Gentile Direttore,
mentre l’Italia guarda all’India per colmare l’emorragia di personale sanitario — in virtù del recente protocollo d’intesa che prevede l’arrivo di circa 10.000 infermieri per fronteggiare un deficit nazionale stimato in 60.000 unità — emerge con forza una questione di gestione strategica delle risorse “di casa nostra”.
Nel territorio pontino, il 2025 si apre con un segnale di speranza: 120 nuovi professionisti hanno appena celebrato l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Latina. Si tratta di giovani formati d’eccellenza, provenienti dai tre corsi di laurea del polo locale dell’Università Sapienza di Roma. Eppure, il rischio è il solito: formare talenti per poi vederli fuggire verso altre regioni o all’estero, attratti da migliori condizioni contrattuali o prospettive di carriera.
Il paradosso del reclutamento: tra India e territorio
L’importazione di professionisti dall’estero è una misura emergenziale necessaria, ma non può e non deve diventare l’unica soluzione strutturale. Il rischio concreto è quello di investire risorse pubbliche nella formazione universitaria locale per poi “regalare” questi professionisti a mercati del lavoro più competitivi, sostituendoli contemporaneamente con personale formato in contesti clinici e linguistici differenti.
I 120 nuovi iscritti all’OPI di Latina non sono solo numeri, ma rappresentano il futuro della sanità di prossimità. Disperdere questo capitale umano significa depauperare il territorio di competenze cliniche già integrate nel tessuto sociale della ASL di Latina.
Valorizzare il “Polo Pontino” della Sapienza
I tre corsi di laurea in Infermieristica attivi nel polo pontino garantiscono una formazione di altissimo livello, strettamente connessa con le strutture ospedaliere e territoriali della provincia. Questi giovani infermieri hanno svolto il loro tirocinio nei reparti locali, conoscono i protocolli della ASL, i colleghi e, soprattutto, l’utenza.
Perché investire sui neo-laureati locali?
Continuità assistenziale: Conoscenza diretta delle criticità e delle procedure delle strutture sanitarie pontine.
Riduzione dei costi di inserimento: Un infermiere formato in loco è immediatamente operativo, senza barriere linguistiche o necessità di lunghi periodi di adattamento culturale e procedurale.
Fidelizzazione: Chi si è formato sul territorio ha spesso un legame identitario e sociale che, se supportato da adeguate politiche contrattuali, favorisce la stabilità del servizio.
Una chiamata all’azione per la politica e le istituzioni sanitarie
Per non rendere vani i sacrifici degli studenti e l’impegno formativo dell’Università Sapienza, è necessario che la Regione Lazio e la ASL di Latina mettano in campo strategie di retention efficaci:
Percorsi di stabilizzazione rapidi: Snellire le procedure concorsuali per permettere ai neo-laureati un ingresso immediato nel sistema sanitario regionale.
Incentivi al welfare locale: Prevedere agevolazioni che rendano attrattivo rimanere a lavorare nella provincia di Latina.
Valorizzazione delle competenze: Creare percorsi di carriera chiari che premino la specializzazione clinica acquisita durante il percorso universitario.
Il protocollo Italia-India è una risposta a una crisi sistemica, ma la vera sfida della sanità moderna si gioca sulla capacità di non disperdere l’eccellenza prodotta dai nostri atenei. I 120 nuovi infermieri di Latina sono la prova che il sistema formativo funziona; ora spetta al sistema gestionale dimostrare di saperli accogliere, valorizzare e, soprattutto, trattenere.
La sanità del futuro non può poggiare solo su soluzioni emergenziali d’oltremare, ma deve riscoprire e proteggere il valore dei propri professionisti, partendo da chi, nel 2025, ha scelto con coraggio e passione di indossare la divisa nel nostro territorio.
Dr. Ivano Giuliani
Presidente OPI Latina