Ricordiamoci che in sanità anche ogni euro dei contribuenti che si traduce in sprechi e inefficienze è un euro speso male

Ricordiamoci che in sanità anche ogni euro dei contribuenti che si traduce in sprechi e inefficienze è un euro speso male

Ricordiamoci che in sanità anche ogni euro dei contribuenti che si traduce in sprechi e inefficienze è un euro speso male

Gentile Direttore, sarebbe bello e rassicurante, almeno per me, se la visione semplificata della sanità privata del Senatore Andrea Crisanti ribadita anche ieri qui su Qs fosse adatta a migliorare la realtà del Ssn

Gentile Direttore,

sarebbe bello e rassicurante, almeno per me, se la visione semplificata della sanità privata del Senatore Andrea Crisanti ribadita anche ieri qui su Qs fosse adatta a migliorare la realtà del Ssn: “ogni euro dei contribuenti che si traduce in profitto per i privati convenzionati è un euro speso male.” Per me laureato in Medicina alla fine degli anni ’80, e quindi ai tempi della nascita del Ssn e della nascita di una visione diversa più “democratica” della medicina (termine quest’ultimo che in quegli anni andava molto: Medicina democratica, Medicina e potere, Nemesi medica, La Medicina del capitale… ), verrebbe spontaneo aderire con entusiasmo a questa affermazione. Del resto ci sono evidenti rischi legati alla privatizzazione del Ssn, tanto evidenti che le posizioni autorevoli contro quella che qualcuno ha chiamato “privatocrazia” sono giustamente numerose e la condanna della ricerca del profitto in sanità trova anche spazio in pure autorevolissime riviste come JAMA che nel 2023 pubblicò un articolo molto citato dal titolo “Salve Lucrum: The Existential Threat of Greed in US Health Care” (La minaccia esistenziale dell’avidità nell’assistenza sanitaria statunitense) di Donald M. Berwick, che cominciava (come tradotto da Salute Internazionale) così: “Sul pavimento a mosaico dell’opulento atrio di una villa di Pompei c’è una scritta che appare ironica, essendo stata sepolta per secoli da cinque metri di ceneri vulcaniche: “Salve Lucrum”, si legge, “Salve, profitto”. Quel mosaico sarebbe oggi una decorazione appropriata per gli atri di molte strutture sanitarie.”

Visto che la sanità privata convenzionata in Italia vale poco meno di 30  miliardi di euro (fonte GIMBE citata qui su QS)  sarebbe di alcuni miliardi il recupero potenziale dai profitti dei privati da reinvestire sul Ssn. Questa operazione di progressiva transizione da un sistema di erogatori misto pubblico-privato a un sistema di soli erogatori pubblici presenta però una lunga serie di criticità e solleva anche alcune questioni di “opportunità” (si pensi al settore della riabilitazione in cui storicamente la presenza del privato è molto forte e garantisce forti economie di scala). Ma quello che qui  mi interessa  portare all’attenzione è che il recupero eventuale dei profitti dell’assistenza privata convenzionata agirebbe  su circa il 17% della spesa sanitaria corrente complessiva (fonte: Rapporto OASI 2025), mentre il recupero eventuale di sprechi e inefficienze  “di parte pubblica” agirebbe su oltre l’80% della spesa sanitaria complessiva. E di sprechi e di inefficienze si parla molto meno, nonostante il loro peso sulla spesa sanitaria possa essere empiricamente stimato come minimo pari a una percentuale a due cifre, molto variabile a seconda delle realtà regionali.

E qui ci viene buono un altro articolo comparso sulla stessa rivista (JAMA) e a opera dello stesso autore (Donald M. Berwick) del 2012 dal titolo: “Eliminating waste in US health care

(Eliminare gli sprechi nell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti). A questo articolo si è ispirata già da più di 15 anni la Fondazione GIMBE per definire il proprio approccio alla lotta agli sprechi e inefficienze. Ma l’approccio proposto da Berwick per gli Stati Uniti non calza perfettamente alla realtà del Ssn, perché da noi è molto più forte il peso degli sprechi e delle inefficienze legati a scelte di carattere politico orientate alla ricerca del consenso, che a mio parere fa più danni al Ssn della ricerca del profitto non fosse altro che per il perimetro molto più ampio a disposizione.

Si pensi agli effetti della inappropriatezza “allocativa”, tipicamente di responsabilità della politica e causa di anomalie strutturali della offerta, ovvero della inappropriata allocazione delle strutture e delle tecnologie. Il repertorio di queste anomalie si legge sia a livello nazionale (si pensi alla deriva ospedalocentrica del ddl delega sul riordino del Ssn), ma si legge ancor meglio a livello regionale. Nella mia Regione, che peraltro è da anni tra le Regioni benchmark, si ritrovano esempi di queste anomalie nei programmi di edilizia ospedaliera, nella distribuzione illogica e campanilistica di Case della Comunità e Ospedali di Comunità, nella duplicazione a pochi chilometri di distanza di Punti Nascita e DEA e così via. Si tratta di scelte che il privato giustamente non farebbe mai, perché qui il profitto che conta è quello del consenso.

Invito il senatore Crisanti a farsi paladino anche di una battaglia per ridare nobiltà alla politica sanitaria, perché questa rimetta davvero al centro la tutela della salute e non la ricerca a tutti i costi del consenso. Ricerca che nella mia esperienza ispira la azione politica anche del centrosinistra, PD compreso.

Claudio Maria Maffei

11 Febbraio 2026

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