Se il territorio non filtra il Pronto soccorso va in affanno. Oltre metà degli accessi riguarda codici verdi e bianchi

Se il territorio non filtra il Pronto soccorso va in affanno. Oltre metà degli accessi riguarda codici verdi e bianchi

Se il territorio non filtra il Pronto soccorso va in affanno. Oltre metà degli accessi riguarda codici verdi e bianchi
I numeri di Agenas sugli accessi in pronto soccorso nel 2022 confermano come i codici bianchi e verdi – che indicano casi di scarsa o nulla urgenza – rappresentano ancora una quota consistente degli accessi, tra l’altro con percentuali molto diverse tra le regioni. In Valle d’Aosta l’86% dei casi è verde, in Toscana appena il 18%. Il Veneto spicca per i codici bianchi: oltre la metà degli accessi. Nella gran parte dei casi i pazienti vengono dimessi a domicilio.

Codici bianchi e verdi affollano i pronto soccorso italiani. Secondo i dati Agenas relativi al 2022, i casi classificati come minori continuano a pesare in maniera rilevante sugli accessi, contribuendo al sovraffollamento e rivelando al tempo stesso profonde differenze regionali oltre che carenze nel filtro dell’assistenza territoriale.

I codici bianchi si riferiscono a situazioni cliniche non urgenti, spesso inappropriate per il pronto soccorso, che potrebbero essere gestite dal medico di base o da strutture territoriali. I codici verdi, invece, identificano urgenze di minore gravità, che necessitano comunque di una valutazione sanitaria ma non presentano rischi immediati per la vita del paziente.

L’analisi Agenas evidenzia un’Italia a macchia di leopardo: la Valle d’Aosta guida la classifica con l’86% di accessi in codice verde, seguita da Lombardia (75%), Bolzano e Umbria (73%). In fondo troviamo la Toscana (18%) e il Veneto (20%), con quote di verdi molto basse. Proprio il Veneto si distingue per l’anomalia dei codici bianchi: 53,8%, un dato nettamente superiore rispetto a tutte le altre regioni, che oscillano tra il 2 e il 10%.

Sul fronte degli esiti, la regola è la dimissione a domicilio, che supera il 90% in regioni come Toscana (96,1%), Piemonte (93,9%), Lombardia (92,8%) e Bolzano (93,7%).

Ci sono però regioni con percentuali molto più basse:

  • In Basilicata solo il 58,5% dei pazienti viene dimesso subito, mentre oltre il 31% è inviato a strutture ambulatoriali.
  • In Sardegna le dimissioni si fermano al 66,4% e oltre un quarto dei pazienti (26,9%) viene trasferito al territorio.
  • In Campania la quota di dimissioni scende al 64,1% con un 20,5% di invii verso strutture territoriali e un 7,3% di rifiuti di ricovero.

Questi dati confermano due aspetti cruciali: la persistenza di accessi impropri. Infatti, una quota significativa di cittadini continua a rivolgersi al pronto soccorso per problemi non urgenti, segno della difficoltà di intercettare la domanda sanitaria sul territorio.

Altro aspetto evidenziato: la disomogeneità regionale. Le grandi differenze nelle percentuali di codici e negli esiti evidenziano modalità di triage e capacità di presa in carico non uniformi sul territorio nazionale.

I dati dicono una cosa chiara: per ridurre la pressione sugli ospedali è necessario rafforzare la rete territoriale e uniformare i criteri di triage. Solo così sarà possibile evitare che il pronto soccorso continui a essere utilizzato come porta d’ingresso impropria al sistema sanitario, con effetti negativi sull’efficienza e sulla qualità delle cure.

Luciano Fassari

Luciano Fassari

03 Ottobre 2025

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