Questa è una storia di ordinaria politica sanitaria regionale, tanto ordinaria quanto inappropriata, e di una altrettanto ordinaria carenza della funzione di controllo da parte del livello centrale.
Nell’ambito del PNRR è stata prevista una specifica linea di investimento per la effettuazione di interventi antisismici sulle strutture ospedaliere. Si tratta della linea progettuale M6C2 1.2 “Verso un ospedale sicuro e sostenibile”, integrati con i fondi del Piano Nazionale per gli investimenti complementari (PNC). Il PNC, approvato con decreto-legge n. 59 del 6 maggio 2021, convertito con modificazioni dalla Legge n. 101 del 1° luglio 2021 è nato con lo scopo di integrare, tramite risorse nazionali, gli interventi del PNRR per gli anni dal 2021 al 2026. Il PNRR così descrive il senso di questa misura: “L’investimento mira a delineare un percorso di miglioramento strutturale nel campo della sicurezza degli edifici ospedalieri, adeguandoli alle vigenti norme in materia di costruzioni in area sismica.” Nel complesso sono stati destinati a questo scopo 638 milioni del PNRR e 1.450 del PNC.
La Regione Marche decise in un primo tempo con la DGR 868 del 30 luglio 2021 (Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003 – Approvazione piano dei fabbisogni di edilizia sanitaria per interventi di adeguamento sismico e antincendio, ammodernamento, ristrutturazione e sostituzione di strutture ospedaliere della Regione Marche), dopo puntuale istruttoria a sostegno del percorso, gli interventi da effettuare per l’adeguamento al rischio sismico delle strutture ospedaliere delle Marche. Nell’Allegato A alla Delibera vengono elencati gli interventi sugli stabilimenti ospedalieri di Urbino, Senigallia, Civitanova Marche, Pergola, Fano, Ascoli Piceno e la sede di Torrette dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona e sui due ospedali di comunità di Fossombrone e Cagli. Tutti interventi finanziati con i fondi del PNRR e del PNC (rispettivamente 14,81 3e 33,61 milioni di euro) a sostegno della linea progettuale “ Verso un ospedale sicuro e sostenibile”. Per ognuna delle strutture elencate l’Allegato quantificava la superficie che necessita di adeguamento/miglioramento sismico e qual era al momento il livello di progettazione cui si era arrivati. Nello stesso allegato si riportava l’intervento per una “nuova palazzina tecnologica” dell’Ospedale di Ascoli Piceno finanziata con altri 18 milioni di fondi europei (POR-FESR 2011-2027). Da segnalare l’anomalia dell’inserimento di due ospedali di comunità nell’elenco delle strutture destinatarie dei fondi per l’adeguamento sismico.
Queste scelte si ritrovano nel Masterplan di Edilizia Sanitaria e Ospedaliera della Regione Marche approvato nella stessa data, 30 luglio 2021, con la DGR 967. Nello stesso Masterplan si citava tra gli interventi da realizzare la realizzazione presso l’Ospedale di Fabriano di una palazzina funzionale all’emergenze sanitarie, finanziata con i fondi per la ricostruzione post sisma.
Nel Masterplan di edilizia sanitaria e ospedaliera dell’anno successivo (Masterplan di cui alla DGR 140 del 14 febbraio 2022) la Regione Marche cambia idea e i fondi per la sicurezza sismica cambiano a loro volta destinazione: non ci sono più i fondi per gli ospedali di comunità di Fossombrone e Cagli e quelli per gli ospedali di Urbino, Fano, Senigallia e Civitanova Marche vengono destinati a fare in ognuna di queste sedi una palazzina per le emergenze. Queste le motivazioni. Per Cagli e Fossombrone si è optato “per concentrare le risorse sulle strutture proposte prevedendo prioritariamente nuovi edifici al fine di ottenere strutture adeguate sismicamente.” Per i 4 ospedali citati si è lasciata “invariata la destinazione nei vari plessi, sostituendo una serie di interventi previsti nei padiglioni ospedalieri , dove da una prima verifica sarebbe risultato impossibile raggiungere l’adeguamento sismico, con la costruzione di nuovi edifici isolati sismicamente dove verranno trasferite le funzioni strategiche con il duplice vantaggio di avere nuove strutture adeguate sismicamente, funzionanti in caso di sisma, senza interrompere le attività in essere.” Per Pergola invece “si è verificata la possibilità del raggiungimento dell’adeguamento sismico mantenendo e adeguando l’attuale struttura”.
Proviamo a ricapitolare: i fondi del PNNR e del PNC destinati all’adeguamento sismico degli ospedali sono stati in larga misura destinati dalla Regione Marche alla costruzione di nuove palazzine per l’emergenza, fondi che poi la Regione ha trovato il modo di integrare, ma in ogni caso in tutti i quadri economici dei diversi progetti figura come fonte di finanziamento primaria il PNRR assieme al PNC. Questo finanziamento è stato per la Regione Marche una sorta di cavallo di Troia per avviare la costruzione di queste palazzine al di fuori di un quadro programmatorio che la giustificasse. Si tenga al riguardo conto che quelle palazzine nei progetti che poi sono stati avviati sono diventate la sede di tutto il (o parte del) Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) dell’ospedale e che nelle Marche al momento ci sono 13 ospedali con DEA (tra cui i quattro delle nuove palazzine) e cioè 3 di troppo rispetto a quanto previsto dal DM 70. Quindi si è avviata la costruzione di nuove strutture DEA in una Regione che dovrebbe ridurle. Si aggiunga inoltre che:
- tutti i progetti delle nuove palazzine dell’emergenza (le quattro più volte citate più quella di Fabriano, mentre di quella di Ascoli Piceno non si parla più) sono diversi come logica strutturale e organizzativa e quindi come funzioni ospitate (ad esempio qualcuna ha dentro cardiologia e UTIC e qualcuna no e varia il numero di posti semintensivi), non avendo alle spalle un documento tecnico unico di riferimento;
- il coinvolgimento dei professionisti è stato praticamente nullo;
- vengono in alcuni progetti aumentati i posti letto critici (di terapia intensiva e semintensiva, compresi quelli di medicina d’urgenza) attualmente a disposizione negli stessi ospedali in una Regione che ha già oggi gravi carenze sia di personale medico specializzato nelle discipline interessate che di infermieri.
Non credo proprio che la rete ospedaliera della Regione Marche alla fine di questo percorso sarà più sicura e sostenibile. Temo purtroppo il contrario.