Gentile Direttore,
in questi giorni saremmo volentieri intervenuti in argomenti di ampio respiro, quali quelli proposti dal dott. La Rovere Petrongolo, per asserire che quello che sarà scritto all’interno dell’indicato «schema di ddl», sarà con buona probabilità il ricalco di copioni già visti in passato, ad es. l’arcinoto comma 566 della L. Stabilità 2015 (governo Renzi) e relativa incongruenza del medesimo capo di governo, con il parallelo avvio dell’esposto che porterà alla sentenza della Consulta n. 54/2015;
oppure quanto più recentemente sperimentato con le norme trasformiste dell’attuale governo Meloni (c.d. decreti “bollette” / “energia” del 2023) sempre sul medesimo tema della estensione della attività libero professionale verso i professionisti non medici, ove in tanti avevano commentato che «in questa norma si è letto di tutto e il contrario di tutto», a dimostrazione della evidente resistenza ad affrontare una volta per tutte l’argomento di una vera valorizzazione delle professioni non mediche, che vorrebbero finalmente emanciparsi da una eredità culturale di subalternità all’area medica, in un paese che resta ancorato ad ideologie di dominanza medico/forense.
Invece siamo costretti a trattare di ben altro, dovendo addirittura rivedere certi livelli di aspettativa che tanti come noi vorrebbero poter coltivare, ma che talune situazioni impongono di interrompere, per rivalutare se effettivamente il livello di maturità intellettuale dei non medici (o quantomeno di alcuni di essi) sia meritevole di certi pur sperati “passi in avanti”.
Il caso è quello di un ospedale della Lombardia, che, come tanti altri, sta vivendo il fenomeno di massa (forse anche in questo caso, sulla scia delle “mode” avviate da distorte interpretazioni dei dd. llggss. 502/92 e 517/93) delle esternalizzazioni delle attività riguardanti i soli Radiographers, mentre i medici vengono saldamente tenuti in un regime di dipendenza, ove a seguito di una riunione interdipartimentale, il designato (ormai la c.d. selezione eccellente concorsuale è solo un vago ricordo) coordinatore della radiologia è venuto fuori con una mail inviata ai professionisti interessati:
«Buongiorno,
Allego il verbale della riunione
Ne approfitto per ribadire alcune cose:
- I pazienti urgenti (PS, URG di Reparto e controlli subito post operatori) hanno la precedenza;
- A fine turno concordare con il medico Radiologo le Tc interne da fare il giorno dopo;
- NON traslare i pazienti che arrivano per il controllo post Operatorio sul lettino radiologico. L’rx dell’anca o del ginocchio va fatto nel letto del paziente.
Grazie»
Ove bisogna (lo si evidenzia per tutti i non addetti ai lavori) soprattutto rimarcare l’ultimo punto: una disposizione tanto arbitraria quanto scapicollante.
Dovendosi adattare al format di una divulgazione pubblicistica, ci si limiterà ad esprimere dei concetti sostanziali:
- la “regola” proposta dal coordinatore è meramente inaccettabile: anzitutto quel “NON” non può valere per tutti i pazienti; diventerebbe un appiattimento dell’agire professionale; in secondo luogo addio ottimizzazione, addio qualità (richiesta in primis proprio dagli specialisti ortopedici). Sussistono una copiosità di articoli scientifici sulla inutilità del ricorso (pure eccessivamente abusato) della metodica al letto del paziente; in terzo luogo sembra un inutile “illusionismo” quello di far entrare un paziente in sala radiologica per poi eseguire un esame con metodica da radiologia mobile: tanto varrebbe richiedere l’esame al letto del paziente senza inflazionare la diagnostica radiologica e senza ulteriormente movimentare un paziente appena uscito dalla sala operatoria.
- essendo il tutto discendente da una riunione interdipartimentale di soggetti non medici, non si identifica un dovuto minimo requisito di necessità clinica (che pure dovrebbe rispondere ad una logica di personalizzazione dell’atto sanitario); tale generica prescrizione pare più funzionale ad agevolare i fannulloni che non vogliono (ma dovrebbero) assistere il radiographer ad opportunamente movimentare il paziente per il trasferimento sul tavolo radiologico. I TSRM sono già gravati dalla dipendenza normativa dal medico radiologo per le questioni di ottimizzazione e giustificazione dell’esame; non è proprio il caso di peggiorare la situazione e renderli anche schiavi dei fannulloni.
- la cosa più triste è il dover constatare il tenore di mera indigenza intellettuale degli argomenti con cui siamo costretti quotidianamente ad avere a che fare: come già recentemente indicato in queste pagine, a riguardo di «nuove generazioni di professionisti che troppo agevolmente si uniformano al “retaggio di sufficienza” degli pseudo-professionisti – proprio quello mediato dal d. lgs. 187/00 e successivi» , effettivamente questi sono i collaterali risultati delle ultime due leggi sulla radioprotezione: nuove generazioni di radiographers che per vari motivi di “soccombenza” arrivano ad essere dimentichi di ogni formula normativa che intendeva farli crescere, ad es. quella del «rispetto reciproco delle specifiche competenze professionali» (c. 2° art. 1, L. 42/99).
L’argomento della inutilità di questi controlli radiografici postoperatori fu trattato da uno degli autori in ASST Valle Olona nell’ormai lontano aprile 2019, ove un illuminato (almeno in quella occasione) dirigente medico di presidio prescrisse che tali controlli andavano eseguiti in seconda giornata e non al letto del paziente, ma sul lettino radiologico della sala diagnostica.
È davvero sconsolante questo obliante ritorno al passato delle nuove generazioni: ad es. con lo spopolare (placet FNO TSRM PSTRP) di corsi di venipuntura (argomento già ipertrattato) al costo di 140 €, affollato da colleghi che non potendo fare il bene il proprio lavoro, pagano per fare gratis e con grave indebito rischio specifico quello degli altri, integrando alla lettera una figura già avversata in una molteplicità di scritti: Il «Tecnico Radiologo Solitario».
Antonio Alemanno
Tecnico di radiologia
Calogero Spada
Tecnico di Radiologia