Diritto alla Salute. Mons. Russo (Cei): “Senza etica non c’è sistema che tenga; senza società non c’è nemmeno salute”

Diritto alla Salute. Mons. Russo (Cei): “Senza etica non c’è sistema che tenga; senza società non c’è nemmeno salute”

Diritto alla Salute. Mons. Russo (Cei): “Senza etica non c’è sistema che tenga; senza società non c’è nemmeno salute”
L’intervento del segretario della Cei in occasione del convegno promosso al Cottolengo di Torino sul tema “La Salute è ancora un diritto esigibile?”. Tra i relatori il consulente per la direzione del Cottolengo, Gian Paolo Zanetta, ex Dg della Città della Salute di Torino, per il quale “l’Italia e, ancor più l’Europa deve puntare ad una più ampia coesione sociale, per evitare che aumenti inesorabilmente la base di coloro che non si potranno curare per problemi economici”. GLI INTERVENTI AL CONVEGNO

“L’accesso alle cure sanitarie sta diventando un privilegio per pochi, le liste di attesa sono più lunghe per la diminuzione di professionisti, i ticket di compartecipazione in aumento”. E se “nessuno ha la bacchetta magica per risolvere questioni così grandi”, va comunque “ribadito che senza etica non c’è sistema che tenga; senza società, senza un gruppo, nel quale l’uomo può definirsi e riconoscersi, non c’è nemmeno salute”. Lo ha affermato Mons. Stefano Russo, Segretario Generale Cei, partecipando lunedì scorso, a Torino, al convegno promosso al Cottolengo da titolo “La Salute è ancora un diritto esigibile?”.

Tra i relatori il consulente per la direzione del Cottolengo, Gian Paolo Zanetta, ex Dg della Città della Salute di Torino, che ha evidenziato come “faremo sempre più fatica a sostenere sistemi che garantiscano assistenza e cura a chi non ha risorse per farlo da sé e sistemi universalistici nei quali l’interesse pubblico all’aiuto sia difeso come valore irrinunciabile”. Per Zanetta, allora, “l’Italia e, ancor più l’Europa deve puntare ad una più ampia coesione sociale, per evitare che aumenti inesorabilmente la base di coloro che non si potranno o non vorranno curarsi per problemi economici”.

Padre Carmine Arice – Superiore generale della Piccola Casa della divina Provvidenza di Torino, ricorda “già ai tempi del Cottolengo la salute non era un diritto esigibile per tutti. La storia della Piccola Casa vede proprio agli inizi un caso di malasanità a cui il Cottolengo dovette assistere impotente: la morte di una donna gravida e infetta non ammessa negli ospedali cittadini del tempo. Muore sotto gli occhi del marito e dei figli e del canonico Cottolengo che assiste impotente alla scena. Comprendiamo dunque – sottolinea Padre Carmine Arice – perché il Santo torinese abbia voluto una Casa per ‘quanti non sono ammissibili in alcun venerando ospedale’”.

Mariella Enoc, Presidente Ospedale Bambin Gesù di Roma, ha quindi spiegato come “controllo e trasparenza” siano “criteri essenziali e direi imprescindibili per una corretta conduzione delle Opere”. Laddove “essere trasparente ovviamente non significa non dire le bugie. Essere trasparente vuol dire mettere in atto un percorso di comunicazione, non soltanto dall'alto al basso, ma soprattutto dal basso verso l'alto”. Per Enoc è dunque “necessario comprendere la società di oggi, i bisogni di oggi, comprendere dove il nostro carisma può incidere meglio e può dare un frutto maggiore”.

21 Febbraio 2019

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