Solo i cittadini possono salvare il Servizio sanitario nazionale

Solo i cittadini possono salvare il Servizio sanitario nazionale

Solo i cittadini possono salvare il Servizio sanitario nazionale
Bisogna convincere i cittadini che la tutela della salute è uno dei cardini della sicurezza globale di ogni paese e del mondo. Quest’idea dovrebbe diventare patrimonio consolidato di ogni cittadino e il servizio sanitario deve tornare al centro del dibattito pubblico. Se questo non accadrà, ed è difficile che accada, per quanto il Ministro si sforzi, e chi può gli porga aiuto, la sanità rimarrà ai margini del confronto politico, data per scontata quando non lo è affatto

Il Ministro della Salute ha rilasciato le sue prime dichiarazioni, assai formali e prevedibili. Diamogli tempo e restiamo in vigile attesa: interrogato a proposito delle parole del Sottosegretario Gemmato “non cado nella trappola di schierarmi pro o contro i vaccini” il Ministro ha risposto dando l’impressione di aver già imparato a camminare sulle uova come il più navigato dei politici. Ma è un politico senza un suo partito, sta nel Governo in qualità di tecnico, il che appare scomodo in un momento come questo in cui ci sono assai più problemi che denari.

Cavicchi ha scritto che ci vorrebbe un politico forte con grande competenza tecnica: un mago, Mandrake. Un’immagine perfetta, ma non è difficile indovinare chi sarebbe sconfitto tra Mandrake e Wonder Woman. Al mago rimane solo da praticare qualche gioco di abilità per far apparire i problemi diversi da quelli che sono, finché dura, povero Ministro.

La questione sostanziale, se si vuol salvare il Servizio sanitario nazionale mantenendone i valori originari di universalità e uguaglianza, è che bisogna affrontare e risolvere un’enorme massa di problemi ormai incancreniti. Anche solo per tentare di farlo occorrono tanti soldi e tanta volontà politica e un apparato amministrativo efficiente e convinto. Come è possibile di fronte a venti Regioni orgogliose della loro inefficienza?

Al di là delle proposte avanzate, in particolare sulla opportunità che il Ministro si circondi di esperti credibili, ritengo che occorra riflettere sul fatto che non si può agire sulla società (convincere i politici a impegnare più risorse e a eliminare storture quali il regionalismo e il ricorso strisciante al privato) attraverso la sanità, utilizzata come leva politica dopo il dramma della pandemia.

Al contrario occorre invertire il percorso. Non bisogna proseguire il dibattito all’interno del mondo della sanità: bisogna unire le forze disponibili degli stakeholders (cittadini, amministratori, professionisti, produttori di beni) per portare all’attenzione della politica e della popolazione la questione sanitaria come problema essenziale di un paese moderno e civile.

Bisogna convincere i cittadini che la tutela della salute è uno dei cardini della sicurezza globale di ogni paese e del mondo. Nell’epoca della globalizzazione, quando i virus viaggiano in business class, la tutela della salute come la sicurezza alimentare o quella giuridica o l’istruzione generalizzata, rappresenta un elemento fondante di qualsiasi collettività e dell’umanità tutta.

Quest’idea dovrebbe diventare patrimonio consolidato di ogni cittadino. Il servizio sanitario deve tornare al centro del dibattito pubblico. Se questo non accadrà, ed è difficile che accada, per quanto il Ministro si sforzi, e chi può gli porga aiuto, la sanità rimarrà ai margini del confronto politico, data per scontata quando non lo è affatto. Chiunque a parole è a favore della sanità pubblica ma pochi sono disponibili a mettersi in gioco per il bene comune.

E’ una triste epoca quella in cui il “proprio particulare” sopravanza il bene comune. Allora, più prosaicamente ma efficacemente, si potrebbe esibire ai cittadini l’onere da sopportare per una qualsiasi patologia qualora il servizio sanitario fosse abolito o se ne diminuissero le prestazioni, che l’Italia tuttora offre con larghezza nonostante la crisi.

Ma intanto stanno cambiando i punti di riferimento. Le idee che nel secolo breve hanno portato ai successi della democrazia e della socialità, alle grandi tutele pubbliche, sono al tramonto e i servizi che ne sono derivati appaiono in forte crisi. A quale mondo di valori appartiene il Ministro o, meglio, saprà difenderli quando tutto cambia?

Antonio Panti

Antonio Panti

18 Novembre 2022

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