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Veneto. Ecco il progetto sperimentale per valutare l’impatto del Piano Socio-Sanitario

di M.Bonin, S.Campostrini, S.Porchia e D. Mantoan

Nell’ambito della collaborazione tra Regione Veneto e Università Ca’ Foscari di Venezia, si è deciso di utilizzare questi anni di realizzazione del Piano Socio-Sanitario Regionale per mettere a punto un modello di valutazione in grado di monitorare l’impatto complessivo nel territorio, fornendo elementi per orientare da un lato la direzione regionale del settore Sanità e Sociale nella programmazione generale e dall’altro l’operatività dei dirigenti delle Ulss

16 OTT - La Regione del Veneto si è dotata di un piano sanitario, che per le sue peculiarità, ha voluto definire “Socio-Sanitario” già nel 2012. Il nuovo piano, anche a seguito della recente riforma adottata, è in fase di riscrittura. Nel corso del piano 2012-2016 attualmente ancora in vigore, grazie ad una collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Regione del Veneto ha voluto sperimentare nuove ed innovative modalità per monitorare il raggiungimento dei principali obiettivi posti nel piano stesso. Un approccio simile, visti i risultati incoraggianti, si tenterà anche per accompagnare il nuovo piano oggi in fase di scrittura. Qui presenteremo i presupposti del progetto di monitoraggio, i principali meccanismi di funzionamento e le prospettive di sviluppo.
 
Con la Legge regionale n. 23 del 29 giugno 2012, e successivi decreti attuativi, la Regione Veneto ha approvato il Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016 che ha introdotto numerosi cambiamenti sintetizzabili in quelli che sono stati definiti i tre pilastri del Piano:

- Potenziamento dell’assistenza territoriale:
• Consolidamento del ruolo del Distretto socio-sanitario;
• Sviluppo e diffusione dei modelli di gestione integrata della cronicità;
• Implementazione di modelli organizzativi a rete fondati su team multiprofessionali;
• Qualificazione delle forme associative della Medicina Convenzionata;
• Ridefinizione di una filiera per l’assistenza extraospedaliera con particolare riferimento all’assistenza in strutture di ricovero intermedie;

- Completamento del processo di razionalizzazione della rete ospedaliera:
• Delineare reti cliniche funzionali;
• Estensione di modelli ospedalieri in cui la degenza sia definita in base alla similarità dei bisogni (complessità clinica e intensità di cura richiesta);

- Perfezionamento delle reti assistenziali sia orizzontali che verticali, orientando il sistema verso un modello circolare dell’assistenza:
• Garanzia di continuità dei percorsi attraverso l’integrazione delle funzioni e delle competenze;
• Implementazione del paradigma che attribuisce l’acuzie all’Ospedale e la cronicità al Territorio.

Nella stesura del Piano ci si è richiamati a quattro principi fondamentali nella realizzazione degli obiettivi enunciati ovvero:
- l’universalità ossia l’essere rivolto a tutta la popolazione di riferimento;
- l’equità ossia la garanzia di una uguale opportunità nel raggiungimento e nel mantenimento di obiettivi di salute individuali e nella garanzia di uniformità delle prestazioni sul territorio regionale;
- l’umanizzazione dell’assistenza socio-sanitaria;
- l’integrazione socio-sanitaria.

Sono state indicazioni importanti che hanno avuto degli impatti profondi nelle pratiche operative dei territori. Questo percorso di riforma, che ancora si sta realizzando oggi, ha visto un ulteriore tassello nell’accorpamento delle Aziende sanitarie avvenuto a partire da gennaio 2017, dall’istituzione dell’Azienda Zero e dai nuovi atti aziendali che ridisegnano gran parte dell’organizzazione territoriale.

Si tratta di una sfida che le strutture sanitarie della Regione del Veneto vorrebbero realizzare per far fronte da un lato ai profondi cambiamenti nella popolazione e nella domanda di salute, dall’altro alle limitate risorse che già da anni caratterizzano i trasferimenti dallo stato centrale alle regioni. L’obiettivo di fondo, la mission, sarebbe quella di mantenere e, se possibile, migliorare la salute complessiva dei cittadini veneti nell’accezione più ampia del concetto.

Per questo, nell’ambito di una collaborazione stabile tra Regione Veneto e Università Ca’ Foscari di Venezia, si è deciso di utilizzare questi anni di realizzazione del Piano Socio-Sanitario Regionale per mettere a punto un modello di valutazione in grado di monitorare l’impatto complessivo nel territorio, fornendo elementi per orientare da un lato la direzione regionale del settore Sanità e Sociale nella programmazione generale e dall’altro l’operatività dei dirigenti delle Unità Locali Socio-Sanitarie (ULSS, come in veneto vengono definite le aziende sanitarie locali).

A partire dal 2013 si è per questo iniziato un progetto che è partito dallo studio di modelli di valutazione dei sistemi socio-sanitari nazionali e internazionali, passando poi ad un confronto con i dirigenti del settore sanità e sociale della Regione del Veneto e, attraverso l’analisi dei dati disponibili e aggiornati a livello disaggregato territorialmente, ha individuato modelli di trattamento dei dati e indicatori per fornire informazioni utili a tutti i livelli organizzativi.
 
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Mauro Bonin, Stefano Campostrini, Stefania Porchia e Domenico Mantoan

16 ottobre 2017
© Riproduzione riservata

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