Il cancro potrebbe proteggere dallo sviluppo del morbo di Alzheimer. Tutto grazie ad una proteina

Il cancro potrebbe proteggere dallo sviluppo del morbo di Alzheimer. Tutto grazie ad una proteina

Il cancro potrebbe proteggere dallo sviluppo del morbo di Alzheimer. Tutto grazie ad una proteina

Uno studio pubblicato su Cell e svolto sui topi mostra come la proteina cistatina C, prodotta dalle cellule tumorali, possa penetrare nella barriera emato-encefalica e generare "miglioramenti" nella malattia di Alzheimer. 

Da decenni tra gli scienziati circola un’interessante consapevolezza: molto raramente cancro e malattia di Alzheimer si riscontrano nella stessa persona. I dati “a favore” di questa constatazione sono talmente evidenti, che l’ipotesi che una condizione possa in qualche modo “proteggere” dall’altra si è fatta strada anche sui tavoli di ricerca.

Ora uno studio pubblicato su Cell e svolto sui topi, sembra fornire una soluzione a questo mistero: c’è una proteina, prodotta dalle cellulare tumorali, che si infiltra nel cervello e aiuta a scomporre gli aggregati di proteine “misfolded” (ovvero letteralmente “mal piegate”) che sono spesso associati con il morbo di Alzheimer. Una scoperta che, in potenza, potrebbe aiutare e velocizzare la ricerca di un farmaco contro l’Alzheimer.

Una meta analisi del 2020, su dati da 9,6 milioni di persone, aveva rilevato che una diagnosi di cancro era associata ad una riduzione dell’11% dell’incidenza del morbo di Alzheimer. Ovviamente, i ricercatori hanno dovuto tenere conto di una serie di fattori esterni: per esempio la mortalità del cancro, che spesso impedisce al paziente di invecchiare abbastanza da sviluppare i sintomi di Alzheimer, oppure alle conseguenze di alcuni trattamenti anti-cancro, che causano difficoltà cognitive che potrebbero confondere una diagnosi di Alzheimer.

Nel corso degli anni, tuttavia, i dati sono diventati abbastanza convergenti da convincere Youming Lu, neurologo presso l’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong a Wuhan, in Cina, ad analizzare più da vicino la biologia alla base di questa tendenza.

I ricercatori hanno trascorso sei anni nel cercare di modellare le due condizioni nei topi. Si è deciso di impiantare tre tipi di tumore (polmone, prostata e colon) su topi con Alzheimer. Tutti i topi affetti da cancro non hanno sviluppato le placche cerebrali tipiche di Alzheimer. Da un’analisi più approfondita sulle proteine secrete dalle cellule tumorali, in cerca di quelle in grado di penetrare la barriera emato-encefalica, si è arrivati ad una sola: la cistatina C.

La cistatina C si lega alle molecole che compongono le placche cerebrali del morbo di Alzheimer e questa interazione attiva la proteina TREM2, presente su cellule immunitarie cerebrali, che quali degradano le placche. Nei topi, questa operazione è stata associata a un miglioramento delle prestazioni cognitive. È probabile che la barriera emato-encefalica si indebolisca nelle persone con Alzheimer, rendendo più semplice per una proteina come la cistatina C penetrare. Se i risultati dovessero confermarsi anche negli esseri umani, la strada per nuove terapie sarebbe più semplice.

risultati contrastanti, afferma. Ma questo non significa che sia un vicolo cieco. “Ci vorrà un cocktail di farmaci per curare l’Alzheimer”, afferma. “Non esisterà una soluzione miracolosa”.

G. F.

27 Gennaio 2026

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