Cgia Mestre: “Al nuovo Governo spetterà una manovra da almeno 18,5 mld. In pochi mesi si dovrà recuperare oltre un punto di Pil”

Cgia Mestre: “Al nuovo Governo spetterà una manovra da almeno 18,5 mld. In pochi mesi si dovrà recuperare oltre un punto di Pil”

Cgia Mestre: “Al nuovo Governo spetterà una manovra da almeno 18,5 mld. In pochi mesi si dovrà recuperare oltre un punto di Pil”
In particolare, bisognerà recuperare 12,4 mld per sterilizzare l’aumento dell’Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 mld al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal “Six pack” e, infine, ulteriori 2,6 mld per “coprire” una serie di spese non differibil. "Dopo l’ubriacatura sugli effetti positivi della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”.

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia, il nuovo Governo dovrà predisporre entro la fine di quest’anno una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva, per correggere i nostri conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate.

In particolare, bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l’aumento dell’Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 miliardi che l’Unione europea ci sta per chiedere, al fine di perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto “Six pack” e, infine, ulteriori 2,6 miliardi per “coprire” una serie di spese non differibili.
 

“Purtroppo – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – l’entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese. Dopo l’ubriacatura che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil”.
 
La Cgia tiene inoltre a precisare che il peggioramento dello 0,4 per cento del nostro rapporto deficit/Pil, registrato nei giorni scorsi dall’Istat e ascrivibile al salvataggio pubblico delle due banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, non ha alcun impatto sui conti pubblici degli anni a venire in quanto è una misura una tantum relativa al 2017.
 
Le voci che costituiscono la manovra
"Nel caso non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro – spiega la Cgia – dal 1 gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10 per cento, salirebbe all’11,5 per cento; altresì, quella attuale del 22 per cento schizzerebbe addirittura al 24,2 per cento. Per quanto concerne gli impegni presi con Bruxelles, così come previsto dal 'Six pack', nel 2017 ci era stata chiesta una riduzione del rapporto deficit/Pil dello 0,5 per cento. Alla luce degli eventi sismici che hanno colpito il centro Italia e ai problemi legati ai flussi migratori provenienti dal Nord Africa, alla fine la Commissione Europea ha ridotto l’entità della richiesta allo 0,16 per cento del Pil (manovra correttiva di giugno 2017 da 1,6 miliardi di euro) .
 
"A consuntivo, tuttavia, sembrerebbe esserci uno scostamento di 0,5 punti percentuali rispetto alla correzione richiesta, anche perché è aumentata ancora la nostra spesa pubblica. Pertanto, l’Unione europea starebbe per chiederci una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro. Infine, entro la fine del 2018 bisognerà trovare circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese 'indifferibili' e altri 140 milioni per evitare l’aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019".
 
“Sebbene l’anno scorso abbiamo toccato il record di crescita degli ultimi 7 anni – ricorda il Segretario della Cgia Renato Mason – comunque siamo quelli che nella Ue sono cresciuti meno. Secondo le previsioni di Bruxelles questa tendenza continuerà anche nel biennio 2018-2019: saremo il paese europeo con la crescita economica più contenuta. Quest’anno, in particolare, l’aumento del Pil sarà dell’1,5 per cento per scendere all’1,2 per cento nel 2019. Nonostante la congiuntura internazionale sia positiva l’Italia fatica a crescere, trascinandosi tutti i problemi che ci affliggono ormai da più decenni”.

07 Aprile 2018

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