Accreditamento sanitario, l’erosione silenziosa che svuota le garanzie pubbliche

Accreditamento sanitario, l’erosione silenziosa che svuota le garanzie pubbliche

Accreditamento sanitario, l’erosione silenziosa che svuota le garanzie pubbliche

La sostituzione dell'organizzazione accreditata con personale reclutato fuori dalle procedure pubbliche svuota l'accreditamento e tradisce la fiducia del cittadino, che si affida a una struttura pubblicamente verificata, non a un'organizzazione variabile.

L’iniziativa assunta dall’ASL Salerno nasce certamente da finalità condivisibili. Rafforzare la prossimità, coinvolgere il volontariato, migliorare l’accompagnamento della persona nelle Case di Comunità rappresentano obiettivi coerenti con l’evoluzione dell’assistenza territoriale. Proprio perché ispirata da buoni propositi, essa impone però una riflessione più generale.

La cura della persona costituisce materia troppo delicata per essere disciplinata attraverso protocolli aziendali, inevitabilmente differenti da una ASL all’altra. Essa richiede una cornice normativa uniforme, nazionale e, nei limiti costituzionali, regionale, capace di garantire identiche tutele in tutto il Servizio sanitario nazionale.

Il problema, infatti, non riguarda il volontariato. Riguarda il modello organizzativo della sanità pubblica.

 Da alcuni anni il sistema sembra avere imboccato una strada pericolosa: quella di ritenere che l’organizzazione sanitaria possa essere modificata in qualsiasi momento mediante protocolli, convenzioni, cooperative, società di servizi, medici gettonisti, personale esterno o altre forme di reclutamento non riconducibili all’ordinario sistema pubblicistico.

Se questa impostazione fosse davvero legittima, occorrerebbe avere il coraggio di trarne le conseguenze. L’accreditamento istituzionale perderebbe ogni ragione di esistere.

L’intero sistema costruito dal legislatore, nazionale ed europeo, poggia infatti su un principio semplice: chi eroga prestazioni sociosanitarie deve dimostrare preventivamente di possedere requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi rigorosamente verificati.

 Tra questi ultimi assume rilievo decisivo la composizione dell’organico, formato da professionisti selezionati attraverso procedure comparative e concorsuali ispirate ai principi di imparzialità, trasparenza, pubblicità e meritocrazia riconosciuta secondo regole pubbliche. Non già da forme imprenditoriale fossero anche non profit.

 Non si tratta di un formalismo amministrativo, bensì della garanzia che la persona affidata alle cure del Servizio sanitario nazionale venga presa in carico da una organizzazione previamente validata da idoneità pubblica.

L’accreditamento, pertanto, non certifica soltanto muri, attrezzature e tecnologie. Certifica soprattutto l’affidabilità dell’organizzazione umana che opera all’interno della struttura. È quella organizzazione, e non un’altra, che la Regione ha valutato idonea ad erogare prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.

Quando, invece, quell’organizzazione viene progressivamente sostituita o integrata mediante professionisti reclutati al di fuori delle procedure pubbliche, cooperative che decidono autonomamente le turnazioni, personale estraneo agli organici autorizzati, ovvero soggetti che intervengono sulla base di protocolli locali, il rapporto tra autorizzazione, accreditamento e prestazione sanitaria viene irrimediabilmente alterato. Il cittadino continua a credere di affidarsi alla struttura che la Regione ha certificato, mentre in realtà viene assistito da un’organizzazione diversa, mai sottoposta alla medesima verifica pubblica.

È questo il punto che sembra sfuggire al dibattito che si sviluppa intorno al ricorso improprio dei gettonisti che girano nelle strutture pubbliche.

 Non è in discussione la qualità professionale del singolo gettonista, del volontario o del professionista esterno. È in discussione la legittimità del sistema che consente di sostituire l’organizzazione accreditata con un’altra, senza alcun nuovo procedimento amministrativo di verifica.

Così facendo si svuota il significato dell’accreditamento istituzionale. Si trasformano in meri adempimenti burocratici le procedure comparative, i concorsi pubblici, la pubblicità degli organici, i controlli regionali, le verifiche periodiche dei requisiti ulteriori e le stesse garanzie concorrenziali che il diritto europeo pretende nell’affidamento dei servizi di interesse generale.

L’effetto finale è ancora più grave. Viene compromesso il principio del legittimo affidamento della persona assistita. Il cittadino non sceglie una prestazione astratta; sceglie una struttura perché lo Stato e la Regione gli garantiscono che quella determinata organizzazione possiede requisiti superiori rispetto al minimo autorizzatorio. Se quella organizzazione può essere modificata liberamente senza una nuova verifica pubblica, il diritto di libera scelta diventa una finzione e l’accreditamento perde la sua funzione costituzionale di garanzia.

In questa prospettiva, il protocollo dell’ASL Salerno e il fenomeno dei medici gettonisti rappresentano soltanto due manifestazioni dello stesso problema: la progressiva erosione del principio secondo cui la fiducia del cittadino deve essere riposta in un’organizzazione pubblicamente verificata e non in un’organizzazione variabile, costruita giorno per giorno secondo esigenze contingenti. È su questo terreno che il legislatore è chiamato ad intervenire, prima che l’eccezione organizzativa diventi la regola e che l’accreditamento istituzionale venga definitivamente svuotato del suo significato giuridico.

Il tema di fondo: non è quello di garantire i Lea comunque, ma erogarli nella migliore performance, quella che solo la meritocrazia accertate con le pratiche concorsuali e con quelle agonistiche dettate pe la scelta degli accreditati/contrattualizzati possono garantire. Tutto il resto è propaganda.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

17 Luglio 2026

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