Dal “modello Ferrero” un invecchiamento di successo: diminuiti ricoveri, accessi al Ps e utilizzo dei farmaci

Dal “modello Ferrero” un invecchiamento di successo: diminuiti ricoveri, accessi al Ps e utilizzo dei farmaci

Dal “modello Ferrero” un invecchiamento di successo: diminuiti ricoveri, accessi al Ps e utilizzo dei farmaci
Aumenta anche l’attenzione alla prevenzione, con una conseguente riduzione del costo sanitario per singolo individuo. Questi i risultati di uno studio prospettico iniziato nel 2010 e svolto in collaborazione con l’Asl Cn2 Alba-Bra che mostrano come il modello sperimentato dalla Fondazione Ferrero da 34 anni riesca a combattere efficacemente  l’invecchiamento

È possibile trasformare gli anziani da problema a risorsa? È la domanda alla base della tre giorni in corso alla Fondazione Ferrero di Alba. “Invecchiamento di successo: ageing opportunities”, questo il titolo del convegno, propone discussioni a tutto tondo sulle sfide che la longevità pone.


 


Che il mondo stia invecchiando è un fatto e l’Italia purtroppo non fa eccezione: nel 2050 secondo l’Ocse nel nostro Paese ci saranno 74 over 65 per ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni, mentre nel 2025 i centenari saranno 500 mila (erano 250 nel 1948 e 150 mila nel 2015).
Riuscire a passare da una visione che relega l’anziano a anello debole della società a una che lo consideri una risorsa strategica potrebbe rappresentare l’inizio di una rivoluzione epocale nel campo della salute e dell’assistenza sanitaria, con ricadute positive sulla produttività dei singoli nel mercato del lavoro e all’interno della propria famiglia.
 
Un “modello da Alba”
La Fondazione Ferrero sta sperimentando da 34 anni un modello che mira a un invecchiamento attivo e “di successo”, basato sul mantenimento della buona salute, ma anche sulla partecipazione e il coinvolgimento nella vita sociale e il mantenimento della propria soddisfazione personale, sia in ambito lavorativo sia nel privato. “Abbiamo oltre 40 gruppi di attività svolte dagli anziani per gli anziani – spiega Ettore Bologna, responsabile delle attività mediche e socio assistenziali della Fondazione Ferrero – la medicina, da sola, non può combattere l’invecchiamento. Noi cerchiamo di vincere la solitudine e mantenere attivi i nostri anziani”.
 
E i risultati sono sorprendenti: secondo uno studio prospettico iniziato nel 2010 e svolto in collaborazione con l’Asl Cn2 Alba-Bra, gli Anziani Ferrero (persone con almeno 25 anni di lavoro in Ferrero e a cui la Fondazione rivolge le proprie attività) hanno evidenziato un minor numero di ricoveri ospedalieri, di accessi al Pronto Soccorso e un limitato uso di farmaci rispetto al gruppo di controllo (persone dell’Asl con la stessa età). I protagonisti di un invecchiamento attivo sarebbero inoltre più attenti alla prevenzione, con una conseguente riduzione del costo sanitario per singolo individuo.


 


A partire da questi risultati preliminari, la Fondazione albese ha siglato un accordo – della durata di sette anni – con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con il Policlinico Gemelli di Roma per un protocollo di ricerca che partirà tra pochi mesi, a inizio 2018, per verificare e implementare il modello di invecchiamento attivo proposto.
 
Le attività della Fondazione mirano infatti a migliorare la qualità della vita degli anziani attraverso la convivialità e la valorizzazione del capitale sociale dei singoli, puntando sulla creatività e il coinvolgimento continuo, per allontanare lo spettro della chiusura in se stessi.
 
Longevità: quali sfide. Per evitare la “tempesta perfetta”, come l’ha definita il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi, intervenuto al convegno, serve una nuova governance per il sistema sanitario nazionale, che dia maggior spazio alla prevenzione e all’intervento precoce, che miri a coinvolgere e insieme responsabilizzare i cittadini e che preveda la riorganizzazione dell’erogazione delle prestazioni sanitarie. “Riusciremo a governare la tempesta solo con la collaborazione di tutti i diversi attori della sanità, istituzioni, dirigenti, medici, mondo politico, pazienti e industria – è il cavallo di battaglio del numero 1 dell’Iss – Siccome tutti sono portatori di visioni diverse, il punto comune deve essere perseguire azioni basate sull’evidenza scientifica e finalizzate a aumentare il valore per il paziente”.
 
Il presidente dell’Inps Tito Boeri, collegato a Alba in audioconferenza, ha invece acceso i riflettori sull’importanza della formazione sul posto di lavoro, indispensabile per mantenere alta la produttività anche tra gli anziani: “Serve per acquisire nuove competenze, ma permette anche ai più esperti di tramandare il loro sapere ai più giovani, aspetti spesso trascurati in Italia”.
 
Le sfide sul piatto sono tante e il modello proposto dalla Fondazione Ferrero può essere una soluzione. Anche se, come è ben conscio Bologna, “noi siamo un microcosmo, un ambiente molto protetto e difficilmente il nostro modello è esportabile su una scala più vasta. Tuttavia, per noi è estremamente importante creare dibattito e stimolare la riflessione su questi temi”.
 
Michela Perrone

Michela Perrone

10 Novembre 2017

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