Tempo determinato (precari): l’Italia tra i peggiori dell’Ue-28. I dati Eurostat 2017

Tempo determinato (precari): l’Italia tra i peggiori dell’Ue-28. I dati Eurostat 2017

Tempo determinato (precari): l’Italia tra i peggiori dell’Ue-28. I dati Eurostat 2017
L'Italia occupa posti alti in classifica soprattutto nelle fasce di età più giovani ed è comunque tra le prime dieci nazioni con i risultati peggiori. E secondo il Conto annuale il tempo determinato è la modalità più diffusa di assunzione proprio nel Servizio sanitario nazionale.

L’Italia nell’Ue 28 è quinta per lavoratori dipendenti occupati nel 2017 a tempo determinato tra 15 e 24 anni (i più giovani che trovano meno lavoro), è settima invece nella fascia tra 25 e 54 anni e crolla al 17° posto (ma per Lituania e Romania non c’è il dato) per la fascia di etò 55-64 anni, quella cioè per la quale a suo tempo esistevano ancora le “assunzioni” a tempo indeterminato.

Il dato lo rilevata Eurostat che fornisce per ogni Paese la percentuale di dipendenti, in questo caso a tempo determinato (contratti temporanei li chiama) per le tre fasce d’età indicate.

C’è da aggiungere però che dalla rilevazione del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, tra tutti i comparti della pubblica amministrazione quello più “ricco” di personale a tempo determinato (il 39,23% seguito al secondo posto da Regioni ed Enti locali con il 31,25%) è proprio il Servizio sanitario nazionale e, quindi, nella varie fasce di età, rispettivamente (15-24 anni; 25-54 e 55-64) i dipendenti del Ssn con “contratti temporanei”, come li definisce Eurostat che fanno parte del Ssn sarebbero il 24,3%, 5,7% e 2,4%, a conferma che il problema è sicuramente molto più forte ed evidente tra i giovani per i quali spesso, tra crisi economiche e blocchi del turn over, il “posto fisso” nel Ssn resta un sogno.

E anche le percentuali riferite al solo Ssn sono rilevanti: se l’Italia avesse solo questi precari entrerebbe nella classifica Ue rispettivamente al 20°, 21° e 24° posto. Ma con un solo comparto della pubblica amministrazione contro l’universo dei dipendenti degli altri Stati membri Ue.

A livello generale, secondo Eurostat, 27 milioni di dipendenti di età compresa tra 15 e 64 anni nell'Unione europea hanno un contratto temporaneo nel 2017. Questo rappresenta il 14,3% di tutti i dipendenti nell'Ue. L'occupazione temporanea ha oscillato tra il 12,7% e il 14,5% di tutti i dipendenti negli ultimi 15 anni.

Nel 2017 questa percentuale era leggermente più alta per le donne (14,8%) rispetto agli uomini (13,8%). Era anche più alto nell'area dell'euro (16,0%) rispetto all'Ue.

Discrepanze significative possono essere osservate nell'uso di contratti di lavoro temporanei negli Stati membri dell'Ue e tra gruppi di età.
 Oltre un dipendente su quattro in Spagna (26,8%) e Polonia (26,1%), più di uno su cinque in Portogallo (22,0%), Paesi Bassi (21,5%) e Croazia (20,6%) hanno stipulato un contratto temporaneo nel 2017.

All'estremo opposto della scala, i dipendenti temporanei rappresentavano meno del 2% di tutti i dipendenti sia in Romania (1,2%) sia in Lituania (1,7%). Scarse quote sono state registrate anche in Lettonia (3,0%), Estonia (3,1%), Bulgaria (4,4%), Malta e Regno Unito (entrambi il 5,6%).
Nella classifica complessiva (per tutti i dipendenti di tutti i comparti) l’Italia per il tempo determinato è comunque al 9° posto rispetto ai paesi dell’Ue28 e al 10° considerando tutti i paesi europesi (peggio di noi sta anche la Finlandia).

Anche secondo Eurostat i giovani sono i più colpiti e detenevano di gran lunga la percentuale più alta di contratti temporanei. L'anno scorso nell'Ue, quasi 8 milioni di giovani, o quasi la metà (43,9%) di impiegati di età compresa tra i 15 ei 24 anni, erano assunti con un contratto temporaneo.

Negli Stati membri dell'Ue, più di sette giovani su dieci hanno avuto un contratto temporaneo in Spagna (73,3%) e Slovenia (71,6%). Circa due terzi di tali contratti sono stati stipulati in Polonia (68,2%) e in Portogallo (65,9%), mentre circa sei su dieci sono stati coinvolti in Italia (61,9%), Croazia (60,8%) e Francia (58,3%).

Al contrario, la percentuale di giovani che lavoravano nell'ambito di un contratto temporaneo era inferiore al 10% in Romania (4,1%), Lettonia (6,7%) e Lituania (6,8%). Era inferiore al 20% in Estonia (10,6%), Bulgaria (12,7%), Malta (13,0%), Regno Unito (14,5%) e Ungheria (17,6%).

 

 

 

 
 
   

24 Maggio 2018

© Riproduzione riservata

Allarme capitale umano Ssn. Gimbe: “90mila medici fuori dal pubblico, mancano 5.700 medici di famiglia. Infermieristica disertata”
Allarme capitale umano Ssn. Gimbe: “90mila medici fuori dal pubblico, mancano 5.700 medici di famiglia. Infermieristica disertata”

"La domanda cruciale non è più solo quante risorse pubbliche investire nella sanità, ma chi curerà l'Italia domani". È questo il messaggio centrale della lectio magistralis di Nino Cartabellotta, Presidente...

Dengue, studio Iss-Fbk: nei focolai italiani il contagio resta quasi sempre entro 400 metri. Fondamentali diagnosi precoce e disinfestazione
Dengue, studio Iss-Fbk: nei focolai italiani il contagio resta quasi sempre entro 400 metri. Fondamentali diagnosi precoce e disinfestazione

La trasmissione della dengue nei focolai autoctoni italiani avviene quasi esclusivamente a breve distanza dal caso iniziale. È questa la principale conclusione dello studio coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e...

Il Piano di rientro e l’errore metodologico da non commettere
Il Piano di rientro e l’errore metodologico da non commettere

La Calabria non ha bisogno soltanto di una sanità migliore. Ha bisogno di una nuova idea di salute. Dopo oltre quindici anni di commissariamento, la Calabria dispone finalmente di un...

Liste d’attesa. Chi può paga e il 60% rimanda o rinuncia. L’Indagine Piepoli-Fnomceo
Liste d’attesa. Chi può paga e il 60% rimanda o rinuncia. L’Indagine Piepoli-Fnomceo

Nell’ultimo anno l’80% della popolazione ha avuto bisogno di una prestazione sanitaria per la quale il tempo medio di attesa era di 2,3 mesi, il 41% si è quindi rivolto...