindi l’autosufficienza del Ssn e la possibilità di effettuare gli interventi chirurgici”.

Il popolo dei donatori di sangue, come accennato, è composto però da persone che decidono volontariamente, gratuitamente e in modo anonimo di sottoporsi al prelievo del proprio sangue. È dunque evidente come questo atto di generosità sottenda una forte consapevolezza dell’importanza di donare e una chiara conoscenza del processo di donazione. Oltre alla raccolta di sangue, le associazioni svolgono quindi un capillare e approfondito lavoro di informazione e sensibilizzazione tra i cittadini, allo scopo di mantenere costante e fare anche crescere il numero di donatori. Un impegno costante e necessario anche per compensare l’uscita di coloro che smettono di donare per raggiunti limiti di età, per l’insorgenza di patologie o per altre ragioni personali. “Cerchiamo di coinvolgere i giovani, ma non solo”, spiega Bianchi. “La natalità nel nostro Paese è in continuo calo, ridotta dagli oltre 800mila nati all’anno negli anni ’70-’80 a meno di 400mila nel 2024. Da una parte, quindi, si è dimezzata la coorte di potenziali donatori, dall’altra aumentano i bisogni e la popolazione anziana, che ha anche maggiori necessità di carattere sanitario. La parola d’ordine, quindi, è reclutare nuovi donatori, meglio se giovani ma non esclusivamente”.

Nonostante le difficoltà, l’attività di Avis sta portando importanti risultati. “Lo scorso anno siamo riusciti non solo a reclutare 170mila nuovi donatori a fronte di 150mila uscite, ma circa la metà di questi nuovi donatori aveva meno di 30 anni”. Avis è la più l’associazione di donatori che conta più iscritti in Italia, con oltre 1 milione di donatori attivi.

Il principio di volontarietà e gratuità della donazione, per il presidente Avis, non è soltanto un valore irrinunciabile, ma anche un fattore di stimolo per i cittadini. “Spesso riscontriamo che la donazione non è vista tanto come qualcosa che si offre all’altro, ma come un bisogno del donatore stesso. Credo che in una società che tende a standardizzare tutti i processi, tutte le abitudini e anche tutte le persone, l’individuo sia alla ricerca della propria identità e della propria personalità. Donare il sangue fa sentire la persona protagonista di qualcosa di giusto, fatto attraverso un’azione concreta. Sei tu che scendi in campo, che offri qualcosa di tuo, doni e lo fai per l’altro ma anche per te. Il fatto di poter aiutare qualcuno diventa un elemento qualificante ma forse non il più importante”.

In Italia, peraltro, il divieto di qualsiasi forma di remunerazione, diretta o indiretta, è stato introdotto con la Legge 107/1990 (poi rafforzato dalla Legge 219/2005), ben prima che la Direttiva 2002/98/CE lo rendesse un principio condiviso in Europa. “Vedere questi valori riconosciuti anche dalla Comunità europea per noi è una vittoria ed è qualcosa che vogliamo continuare ad alimentare e tenere vivo”.

Il presidente Avis ricorda, inoltre, che la donazione di sangue ha un ulteriore valore strategico per il Ssn e per il cittadino. “Nel momento della donazione, il cittadino ha la possibilità di vedere monitorato il proprio stato di salute e di essere informato nel caso in cui, dagli esami del suo sangue nel corso dei controlli, dovesse emergere qualcosa di anomalo. Questo è un ulteriore beneficio per il donatore ma, al tempo stesso, è anche un’occasione per il Ssn di puntare sulla prevenzione”.

Guardando al futuro, l’obiettivo principale, per il presidente Bianchi, è “raggiungere nel più breve tempo possibile l’autosufficienza di plasma – e di conseguenza dei prodotti plasmaderivati -, oltre che continuare a garantire l’autosufficienza nazionale di sangue, che non dobbiamo mai dare per scontata perché, come ci ha insegnato il Covid, basta un attimo per mettere in discussione e in difficoltà l’intero sistema”. Sui prodotti plasmaderivati, l’attenzione del presidente Avis è alta anche in considerazione delle “dinamiche economiche, commerciali e di concorrenza a cui sono associati. Mi riferisco ai dazi che gli Stati Uniti stanno imponendo sull’esportazione e l’importazione di prodotti farmaceutici, tra cui i plasmaderivati, ma anche ai margini di guadagno delle aziende del settore. Dobbiamo raggiungere l’autosufficienza di plasma il prima possibile, per poter definitivamente emancipare l’attività trasfusionale italiana da ogni modello e logica di mercato”.


Lucia Conti

Lucia Conti

11 Novembre 2025

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