Riforma delle professioni sanitarie. Stretta sui medici stranieri: “Obbligo di iscrizione agli Ordini e test di lingua”

Riforma delle professioni sanitarie. Stretta sui medici stranieri: “Obbligo di iscrizione agli Ordini e test di lingua”

Riforma delle professioni sanitarie. Stretta sui medici stranieri: “Obbligo di iscrizione agli Ordini e test di lingua”

Via libera della Commissione Affari Sociali ad alcuni emendamenti: tempi più stretti per la delega (sei mesi), stop alle deroghe facili. Ok all’accesso ai dati sanitari per tutti i professionisti e al metodo “One Health”.

Proseguono i lavori sulla riforma delle professioni sanitarie alla Camere. La Commissione Affari Sociali ha dato il via libera nei giorni scorsi a un pacchetto di emendamenti che modifica il ddl delega, stringendo i tempi, rafforzando i controlli sui medici stranieri e allargando la platea dei professionisti abilitati all’accesso ai dati sanitari.

La prima novità arriva dall’emendamento Zanella (1.6), che riduce i termini per l’esercizio della delega. Laddove il testo originario del governo prevedeva l’adozione dei decreti legislativi entro il 31 dicembre 2026, la commissione ha stabilito che i provvedimenti dovranno arrivare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

L’emendamento più corposo porta la firma del deputato Pretto (3.96 – nuova formulazione). L’obiettivo è mettere fine alla stagione delle deroghe facili per i professionisti sanitari con titoli conseguiti all’estero.

La norma introduce l’obbligo di iscrizione in uno degli elenchi speciali straordinari istituiti presso gli Ordini delle professioni sanitarie per ogni profilo. Non solo: i medici e gli altri operatori che intendano esercitare temporaneamente in Italia in deroga al riconoscimento dei titoli dovranno superare un previo accertamento delle necessarie conoscenze linguistiche, svolto presso l’Ordine territorialmente competente. Senza questi requisiti – avverte il testo – non si potrà avviare né proseguire l’attività lavorativa in deroga. La ratio è dichiarata: “garantire la sicurezza delle cure e l’adeguata comunicazione con i pazienti”.

Un altro fronte di intervento riguarda la digitalizzazione e la condivisione delle informazioni cliniche. L’emendamento Ciocchetti, Quartini, Ricciardi, Sportiello e Di Lauro (3.72-3.74) integra la lettera d) dell’articolo 3, aggiungendo che la razionalizzazione delle attività amministrative dovrà avvenire “anche attraverso l’accesso ai dati sanitari da parte di tutti i professionisti sanitari che intervengono nel percorso di cura e assistenza dei pazienti”. Si punta così a superare gli attuali steccati informatici e a favorire la continuità assistenziale.

Sul fronte della programmazione del fabbisogno formativo, l’emendamento Cappellacci (3.94) allarga il perimetro della lettera g) dell’articolo 3. Non solo medici specializzandi: la metodologia comune di pianificazione dovrà riguardare anche “il numero degli operatori di tutte le professioni sanitarie”. Un riconoscimento esplicito della necessità di una visione sistemica, che includa infermieri, fisioterapisti, tecnici di radiologia e tutte le altre figure del comparto.

Infine, l’emendamento Girelli, Malavasi, Furfaro, Ciani e Stumpo (4.9) riscrive la lettera a) dell’articolo 4, dedicata all’aggiornamento delle competenze professionali. Il testo non parla più solo di “nuove tecnologie”, ma aggiunge un riferimento esplicito ai “progressi scientifici” e promuove un approccio integrato “One Health” , finalizzato alla prevenzione, diagnosi e gestione delle malattie attraverso la considerazione congiunta della salute umana, animale e ambientale. Particolare attenzione – si legge nell’emendamento – va dedicata “alla tutela delle fasce di popolazione più esposte a rischi sanitari e ambientali”, favorendo la collaborazione multidisciplinare tra professionisti dei diversi settori.

G.R.

27 Maggio 2026

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