Identità di genere. Sì all’ascolto e all’accoglienza, no alle scorciatoie verso la medicalizzazione

Identità di genere. Sì all’ascolto e all’accoglienza, no alle scorciatoie verso la medicalizzazione

Identità di genere. Sì all’ascolto e all’accoglienza, no alle scorciatoie verso la medicalizzazione

Gentile Direttore, la lettera pubblicata da AMIGAY APS in difesa della Guida Oltre lo Sguardo, nella quale viene espressamente richiamata anche la posizione di GenerAzioneD, ci offre l'occasione per alcune precisazioni che riteniamo utili al dibattito.

Gentile Direttore,
la lettera pubblicata da AMIGAY APS in difesa della Guida Oltre lo Sguardo, nella quale viene espressamente richiamata anche la posizione di GenerAzioneD, ci offre l’occasione per alcune precisazioni che riteniamo utili al dibattito.

Desideriamo anzitutto esprimere apprezzamento per il richiamo al rispetto, alla non discriminazione e alla qualità della relazione di cura, principi che GenerAzioneD condivide pienamente.

Riteniamo tuttavia necessario chiarire un punto fondamentale, spesso poco comprensibile a chi non si occupa di questi temi. Nella Guida e nella replica di AMIGAY vengono costantemente richiamati assieme orientamento sessuale e identità di genere, nonostante si tratti di condizioni profondamente diverse.

L’omosessualità riguarda l’orientamento affettivo e sessuale della persona e ovviamente non richiede alcun intervento sanitario. L’incongruenza di genere, invece, può condurre a percorsi clinici caratterizzati da interventi farmacologici e chirurgici dagli effetti permanenti o irreversibili. Per questo il dibattito scientifico assume un rilievo particolare: riguarda decisioni di enorme impatto sulla vita e sul futuro di bambini e adolescenti ancora in fase di sviluppo fisico e psicologico.

Occorre ricordare che nella pratica di molti servizi specialistici la condizione di incongruenza di genere viene affrontata attraverso il cosiddetto approccio “affermativo”, che prevede l’immediata affermazione dell’identità di genere dichiarata dall’adolescente o dal bambino (anche di tre anni, come indicato nella Guida) e contempla un percorso con la somministrazione di bloccanti della pubertà, la terapia con ormoni cross-sex – destinata a proseguire per tutta la vita – e successivamente gli interventi chirurgici. È proprio l’opportunità di intraprendere questo percorso così invasivo nei confronti di minori e giovani ancora in fase di sviluppo a rappresentare oggi il centro del dibattito scientifico internazionale.

GenerAzioneD non nega né minimizza la sofferenza dei propri figli. La nostra associazione nasce proprio dall’esperienza di centinaia di famiglie che la vivono ogni giorno. Ciò che contestiamo non è l’ascolto o l’amore incondizionato che questi ragazzi devono assolutamente ricevere, ma l’idea che l’affermazione dell’identità percepita possa sostituire o precedere un’adeguata esplorazione psicologica e condurre così rapidamente alla medicalizzazione.

Per questo motivo non possiamo condividere l’affermazione secondo cui la Guida sarebbe un documento esclusivamente orientato alla comunicazione e all’accoglienza. Se così fosse, non vi sarebbe motivo di omettere la vasta letteratura scientifica relativa all’approccio esplorativo, di proporre esclusivamente testi riconducibili al paradigma affermativo e di indicare come riferimento soltanto associazioni che condividono tale impostazione. È questa selezione delle fonti, più ancora delle dichiarazioni di intenti, a rivelarne l’impostazione.

Colpisce, in particolare, l’assenza di GenerAzioneD – erroneamente indicata nel titolo e nella lettera di AMIGAY come “Famiglia e GenerAzioneD” – associazione italiana composta esclusivamente da genitori di figli autodichiaratisi transgender, con circa 300 associati, genitori di 235 adolescenti e giovani adulti. Una
realtà apartitica e aconfessionale che, fin dalla sua nascita, ha scelto un approccio rispettoso, aperto al dialogo e volutamente distante da qualsiasi forma di polarizzazione politica o ideologica.

