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Ilva. Rischio cancro o no? Si riapre la querelle. Cosa c'è scritto nel documento inviato da Bondi


Una lettera del commissario Bondi e soprattuto il documento allegato predisposto da alcuni esperti per incarico dell'azienda riapre le polemiche. Un documento che stronca le analisi fatte fino ad ora sulla correlazione tra inquinamento ambientale della zona e tumori. Ma oggi Bondi chiarisce: "Mai detto che il tabacco fa più male delle emissioni dell'Ilva".

15 LUG - Il commissario dell’Ilva di Taranto Enrico Bondi si è guadagnato una pioggia di polemiche: la colpa è di una relazione tecnica volta ad analizzare gli effetti dell’inquinamento prodotto dalla fabbrica sulla salute, che sembra non risparmiare proprio nessuno. Il documento – accompagnato da una lettera di Bondi inviata al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, nonché all'Arpa Puglia, all'Ares Puglia e all'Asl di Taranto – attacca ognuno degli studi che abbiano negli ultimi anni analizzato la correlazione tra inquinamento nell’area industriale e sito di interesse nazionale dell’Ilva di Taranto e l’incidenza di tumori nel capoluogo di provincia pugliese: dal procedimento di valutazione del danno sanitario stilato dall’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente (ARPA) della Regione Puglia, al famoso Studio SENTIERI dell’Iss, che oltre al sito tarantino ha analizzato altri 43 luoghi ad alto inquinamento in Italia.
 
Ma è lo stesso Bondi, dopo le polemiche di ieri, a chiarire: “Non ho mai detto, né scritto che ‘il tabacco fa più male delle emissioni dell’Ilva’, come risulta precisato solo da alcuni giornali”, specificando che le emissioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Taranto “hanno, a quanto risulta da indagini svolte in sede scientifica e dagli accertamenti disposti della magistratura, avuto rilevanti impatti anche sanitari“. E aggiunge “sono stato chiamato, con un decreto legge che non ha precedenti in Italia, ad assicurare l’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione ambientale integrata e di altre misure di risanamento ambientale perché la preoccupazione per tale stabilimento rimane alta”.
 
E quel documento? Bondi chiarisce che “è stato richiesto dalla Regione Puglia un parere all’Ilva su un’ipotesi di valutazione del danno sanitario. L’Ilva ha affidato l’elaborazione di tale parere a quattro docenti universitari. Ho ritenuto doveroso inoltrare tale parere, nel testo che mi era stato trasmesso, come contributo al procedimento avviato dalla Regione Puglia: tale parere tecnico non ha ovviamente alcuna incidenza né sulle iniziative ambientali in corso, né sul Piano di risanamento ambientale dell’Ilva che è in elaborazione e che terrà conto sia dei rischi ambientali che di quelli sanitari”. Tale piano “è già impegnativo e richiede un quadro di riferimento certo e, possibilmente, un clima di lavoro e di collaborazione fra tutti i livelli istituzionali, indispensabile per fare dell’Ilva di Taranto uno degli stabilimenti più rispettosi dell’ambiente d’Europa”.
Ma allora come stanno le cose? Per capirlo abbiamo letto attentamente il famoso documento allegato alla lettera di Bondi. 

Prima di tutto, secondo gli esperti che hanno stilato le critiche lo stesso approccio della procedura di valutazione “non corrisponde ad alcuno schema discusso in letteratura”, e non solo: “si presta a critiche in termini di ambiguità dei concetti e dei metodi impiegati, che sono particolarmente evidenti nell’applicazione che ne è stata fatta allo stabilimento Ilva di Taranto”.
La procedura si basa su tre fasi: la verifica preliminare della “presenza di eventuali criticità sotto il profilo sanitario associate ai dati ambientali […] attraverso opportuni indicatori disponibili della descrizione dello stato di salute della popolazione”; nel caso in cui vengano identificate criticità la valutazione del danno sanitario “attraverso l’applicazione di appropriate funzioni concentrazione-risposta specifiche per inquinante”, i cui risultati vengono confrontati con dati epidemiologici; infine “nel caso in cui non si registri concordanza tra le stime modellistiche e i dati osservati si procederà ad un approfondimento della valutazione epidemiologica nell’area di massima ricaduta degli inquinanti oggetto di studio”.
In realtà, spiegavano nella stessa valutazione del danno sanitario dello stabilimento ILVA di Taranto, valutare sia l’epidemiologa dell’area – rivolta in particolare alle patologie a breve latenza potenzialmente attribuibili ad esposizioni ambientali (es. malattie cardiovascolari, malattie respiratorie acute e croniche, neoplasie infantili) – che l’impatto sanitario impianto‐specifica (che si avvaleva delle procedure di risk assessment con particolare attenzione agli effetti cancerogeni delle sostanze) era il metodo che secondo l’Arpa Puglia poteva meglio aiutare a valutare l’esistenza di criticità, e che permetteva di concludere a favore dell’esistenza di un danno sanitario legato alle emissioni dell’impianto in studio solo nel caso tutte le condizioni sussistessero.
 
