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Def 2013. Gimbe: “La Salute degli Italiani ostaggio della deriva finanziaria del Paese” 

Questo l’allarme lanciato dal presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, per sottolineare l’urgenza di azioni concrete a sostegno di un Ssn equo e universalistico. “Non si può nascondere un cambiamento epocale tra le righe di un documento finanziario”.

24 SET - “Dopo i 25-30 mld di euro già sottratti al Ssn per il periodo 2012-2015 il Ministero dell’Economia e Finanze cala inesorabilmente la sua scure programmando un definanziamento che riduce la quota di Pil destinata alla sanità pubblica dal 7.1% al 6.7%. Alla concretezza del dato finanziario nelle misere 2 pagine del lungo documento destinate non fa eco una programmazione sanitaria coerente, anzi tra le righe emerge la volontà di subordinare alle esigenze finanziarie del Paese i diritti dei cittadini sanciti dall’articolo 32 della Costituzione e dai principi fondanti del Ssn”. Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha commentato la nota di aggiornamento del Def.

“Infatti – ha proseguito Cartabellotta - al di là di una serie di concetti alla moda (appropriatezza, governance, lotta agli sprechi, informatizzazione, Hta), si leggono espressioni decisamente preoccupanti, quali ‘prestazioni non incondizionate’, ‘ridisegnare il perimetro dei Lea’, il tutto sotto una regia nazionale di fatto gestita dal Dicastero dell’Economia e delle Finanze”.

Inoltre, accanto a un elenco di azioni da tempo annunciate, il presidente della Fondazione Gilbe fa notare come dal Def “emergono clamorose contraddizioni: come verranno attuate le misure di prevenzione secondo il principio health in all policies che, se rigorosamente applicate, contribuirebbero di fatto a ridurre il Pil? Quante risorse è disponibile a sacrificare lo Stato (da tabacchi, alcool, giochi pubblici) per attuare ‘la prevenzione di tutti i comportamenti a rischio’? Senza investimenti, come sincronizzare la riorganizzazione degli ospedali e lo sviluppo dei sistemi territoriali socio-sanitari in un sistema dove convivono la resistenza della cultura ospedale-centrica e la carenza di esperienze e modelli consolidati di cure primarie?”

“Se le Istituzioni intendono liberarsi di una consistente parte della spesa pubblica attualmente destinata alla Sanità – ha concluso – non possono e non devono nascondere i loro piani tra le righe di un documento finanziario. Un cambiamento epocale di tale portata merita una riforma del Ssn condivisa da tutti gli stakeholders della sanità italiana”.

24 settembre 2013
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