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Educatore Professionale. Evitiamo l’ennesimo bisticcio

di Francesco Crisafulli

08 OTT - Gentile Direttore,
con l’emendamento 33.0.1 al Disegno di Legge S 1925 a firma delle Senatrici Iori, De Petris, Boldrini, Laforgia, Sbrollini, approvato al Senato nel testo di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia" si è inteso approvare “Misure urgenti per la definizione delle funzioni e del ruolo degli educatori socio pedagogici nel presidi socio sanitari e della salute”.

Per brevità di spiegazione, di fatto, l’iniziativa consiste nella costruzione di un profilo per la figura dell’Educatore Professionale socio pedagogico, tracciata inizialmente come qualifica con il comma 594 alla Legge di Bilancio 2018 e in seguito modificata con il comma 517 alla Legge di Bilancio 2019 che ha previsto la possibilità di operare “nei servizi e nei presìdi socio-sanitari e della salute limitatamente agli aspetti socio-educativi”.
Gli aspetti che preoccupano di questo provvedimento sono due: il primo è che tale operazione è eseguita nell’ambito socio sanitario e della salute dove è già presente il profilo dell’Educatore professionale (ri-denominato socio sanitario dalla stessa Legge di Bilancio 2018) con una storia di trentasei anni alle spalle; il secondo è che per la costruzione di un profilo sociale sia ancora una volta del tutto ignorato il riferimento alla Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato d’interventi e servizi sociali 328/2000.

Sul primo punto, su questa e altre testate, si è già tentato di descrivere il “caos normativo sull’EP” costituito da due figure sovrapposte, con due percorsi formativi distinti che operano spesso su settori di lavoro che coincidono. Sul secondo punto è davvero incomprensibile come sia possibile costruire una figura professionale a suon di emendamenti infilati dove si abbia occasione, sfruttando il momento di emergenza sanitaria ed economica del paese e non puntando a una legge organica che dia il giusto valore all’esperienza formativa maturata in ambito pedagogico.

In ambito sanitario abbiamo avuto un iter lungo (forse eccessivamente) che ha riguardato tutte le professioni dell’area, iniziato con i DL 502/92 e 229/99, approdato al Decreto istitutivo la figura dell’EP 520/98; poi con la Legge 42/99 che ha costruito la struttura delle professioni sanitarie con profilo, ordinamento didattico e codice deontologico; con le norme sulle equipollenze ed equivalenze dei titoli precedenti, l’autonomia e la responsabilità professionale, l’accesso alle funzioni di coordinamento e direttive, per arrivare con la Legge 3/2018 alla costituzione di Albi presso l’Ordine TSRM-PSTRP.

In ambito sociale abbiamo avuto un iter sicuramente più rapido, con tre emendamenti alle Leggi di bilancio e alla conversione di un DPCM in tema di rilancio dell’economia, slegato però da un disegno organico d’inquadramento delle figure dell’area welfare.

La realtà degli EP in Italia conta circa 93.000 unità distribuite tra servizi pubblici e del terzo settore, sanitario, sociale e socio sanitario. Arrivare a una soluzione sull’intricata vicenda normativa non è semplice: forse la strada di una figura integrata di ambito socio sanitario che prenda il meglio delle esperienze formative dell’ambito pedagogico e di quello delle professioni per la tutela della salute, che guardi ai bisogni e ai problemi dei cittadini e che utilizzi le straordinarie potenzialità dell’essere in un Ordine professionale, potrebbe essere la soluzione migliore percorribile. Ciò che è poco comprensibile, invece, è il ridisegno dei confini professionali gli uni a scapito degli altri.

La strategia che forse s’intende perseguire con l’emendamento in questione è di dare legittimità di azione agli EP socio pedagogici nell’ambito socio sanitario e dei servizi per la salute e ottenere indirettamente la sovrapposizione dei due profili al fine di una possibile e futura fusione: operazione che potrebbe anche funzionare se fosse condivisa; diversamente, rischia solo di mal disporre gli animi delle parti in causa.

L’appello quindi alle forze politiche in Parlamento, al Ministero della Salute tirato in causa dall’emendamento appena approvato, all’Ordine professionale e alla neo eletta Commissione nazionale d’Albo dell’EP, affinché si possa giungere ad una conclusione di senso per la figura dell’Educatore Professionale in Italia. E’ insediato un Tavolo interministeriale che sta affrontando questi aspetti: perché non sfruttarlo per concordare dei passaggi da fare insieme?

Francesco Crisafulli
Educatore professionale


08 ottobre 2020
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