Sanità digitale in Liguria: molte tecnologie, poca governance

Sanità digitale in Liguria: molte tecnologie, poca governance

Sanità digitale in Liguria: molte tecnologie, poca governance

Gentile Direttore, la Liguria è la regione con la popolazione più anziana d'Italia: il 29,2% della popolazione ha più di 65 anni, contro una media nazionale del 24,7%. Allo stesso tempo il sistema sanitario regionale sta attraversando una profonda riorganizzazione (LR 7/2025), ed è chiamato a confrontarsi con problemi...

Gentile Direttore,
la Liguria è la regione con la popolazione più anziana d’Italia: il 29,2% della popolazione ha più di 65 anni, contro una media nazionale del 24,7%. Allo stesso tempo il sistema sanitario regionale sta attraversando una profonda riorganizzazione (LR 7/2025), ed è chiamato a confrontarsi con problemi sempre più complessi legati alla cronicità, alla multimorbilità e alla sostenibilità dei servizi. In questo contesto, la digitalizzazione potrebbe favorire un cambiamento strutturale nei modelli di cura, rendendo il sistema sanitario più efficiente, proattivo, centrato sul paziente e sostenibile. Da qui nasce l’esigenza di capire dove effettivamente si trova la Liguria su questo percorso: cosa funziona, cosa manca, e cosa si potrebbe fare meglio.

Dallo studio, condotto da Paolo Bordon, Marcello Montefiori, Maurizio Colurcio e Giorgia Rieti, nell’ambito di una collaborazione tra il Dipartimento di Economia dell’Università di Genova e Regione Liguria, con la partecipazione di tutte le strutture sanitarie regionali, emerge una fotografia dello stato della sanità digitale ligure. L’analisi ha preso in esame le principali iniziative attive sul territorio e alcune esperienze considerate particolarmente significative dalle stesse aziende sanitarie, qui definite “best practice”.

Sono state censite 40 iniziative digitali attive, per un totale di 53 applicazioni tecnologiche. La telemedicina è la tecnologia più diffusa: le televisite rappresentano il 17% delle applicazioni, il teleconsulto il 9,4%, il telemonitoraggio il 5,7%. Il dato relativo all’intelligenza artificiale (IA), pur coprendo il 56,6% delle applicazioni, riflette la concentrazione in un’unica struttura ad alta specializzazione (prevalentemente in radiologia). Depurato da questo effetto, l’adozione dell’IA nel sistema regionale è ancora contenuta.

Dallo studio emergono benefici significativi: l’83,3% delle best practice riporta miglioramenti nell’efficienza operativa e nel controllo della patologia, con un chiaro orientamento verso la gestione della fragilità e della multimorbilità (71,4%). Tuttavia, persistono criticità organizzative, culturali e tecnologiche: il 42,9% delle iniziative segnala assenza di linee guida condivise e resistenze al cambiamento, mentre il coordinamento tra team o reparti resta problematico nel 28,6% dei casi, nonostante gli investimenti in formazione e coinvolgimento dei clinici. Il problema non è l’assenza di progetti innovativi, ma la difficoltà di coordinarli, diffonderli e sostenerli nel tempo.

Alcuni dati aiutano a capire meglio questa situazione. Il primo riguarda l’integrazione inter-aziendale, quella che consente percorsi di cura che superino i confini della singola azienda, presente in sole tre strutture su nove. Lo stesso dato si osserva per la presenza di unità formalmente dedicate all’innovazione. Un altro elemento riguarda i finanziamenti: l’85,7% delle best practice è sostenuta con risorse interne aziendali. Il ricorso ai fondi PNRR riguarda solo il 28,6% delle iniziative, una quota sorprendentemente bassa, considerando che la Missione 6 destina alla Liguria circa 126 milioni di euro specificamente per innovazione e digitalizzazione. I criteri di selezione delle best practice rivelano una logica che premia l’adattabilità più che l’efficacia: integrazione nei processi (80%) e sostenibilità economica (60%) prevalgono sugli esiti clinici, citati solo nel 40% dei casi. Infine, manca proprio ciò che, in una regione come la Liguria segnata da caratteristiche demografiche e da un territorio morfologicamente complesso, sarebbe forse più necessario: un modello di assistenza realmente centrato sulla presa in carico domiciliare. Il digitale ligure rimane ancora ospedale-centrico, nonostante le tecnologie disponibili consentirebbero di sviluppare con maggiore efficacia percorsi di cura territoriali e domiciliari.

La conclusione che emerge è che i principali ostacoli alla digitalizzazione della sanità non risiedono negli aspetti tecnici, ma nella governance e nelle scelte politiche. Le tecnologie ci sono, quello che manca è una regia regionale capace di coordinarle, valutarle con criteri condivisi e sostenerle con investimenti strutturali e pluriennali.

La recente riforma sanitaria regionale (LR 7/2025, DDL 85/2025), con la creazione dell’ATS Liguria e la riorganizzazione della rete ospedaliera, apre uno spazio concreto per costruire questa architettura. Le scelte che verranno compiute saranno determinanti per la qualità, l’equità e la sostenibilità dell’assistenza.

Lo studio completo è disponibile in allegato per chi voglia approfondire metodologia, risultati e raccomandazioni di policy.

Paolo Bordon
Direttore generale, Area Salute e Servizi Sociali, Regione Liguria

Marcello Montefiori
Professore ordinario, Dipartimento di Economia, Università di Genova

18 Maggio 2026

© Riproduzione riservata

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