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Def 2015. In sanità confermato il taglio di 2,352 miliardi dell’intesa Stato Regioni. Spesa sotto controllo fino al 2020. Le previsioni

Il taglio al fondo indicato sia per il 2015 che per il 2016. Nella notte di venerdì il varo definitivo in Cdm. Indicate le stime del trend della spesa sanitaria fino al 2060. Si passa da un minimo 6,6 per cento sul Pil del 2020 al 7,6 nel decennio 2050-2060. Nel documento ribaditi gli impegni del Patto per la salute e la sanità si prenota 5 obiettivi nel Programma nazionale di riforma. IL TESTO

10 APR - Dopo l'esame preliminare iniziato lo scorso 7 aprile, era atteso per la mattina di venerdì il via definitivo, ma il Governo ha invece deciso di prendersi altre 12 ore di riflessione rimandando alla serata (il Cdm è iniziato attorno alle 20) il varo del Documento di Economia e Finanza per il 2015. In ogni caso, grazie all'anticipazione del testo in discussione da parte del quotidiano La Stampa, possiamo già anticipare che per la sanità le uniche misure economiche concrete contemplate nel Def sono quelle della manovra di contenimento della spesa prevista dalla legge di stabilità e recepita dalle regioni (la nuova intesa ormai definita con il Governo dovrebbe giungere già la prossima settimana) per un importo di 2.352 mln a decorrere dal 2015. Si riduce così il fondo sanitario che passa dai 112,062 miliardi del Patto siglato a luglio scorso ai 109,7 del Def per il 2015. Ridotto anche quello del 2016 che passa da 115,444 miliardi del Patto ai 113,1 del Def.

 
Oltre alle previsioni di lungo termine comprensive degli scenari legati all'andamento della spesa rispetto all'invecchiamento della popolazione, nella terza sezione del documento, ossia quella riguardante il Programma nazionale di riforma, il governo elenca cinque azioni da mettere in campo nel triennio 2015-2018 per migliorare la programmazione e l'assistenza sanitaria.

Invecchiamento della popolazione e sostenibilità fiscale
Per l'Italia si prevede un livello della speranza di vita al 2060 pari a 85,5 anni per gli uomini e a 89,7 anni per le donne e un tasso di fecondità totale al 2060 pari a 1,61. Complessivamente, nel periodo 2015-2060, la spesa legata all'invecchiamento (age related) in rapporto al Pil è stabile e si attesta intorno ad una media del 28 per cento del Pil. Tuttavia, negli anni successivi al 2015, la spesa si riduce di un punto percentuale di Pil fino al 2020 per poi risalire gradualmente e raggiungere il picco a circa il 28,5 per cento del Pil nel 2043. Negli ultimi anni dell’orizzonte di previsione, l’aggregato della spesa connessa all’invecchiamento si riduce fino a convergere a circa il 27 per cento del Pil nel 2060.

Proiezione della spesa sanitaria al 2060
La proiezione della spesa sanitaria viene effettuata sulla base della metodologia del reference scenario. In una fase iniziale si avrà una riduzione per effetto delle misure di contenimento della dinamica della spesa, e segnatamente in relazione alla manovra prevista in Legge di Stabilità con effetti a decorrere dall’anno 2015, quando si assesterà al 6,8 per cento rispetto al Pil. La previsione del rapporto fra spesa sanitaria e Pil raggiungerà il punto più basso nel 2020 (6,6 per cento), per poi assumere un profilo crescente che si assesterà attorno al 7,6 per cento circa nell’ultimo decennio del periodo di previsione(2050-2060). Andando ancora più nel dettaglio, si può notare come la componente socio-assistenziale della spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine agli anziani e disabili presenti un profilo crescente in termini di Pil che si protrae per l’intero periodo di previsione, attestandosi all’1,6 per cento nel 2060.

Mutuando dalla Commissione Europea la metodologia del cosiddetto scenario di rischio, nel Def vengono anche valutati gli effetti sul debito derivanti dall’applicazione di ipotesi alternative sulla dinamica della spesa sanitaria e per assistenza agli anziani e disabili a lungo-termine (LTC). Tale scenario si differenzia da quello di base per alcune ipotesi più stringenti relativamente ai fattori non demografici. Ne risulta che lo scenario di rischio nel medio periodo peggiorerebbe solo lievemente l’andamento del rapporto debito/Pil che si manterrebbe al di sotto del 60 per cento dopo il 2035.

Legge di stabilità
Passando ad analizzare la legge di stabilità 2015, nel Def si ricorda come, in ambito sanitario, nel periodo 2015-2018 sono stanziati 1,8 miliardi (con un effetto in termini di indebitamento netto pari a circa 1,4 miliardi nel periodo) per il finanziamento di interventi di edilizia sanitaria pubblica. Si prevede altresì un contributo in favore delle regioni per l’erogazione di indennizzi in favore di soggetti danneggiati da emotrasfusioni (0,7 miliardi nel periodo 2015-2018) e si stanzia un apposito fondo per il rimborso delle spese sostenute dalle regioni per l’acquisto di farmaci innovativi (0,1 miliardi nel solo anno 2015).

Patto per la salute
Oltre all’equilibrio di bilancio, le regole a carico delle regioni prevedono, con riferimento alla spesa sanitaria, il rispetto di quanto convenuto nel Patto per la Salute. Il 10 luglio 2014 è stata sancita l’Intesa tra Governo, Regioni, il livello del finanziamento del Ssn cui concorre lo Stato è stato fissato in 112,1 miliardi nel 2015 e 115,4 miliardi nel 2016, prevedendo la possibilità di rideterminazione dello stesso in funzione di sopravvenute esigenze di finanza pubblica. Unitamente agli aspetti finanziari, con il Patto della Salute 2014-2016 sono stati affrontati anche aspetti relativi all’organizzazione e alla regolamentazione del Ssn. Nel testo viene richiamata sia la revisione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) che del prontuario farmaceutico. Inoltre, viene sottolineato come la programmata revisione del sistema di compartecipazione del cittadino al finanziamento delle prestazioni sanitarie (ticket), sia stata effettuata con l’introduzione di nuovi criteri che, a parità di gettito complessivo, tengano conto della condizione economica e della composizione del nucleo familiare. Viene definita di particolare rilievo l'imminente formalizzazione del Regolamento di definizione di standard qualitativi e strutturali dell’assistenza ospedaliera, nonché la fissazione dei criteri organizzativi per l’assistenza riabilitativa, per l’assistenza sanitaria di base e per l’assistenza socio sanitaria, con particolare riferimento alla non autosufficienza.

In relazione a quanto disposto dalla Legge di Stabilità 2015 in merito al contributo delle regioni alla manovra di finanza pubblica (pari a circa 3,5 miliardi), si richiamata la siglata intesa fra Stato e regione del 26 febbraio 2015, a seguito della quale l’onere della manovra a carico del Servizio sanitario nazionale è stato fissato in circa 2,4 miliardi a decorrere dal 2015, con conseguente riduzione di pari importo del livello di finanziamento del Ssn, rideterminato in 109,7 miliardi per il 2015 (contro i 112,062 del Patto siglato a luglio scorso) e 113,1 miliardi per il 2016 (a fronte dei 115,444 del Patto). Per quanto riguarda la spesa farmaceutica, il tetto della spesa territoriale è stato fissato all’11,35 per cento, mentre quello della spesa farmaceutica ospedaliera al 3,5 per cento, del Fondo sanitario nazionale per i prodotti farmaceutici forniti alle farmacie.
 
Giovanni Rodriquez

10 aprile 2015
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