Medici e lavoro. I vantaggi di un Dipartimento per la formazione

Medici e lavoro. I vantaggi di un Dipartimento per la formazione

Medici e lavoro. I vantaggi di un Dipartimento per la formazione

Gentile Direttore,
con piacere rispondo al Prof Cavicchi (QS 10 Giugno 2015) in merito alla riflessione su formazione medica e lavoro, posta dopo un Convegno tenutosi a Salerno (Ordine dei Medici 6 Giugno 2015).

Le Scelte in Sanità
Mi piacerebbe partire da una breve analisi di ciò che accade in queste ore, perché di questo si tratta, un tempo che scorre inesorabile, dove le scelte in Sanità, seguono la logica di una realpolitik che continua ad “emarginare” i medici dalle scelte decisionali che li riguardano e che coinvolgono il paese e i cittadini. Il testo del Regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, se legato ai futuri sbocchi professionali dei giovani medici e alla sicurezza delle cure dei cittadini, mostra le sue intrinseche debolezze, nel momento in cui si svincola dal considerare i LEO (livelli essenziali organizzativi) e senza prevedere quali e quante risorse umane assicurare. Si continua a seguire la logica dei tagli voluti dal MEF, proponendo soluzioni sulle dotazioni organiche al 2004 meno l'1,4% senza tener conto di universalismo delle cure ed equità sociale; per non parlare dei 45 mila posti letto tagliati dal 2000 al 2009 (fonte QS) e di più di 9000 tra il 2012 e il 2011 (fonte Annuario statistico SSN) con una spinta sempre più evidente verso il privato.

Doppio Blocco formazione-lavoro
Stanti queste premesse, i giovani medici, con un doppio blocco alla loro formazione-lavoro, prima durante la laurea per entrare in specialità (circa 80000 mila richieste di accessi alla Scuola Medica a fronte di un 90% di laureati in 6 anni) e successivamente durante la specialità (almeno 15 mila richieste, aa 2014-15, per poco più di 6 mila posti) per concorrere ai posti del SSN, dovrebbero scappare dal nostro Paese, desertificandolo e “decapitalizzandolo”. In realtà lo scenario non è cosi negativo se l'Europa continua a dirci che nel 2020 è prevista una carenza di medici, infermieri e dentisti del 13% per ognuna di queste aree, pari a 1 milione di operatori sanitari comprese le altre professioni sanitarie con un 15% circa della domanda totale di assistenza che non sarà coperto.

E allora quali strategie potrebbe adottare l'Italia all'interno di un contesto Europeo?
Le ipotesi possono essere diverse, come quello di creare un Dipartimento per la formazione che con precise regole (poche), superando l'attuale impalcatura, laboriosa e dubbia, costruita dalle Regioni sulla ricognizione dei fabbisogni, riunisca rappresentanti dell'Università e del Ministero della Salute. In questo caso al MIUR spetterebbe la certificazione del curriculum pre e post laurea secondo standard Europei e l'accreditamento delle strutture a valenza universitaria, al Ministero della Salute l'accreditamento della rete formativa, considerando i LEO, i volumi assistenziali, i posti letto, i dati epidemiologici, il case mix che direttamente le Aziende Sanitarie fornirebbero al Dipartimento. Un tale sistema con una precisa “suddivisione“ di compiti, porterebbe ad identificare quanti medici da formare nel pre-laurea e quali specialità carenti, superando il concetto di dotazione organica e quali standard qualitativi garantire visto che la certificazione del Diploma Supplement di specialista spetterebbe all'Università. Va da sé che a regime, questo sistema sarebbe l'ideale per un tipo di contratto Jobs Act, nel quale le tutele crescenti iniziano ad essere certificate con un inquadramento a tempo determinato fin dai primi anni di specialità e per almeno 36 mesi una volta divenuti specialisti.

I vantaggi
Verrebbe formato un medico preparato, che non subisce una “decapitalizzazione” economica e professionale o se vogliamo di task shifting, sapendo che il suo “fabbisogno“ è stato deciso durante e dopo il percorso di studi Universitari. Il numero chiuso per l'accesso alla Scuola Medica sarebbe basato su numeri certi e non utilizzato come ammortizzatore sociale, un rapporto del quasi 1 ad 1 tra laureati ed ingressi in specialità. Il precariato medico, verrebbe sottratto da proposte tecniche (art 22 pacco della Salute) che nel tentativo di salvare capre e cavoli, continua ad innescare pericolosi fenomeni di disuguaglianze tra i professionisti.

Domenico Montemurro
Responsabile Nazionale Anaao Giovani

15 Giugno 2015

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