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Aggiornamento Lea. E le cure palliative ospedaliere?

di Marco Ceresa

19 LUG - Gentile direttore,
le invio la presente per opportuna informazione circa la presenza di una prossima importante interrogazione Parlamentare al Ministro della Salute, stimolata assieme ad alcuni colleghi, sul tema dell'assenza delle Cure palliative (CP) ospedaliere nel dpcm relativo ai nuovi LEA, peraltro sulla falsa riga di quanto era già accaduto negli Standard ospedalieri (con interrogazioni ancora in attesa di risposta).
 
Forse in questo caso si può considerare quale aggravante il fatto che l'assenza delle CP ospedaliere nei LEA può apparire come la negazione di un diritto, garantito e sancito invece dalla legge 38/2010 che prevede esplicitamente, per legge appunto, la presenza delle CP in ospedale come uno dei nodi della rete della palliazione (stigmatizzato anche come vanto dell'Italia in Europa con il Position Papere emesso nel semestre di presidenza europea italiana del 2014).

Vedo peraltro che il tema dei nuovi LEA è toccato dal Ministero della Salute praticamente ogni giorno, da un lato celebrato come un giusto successo (certo un aggiornamento sul tema era necessario) ormai in via di approvazione definitiva, dall'altro segnalandolo saggiamente come un provvedimento passibile poi di correttivi-aggiornamenti (magari annuali) segnale quindi di una certa consapevolezza della possibilità di miglioramenti e correttivi.
 
Nei giorni scorsi sono state lamentate assenze di varie procedure nel DPCM, ma in tali casi non si trattava di assenza di interi servizi rivolti ai pazienti, ma di omissioni seppur significative, particolari. Nel caso delle CP ospedaliere assenti, invece, nessuno potrà vicariare quanto non più previsto e quindi non garantito in ospedale, si tratta dunque di un diritto di cura della sofferenza negato in violazione della ben nota legge 38/2010. Tale legge, come è noto, eleva la rilevazione del dolore addirtittura al livello di uno dei parametri vitali, per stigmatizzarne appunto la necessità del trattamento e della risoluzione, essendo la sofferenza il sintomo che forse più di ogni altro impatta fortemente sulla qualità di vita degradandola.
 
Infatti va considerato che le CP (unitamente alla terapia del dolore cronico), con la legge 38 sono comunque divenute un diritto per il cittadino ed è stato introdotto l'obbligo della segnalazione quotidiana del dolore in cartella clinica (anche ospedaliera) ..... ma a cosa serve tale obbligo .... se poi non vi è più il personale in grado di curarlo adeguatamente, almeno con riferimento ai casi maggiormente complicati, che peraltro sono quelli in cui i pazienti sono maggiormente sofferenti e dunque bisognosi ....
 
Quindi credo che all'interno dei LEA, anche ospedalieri, non sia ammissibile che non venga garantita la "cura" della sofferenza in qualsiasi fase di malattia ... sarebbe pertanto auspicabile la ricerca di un rimedio tempestivo attuabile con piccola correzione del dpcm, a questa che appare verosimilmente una svista (considerate anche le indicazioni degli altri atti normativi sul tema, ovvero legge 38, ma anche conferenza stato regioni del 25.07.2012, oltre al position Paper dell'Italia in europa nel 2014).
 
Per ora notizie dell'atteso deposito della prossima interrogazione sono presenti solo nel sito del parlamentare proponente, On Brignone.
 
Dott. Marco Ceresa
Medico Palliativista - ASST Santi Paolo e Carlo, Hospice Istituto Palazzolo di Milano della Fondazione Don Carlo Gnocchi

19 luglio 2016
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