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Coronavirus. Enpam potrebbe intervenire nonostante i limiti di legge, ecco come

20 MAR - Gentile Direttore,
la drammatica situazione determinata dall’ infezione Covid-19 purtroppo impone di parlare anche di come affrontarne le conseguenze finanziarie.
L’ ultimo decreto del governo ha deluso le aspettative dei medici libero professionisti che risultano al momento senza alcuna concreta copertura finanziaria di base.
 
E’diffusa anche la sensazione che le opportune e commisurate coperture assistenziali non potranno essere adeguate al tragico momento.
Autorevoli esponenti ENPAM hanno affermato la cogenza delle leggi che blindano il nostro patrimonio e non permettono l’uso di risorse adeguate.
Il Presidente ENPAM Albero Oliveti ha appena affermato, giustamente: "Noi faremo tutto quello che è possibile nell’ambito di quanto ci è concesso dalle attuali norme. Stiamo chiedendo a questo proposito una flessibilità delle regole e la politica deve fare la sua parte".
 
Ritengo estremamente opportuno informare attraverso il suo giornale che l’ENPAM, nel rispetto dei vincoli patrimoniali prescritti dalla legge di privatizzazione 509/94 e riguardo al più volte ricordato paradosso del patrimonio “bloccato”, può permettersi in questi tragici e inaspettati momenti, un aiuto eccezionale ai colleghi libero professionisti iscritti al fondo generale -quota B (fondo dei libero-professionisti), questo in aggiunta alle comunque necessarie e indispensabili previdenze assistenziali che l’emergenza Covid-19 determinerà.

 
Sappiamo benissimo che a tal fine bisogna considerare non solo la situazione patrimoniale attuale, ma anche il suo sviluppo nei prossimi anni.
A tal fine non è superfluo sottolineare che il fondo dei libero-professionisti nell’ultimo bilancio tecnico presentato ai Ministeri vigilanti, relativo al periodo 2017-2067, presenta una ipercapitalizzazione patrimoniale che è stata funzionale a permettere alla Fondazione nel suo complesso a passare indenne le stringenti condizioni imposte dalla riforma del Ministro Fornero, viste le difficoltà patrimoniali di altri fondi.
 
A tale riguardo basta riscontrare in tali bilanci tecnici che nel 2037, anno più critico per il rispetto dei vincoli imposti relativi alla necessaria esistenza di una riserva patrimoniale pari a 5 annualità delle prestazioni previdenziali correnti, il patrimonio del fondo dei libero professionisti presenta una riserva con un “buffer” ulteriore di circa 16 miliardi, mentre nel suo complesso la Fondazione in quell’anno presenta un “buffer” comunque di circa 2 miliardi, purtroppo in ulteriore calo rispetto a quanto rilevato nei bilanci tecnici al 2014.
 
Il surplus patrimoniale sia della Fondazione che del fondo della libera professione presente in tutti i 50 anni nei bilanci tecnici 2017 permette e rende credibile anche l’adozione teorica di una decontribuzione totale per i libero-professionisti riguardo al reddito 2019, eliminando totalmente il contributo da pagare.
 
Infatti , anche senza considerare la minore spesa previdenziale determinata da questa decontribuzione, togliendo al patrimonio complessivo della Fondazione al 2037 il totale dei contributi previsti per quest’anno (nel 2020 circa 1 miliardo €) maggiorati anche di un rendimento semplice annuo del 3%, arriviamo ad un totale dopo 17 anni di circa 1,5 miliardi, che determinerebbe così nel 2037 un surplus patrimoniale di circa 0, 5 miliardi ,quasi a sfiorare il limite imposto dalle regole, ma pur sempre all’ interno.
 
Sappiamo benissimo che vige anche la regola a reddito deve comunque corrispondere contribuzione previdenziale, ma la situazione emergenziale può comunque spingere a richiedere di ridurla in maniera adeguata alla eccezionalità della situazione.
 
Senza considerare inoltre che può essere prevista la possibilità, agli iscritti che lo ritenessero opportuno, di versare, anche successivamente, tutto o una parte del contributo normalmente previsto, anche in diverse rate annuali, per recuperare la immancabile tassazione statale.
 
Il mancato versamento dei contributi relativi al 2019, previsti di regola a fine ottobre, permetterebbe a tutti i colleghi di poter avere certamente non già denaro fresco, ma almeno un maggior grado di flessibilità nel programmare la disponibilità attuale della liquidità.
 
Dottor Franco Picchi
Pietrasanta (LU )

 

20 marzo 2020
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