Riforma Ssn. Cimo-Fesmed: “Con ospedali spezzettati rischio caos per i pazienti”

Riforma Ssn. Cimo-Fesmed: “Con ospedali spezzettati rischio caos per i pazienti”

Riforma Ssn. Cimo-Fesmed: “Con ospedali spezzettati rischio caos per i pazienti”

““In un contesto dove i Pronto soccorso sono presi d’assalto, la trasformazione di importanti strutture sanitarie in ospedali elettivi senza Pronto soccorso determinerà un ridimensionamento importante delle strutture d’emergenza. Seguiremo con molta attenzione l’iter legislativo. Dopo il flop del DM 70 non possiamo permetterci un altro errore” ha dichiarati il Presidente Quici

Lo schema di riforma del Servizio sanitario nazionale approvato ieri dal Consiglio dei Ministri solleva forti perplessità nel sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed. Le linee guida del disegno di legge delega sono estremamente generiche, ma alcune scelte appaiono già chiaramente critiche. In particolare, l’istituzione degli “ospedali elettivi” – strutture per acuti prive di Pronto soccorso – rischia di creare una rete ospedaliera frammentata, con presidi incompleti e un inevitabile aumento dei trasferimenti di pazienti.

“In un contesto dove i Pronto soccorso sono presi d’assalto, la trasformazione di importanti strutture sanitarie in ospedali elettivi senza Pronto soccorso determinerà un ridimensionamento importante delle strutture d’emergenza a cui i cittadini potranno rivolgersi – dichiara Guido Quici, Presidente Cimo-Fesmed -. Al contempo, l’inevitabile potenziamento delle branche mediche e chirurgiche di elezione negli ospedali elettivi potrebbe comportare un contestuale ridimensionamento degli ospedali con Pronto soccorso, dove dunque rimarranno solo attività residuali legate all’emergenza-urgenza”.

“In sintesi, avremo ospedali dedicati quasi solo all’emergenza, impoveriti di reparti d’elezione, e altri concentrati sulle attività programmate. Il risultato sarà un continuo rimbalzo dei pazienti: chi arriva in Pronto soccorso verrà stabilizzato e poi trasferito altrove per le cure definitive, sempre che ci sia un posto letto disponibile. È una logica che aumenta i rischi clinici e complica l’assistenza”. Secondo Cimo-Fesmed, quindi, se la creazione di ospedali di terzo livello potrà ridurre la mobilità sanitaria tra Regioni, quella interna alle stesse province è destinata ad aumentare in modo significativo.

“Tutto questo – aggiunge Quici – porterà anche a distorsioni notevoli del mercato del lavoro: ci saranno medici disposti a lavorare negli ospedali ridimensionati che svolgono prevalentemente attività di emergenza-urgenza, in raccordo con gli ospedali di comunità? Ne dubitiamo. È dunque prevedibile un esodo di professionisti verso strutture più qualificate e meno usuranti di quelle dotate di Pronto soccorso”.

Preoccupano inoltre i vincoli finanziari. “Si parla di neutralità economica dei decreti attuativi, ma per finanziare ospedali di terzo livello e grandi tecnologie serviranno risorse. Se non ci sono nuovi fondi, è evidente che si taglierà altrove. E a pagare sarà, come sempre, l’anello più debole del sistema, e quindi proprio quegli ospedali con Pronto soccorso abbandonati dai medici e presi d’assalto dai pazienti”.

“Il Ssn ha bisogno di una riorganizzazione seria e di una reale integrazione tra ospedale e territorio – conclude Quici –. Ma dopo il fallimento del DM 70/2015, che ha introdotto un sistema involutivo portando alla chiusura di migliaia di reparti e riducendo l’offerta sanitaria, non possiamo permetterci un’altra riforma sbagliata. Per questo la Federazione Cimo-Fesmed seguirà con la massima attenzione l’iter legislativo e valuterà ogni iniziativa necessaria per difendere la qualità dell’assistenza ai cittadini”

13 Gennaio 2026

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