Desta anche perplessità il fatto che la Guida formuli alcune affermazioni in termini di assoluta certezza. Si cita a titolo di mero esempio quella secondo cui l’identità di genere “non dipende dalle influenze della famiglia, della scuola, dei pari o dei social e mass media”. Le cause dell’incongruenza di genere sono tuttora poco comprese e le principali revisioni sistematiche, come la Cass Review, evidenziano che non esistono prove sufficienti per escludere il possibile ruolo di fattori psicologici, relazionali, familiari, culturali e sociali nella loro complessa interazione. Attribuire con certezza un’origine esclusivamente innata dell’identità di genere, così come escludere aprioristicamente qualsiasi influenza ambientale, significa andare oltre ciò che le evidenze oggi consentono di affermare.

Una simile impostazione apodittica, peraltro, rende difficile interpretare alcuni fenomeni esistenti e ampiamente documentati nella letteratura, quali la desistenza spontanea della maggior parte dei bambini con incongruenza di genere prepuberale (stimata dagli stessi autori del “protocollo affermativo olandese” nella misura del 80-95%), l’esperienza in aumento di desister (persone nelle quali l’incongruenza di genere si risolve senza ricorrere alla transizione) e detransitioner (persone che, dopo aver intrapreso un percorso di transizione medica e/o chirurgica, decidono di interromperlo o di ritornare al genere di nascita), nonché il profondo mutamento delle caratteristiche cliniche della popolazione oggi afferente ai servizi sanitari rispetto a quella descritta negli studi storici, con il marcato incremento di adolescenti senza una storia di incongruenza di genere nell’infanzia (soprattutto di sesso femminile alla nascita), circostanza che ha indotto anche l’Accademia Nazionale di Medicina francese a richiamare l’attenzione sulla possibilità di fenomeni di contagio sociale.

Occorre inoltre considerare che la disforia di genere (la sofferenza associata all’incongruenza di genere) si accompagna frequentemente a condizioni di comorbidità psichiatrica e del neurosviluppo, quali disturbi dello spettro autistico, ADHD, ansia, depressione, disturbi alimentari e pregresse esperienze traumatiche. In presenza di un quadro clinico così complesso, non è sempre possibile stabilire con certezza il rapporto di causa ed effetto tra tali condizioni e l’incongruenza di genere. Proprio per questo, procedere all’affermazione dell’identità di genere e all’eventuale avvio di un percorso medicalizzante senza un’adeguata esplorazione psicologica e psicoterapeutica rischia di trascurare bisogni clinici rilevanti e di esporre adolescenti e giovani a decisioni dalle conseguenze permanenti.

Proprio l’insieme di queste incertezze ha indotto numerosi organismi sanitari internazionali – tra cui NHS England, HHS USA e le autorità sanitarie di Finlandia, Svezia e Norvegia – a riesaminare criticamente le evidenze disponibili, concludendo che il livello di certezza a sostegno dell’approccio affermativo è limitato e raccomandando una presa in carico globale, multidisciplinare e individualizzata, nella quale la valutazione psicologica e l’esplorazione clinica debbano necessariamente precedere qualsiasi intervento di natura medicalizzante.

GenerAzioneD continuerà a sostenere una medicina fondata sulle prove, rispettosa della dignità di ogni persona e contraria a qualsiasi forma di discriminazione. Proprio per questo riteniamo che il compito della pediatria non sia quello di aderire a un particolare modello teorico, bensì quello di mantenere un atteggiamento scientificamente aperto, prudente e realmente centrato sull’interesse del minore, soprattutto in un ambito in cui le evidenze sono ancora in evoluzione.

Allo stesso modo, GenerAzioneD continuerà a impegnarsi affinché alle famiglie che si trovano ad affrontare decisioni di straordinaria importanza per la vita e il futuro dei propri figli vengano veicolate informazioni complete, corrette, scientificamente fondate e libere da condizionamenti ideologici. Riteniamo infatti che solo una comunicazione realmente equilibrata e rispettosa del pluralismo delle evidenze possa consentire ai genitori di esprimere un consenso autenticamente informato e di compiere scelte nell’esclusivo interesse dei propri figli.

GenerAzioneD

13 Luglio 2026

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