Salute mentale. Meno posti letto ospedalieri ma ancora poche le strutture territoriali. Il rapporto

Salute mentale. Meno posti letto ospedalieri ma ancora poche le strutture territoriali. Il rapporto

Salute mentale. Meno posti letto ospedalieri ma ancora poche le strutture territoriali. Il rapporto
Il quadro completo, Regione per Regione, lo dà il quaderno della Società italiana di epidemiologia psichiatrica “La Salute Mentale nelle Regioni. Analisi dei trend 2015-2017”, che basandosi sui dati forniti dal ministero della Salute fornisce un quadro dettagliato del sistema di cura per la salute mentale nelle diverse Regioni italiane. LO STUDIO.

Tra il 2015 e il 2017 la situazione dell’epidemiologia psichiatrica nelle Regioni è rimasta spesso invariata, ma molte hanno accentuato alcuni punti di forza, molte altre invece, criticità.

Il quadro completo, Regione per Regione, lo dà il quaderno della Società italiana di epidemiologia psichiatrica “La Salute Mentale nelle Regioni. Analisi dei trend 2015-2017”, che basandosi sui dati forniti dal ministero della Salute fornisce un quadro dettagliato del sistema di cura per la salute mentale nelle diverse Regioni italiane.

Ad esempio – ogni regione ha ovviamente i suoi aspetti di debolezza e di forza visibili nelle schede realizzate per lo studio: qui si riportano solo esempi limite  – il Friuli-Venezia Giulia ha il tasso più basso d‘Italia di TSO (3,5 / 100.000), con una variazione % rispetto al valore di riferimento nazionale pari a -76,9%.

Questo è un punto di forza, e negli schemi disegnati è indicato con due frecce verso il basso (perché la variazione è compresa tra il 51 e il 100%) che segnalano un tasso significativamente inferiore di TSO.

Come strutture territoriali il punto di forza maggiore è quello del Veneto che registra una crescita di oltre il 170 per cento.

La regione che utilizza di più antipsicotici (punto di debolezza) è il Lazio che registra un aumento del +210,5 per cento.

Il Molise registra un aumento (punto di forza) del +132,8% di accessi nelle strutture territoriali, mentre il Piemonte ha un forte punto di debolezza nell’aumento del 118% delle dimissioni con diagnosi psichiatrica.

In Valle d’Aosta l’aumento del +219,6% dei posti letto residenziali è considerata un punto di debolezza (tre frecce negative), mentre in Lombardia è positivo l’aumento del +37% della durata media del trattamento residenziale.

Anche a Bolzano non va l’aumento del +154,8% delle dimissioni con diagnosi psichiatrica, mentre a Trento è positivo l’aumento della spesa per la salute mentale del +114,4 per cento.

Anche la Liguria ha il dato negativo di un aumento del +196,8% dei posti letto residenziali, mentre l’Emilia-Romagna va meglio sulla riduzione del -60,8% del trattamento con antipsicotici.

In Toscana positivo è il dato relativo alla disponibilità di strutture territoriali (+110,4%) e semiresidenziali (+118,0%), ma in Umbria è negativo (+111,5%) il numero di accessi medi in strutture semiresidenziali per utente.

Nelle Marche non va bene l’aumento dei posti letto residenziali del 116,9% mentre in Abruzzo è positiva la durata media del trattamento residenziale in diminuzione del 70,7 per cento.

In Campania invece (punto di forza) è in riduzione del -88,2% la presenza in strutture residenziali, mentre in Puglia va bene la riduzione del -54,7% delle dimissioni con diagnosi psichiatrica per 100.000 abitanti.

In Basilicata è positivo (+311,6%) il numero di ammessi in strutture residenziali ogni 100.000 abitanti e in Calabria lo è (+175,4%) la percentuale di contatti entro 14 giorni dalla dimissione.

In Scilia non va bene l’aumento della durata media del trattamento residenziale (+147,2%) e in Sardegna – la Regione con più punti di debolezza rispetto a quelli di forza) non va la riduzione delle strutture territoriali (-52,1%) che si affianca a uno degli unici due dati positivi: la riduzione dei posti letto ospedalieri del -38,1 per cento.

Per ciascuna Regione viene riportato il valore a 29 indicatori strutturali e funzionali, indicando eventuali variazioni rispetto all’anno 2015 e tutti gli indicatori vengono presentati in termini di variazione percentuale tra il valore di riferimento nazionale e il valore che l’indicatore assume nella specifica Regione.

In sintesi, diminuisce il ricorso all’ospedale, ma in molte Regioni è sostituito da quello in strutture residenziali, mentre l’assistenza territoriale è spesso scarsa. L’analisi poi mostra anche l’utilizzo di alcuni farmaci rispetto ad altri:  i dati relativi alle variazioni percentuali rispetto al dato nazionale dei soggetti trattati con litio o con antidepressivi; nel primo caso per l’elevata specificità del trattamento, nel secondo caso per ragioni opposte, ovvero indicazioni terapeutiche più ampie e per condizioni diverse.

 



 
 

30 Novembre 2019

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