Quasi un accesso al pronto soccorso su dieci durante le principali ondate di calore dell’estate 2025 negli Stati Uniti orientali è stato attribuibile alle temperature elevate. È il risultato di uno studio pubblicato oggi su Nature, che ha analizzato 8.169.637 accessi al pronto soccorso in 19 Stati utilizzando i dati delle cartelle cliniche elettroniche. La ricerca, coordinata dalla ricercatrice Amruta Nori-Sarma, ha preso in esame le estati dal 2023 al 2025, con l’obiettivo di comprendere quanto le temperature estreme incidano sull’utilizzo dei servizi di emergenza e, soprattutto, se sia possibile quantificare questo impatto mentre la stagione calda è ancora in corso.
A giugno il 9,2% degli accessi attribuibile al caldo
Le due ondate di calore analizzate si sono verificate tra il 22 e il 25 giugno e tra il 10 e il 13 agosto 2025 negli Stati Uniti orientali. Per valutare l’effetto delle temperature, i ricercatori hanno utilizzato dati giornalieri sugli accessi al pronto soccorso, continuamente aggiornati attraverso le cartelle cliniche elettroniche. È proprio questa caratteristica a rappresentare uno degli aspetti più innovativi dello studio. Nell’abstract della pubblicazione, gli autori spiegano di aver utilizzato questi dati “per stimare quasi in tempo reale l’impatto sanitario durante la stessa stagione” e quantificare gli effetti delle ondate di calore sull’utilizzo dei servizi di emergenza, così da fornire informazioni utili per risposte tempestive di sanità pubblica. Durante l’ondata di calore di giugno, i ricercatori hanno stimato che il 9,2% degli accessi al pronto soccorso per tutte le cause fosse attribuibile al caldo, considerando il giorno dell’esposizione e i quattro giorni successivi. Per l’ondata di agosto, la quota è stata dell’8,3%. In termini assoluti, secondo i dati riportati nell’analisi, si tratta di circa 6.986 accessi in emergenza associati al caldo a giugno e 6.351 ad agosto.
Il caldo aumenta il ricorso all’emergenza
Il dato non indica soltanto un aumento dei disturbi direttamente riconducibili alle temperature elevate. L’esposizione al caldo può infatti accompagnarsi a un aggravamento delle condizioni di salute e tradursi in una maggiore necessità di ricorrere ai servizi di emergenza. Nel complesso, la conclusione dello studio è che le temperature estreme sono associate a un aumento degli accessi al pronto soccorso. È un risultato che assume particolare rilievo in un contesto nel quale le ondate di calore rappresentano una crescente sfida per i sistemi sanitari e richiedono strumenti in grado di identificare rapidamente le aree e i periodi nei quali il carico assistenziale aumenta.
Un sistema di sorveglianza quasi in tempo reale
Tradizionalmente, la valutazione dell’impatto sanitario di un’ondata di calore avviene dopo che l’evento si è concluso, attraverso l’analisi dei dati raccolti nel tempo. Il lavoro pubblicato su Nature propone invece un approccio più dinamico: utilizzare i dati delle cartelle cliniche elettroniche per seguire l’andamento degli accessi al pronto soccorso mentre l’emergenza climatica è ancora in corso. Secondo gli autori, questo può diventare uno strumento utile per la sanità pubblica, perché consente di individuare più rapidamente l’aumento della domanda di assistenza e di orientare le risposte. Nell’abstract, i ricercatori evidenziano infatti la necessità di un “monitoraggio quasi in tempo reale degli effetti del caldo sulla salute”.
Una finestra di quattro giorni dopo l’esposizione
Un elemento importante dell’analisi riguarda anche la dimensione temporale dell’effetto. Per entrambe le ondate, infatti, l’associazione è stata valutata considerando non soltanto il giorno in cui si è verificata l’esposizione alle alte temperature, ma anche i quattro giorni successivi. Questo permette di cogliere un possibile effetto ritardato del caldo sugli accessi ai servizi di emergenza, invece di limitare l’analisi alle sole giornate caratterizzate dalle temperature più elevate. I ricercatori hanno inoltre verificato l’andamento degli effetti considerando differenti periodi cumulativi di ritardo e diversi motivi di accesso al pronto soccorso.
Dalla previsione meteorologica alla risposta sanitaria
Il valore dello studio, quindi, non riguarda soltanto la quantificazione dei danni prodotti dal caldo, ma anche la possibilità di trasformare i dati sanitari in uno strumento operativo di risposta. Sapere che un’ondata di calore sta aumentando gli accessi al pronto soccorso mentre l’evento è ancora in corso può permettere di adattare più rapidamente l’organizzazione dei servizi. Come sostengono gli autori nell’abstract della pubblicazione, le temperature estreme sono risultate associate a un maggiore utilizzo dei pronto soccorso e questo risultato “evidenzia la necessità di un monitoraggio quasi in tempo reale degli effetti del caldo sulla salute”. Non basta, dunque, sapere che sta arrivando un’ondata di calore. Per i sistemi sanitari diventa sempre più importante poter capire in tempo utile quale effetto sta già producendo sulla popolazione.