Ma il problema individuato dagli esperti del documento presentato dal team di Bondi non sarebbe solo questo. Secondo gli esperti ingaggiati, la scelta del valutare le emissioni solo degli impianti industriali come possibili fonte di inquinamento è un’anomalia, nonostante questa scelta sia giustificata all’interno della valutazione: ad esempio per il PM10 (le polveri sottili con diametro minore di 10 micrometri) l’emissione di inquinanti è secondo le stime da imputare per oltre i tre quarti proprio agli impianti industriali, quindi rappresentano il contributo maggiore.
Invece, secondo gli autori del documento di commento alla valutazione – come ha ribadito anche Bondi nella lettera inviata a Vendola – la “colpa” dell’aumento dei tumori ai polmoni sarebbe dovuto anche al consumo di sigarette e di alcol. Una posizione che sembra tuttavia quasi negare o in qualche modo mettere in discussione la correlazione tra incidenza dei tumori e inquinamento, individuata recentemente anche da un’importante ricerca pubblicata su Lancet Oncology: secondo lo studio nei luoghi dove registra un elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e in particolare quello di adenocarcinoma triplica, a prescindere dall’abitudine al fumo dei cittadini. 
 
Tuttavia, l’attacco più duro è forse quello che riguarda l’esclusione dall’elenco degli inquinanti proprio dei Pm10. Un’omissione che secondo chi ha stilato il documento è stata cercata perché “i dati di esposizione a questo inquinante sono sostanzialmente nella norma” e quindi “la scelta di concentrarsi su tre gruppi di cancerogeni (Ipa, composti organici e metalli) offre più garanzie di ottenere un risultato che attribuirebbe all’Ilva un certo numero di casi di tumore o di decessi”. Insomma, il dubbio sollevato dagli autori è che i dati pubblicati dagli scienziati dell’Arpa siano stati scelti solo per mostrare una situazione peggiore di quella reale.
Inoltre, nel caso di danni sanitari di tipo cronico, secondo il documento degli esperti ingaggiati dal commissario dell’Ilva di Taranto un altro problema è quello della latenza tra esposizione e malattia. “In altre parole – si legge nel documento – il danno è il risultato di esposizioni avvenute nel passato, piuttosto che di esposizioni recenti”. Un pensiero che segue quello pubblicato lo scorso giugno da alcuni degli stessi autori, in documento dedicato all’analisi critica dello studio Sentieri. Secondo quel documento, infatti, sia la mortalità per tutte le cause che quella per malattie dell’apparato respiratorio negli uomini segue un trend in diminuzione con un differenziale simile a quello che si ha nel resto della Puglia e in generale in Italia indice del fatto che in quella zona, così come nel resto del Paese la mortalità è in diminuzione (anche se i dati parlano di un numero di decessi per 100 mila abitanti che rimane sostanzialmente maggiore nel tarantino rispetto ad altre zone della regione e della nazione).
 
Chiara è stata la risposta del governatore della Regione Puglia a tutte queste critiche. “Gli studi e le conclusioni di Arpa e Asl forniscono evidenze scientifiche chiare e lampanti e, in ogni caso, indicano una possibile strada per la sopravvivenza delle attività industriali che debbono essere assoggettate alla condizione di non danneggiare la salute dei cittadini”, ha commentato Vendola. “Vorrei ancora una volta confermare la mia assoluta fiducia nei confronti del lavoro delicato e complesso che stanno affrontando i vertici delle strutture regionali coinvolte, l’Arpa e la Asl, e sono certo che, anche nella fase di contraddittorio con l’impresa, il loro faro guida continuerà ad essere, come è sempre stata, solo ed esclusivamente l’evidenza dei dati scientifici. Confido anche nel lavoro dell'Istituto Superiore di Sanità”.
 
A seguito di questa vicenda, secondo quanto si apprende da alcuni organi di stampa, il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando avrebbe già convocato il commissario per approfondire la questione.

15 luglio 2013
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