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Mobilità sanitaria 2018: un “business” pubblico da 4,6 miliardi. Ma a guadagnarci sono solo sette Regioni e al Sud l’unica in attivo è il Molise

La Commissione salute delle Regioni ha raggiunto un accordo sulla compensazione della mobilità sanitaria che deve ora essere formalizzato in Conferenza dei presidenti: chi deve di più è la Calabria che raggiunge un saldo negativo di oltre 319 milioni, chi guadagna di più è la Lombardia che deve incassare oltre 808,6 milioni. Nei calcoli sono previsti l'abbattimento del 60% del saldo ricoveri erogati dal privato nel 2016 rispetto al 2015 e del 50% per quelli del 2014 rispetto al 2013. I CALCOLI COMPLETI DELLA MOBILITÀ.

21 MAR - Quattordici Regioni debitrici. Solo sette creditrici oltre al Bambino Gesù e all’Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano militare Ordine di Malta (ACISMOM). In tutto un giro di oltre 4,6 miliardi legati alla mobilità sanitaria interregionale.
 
Leggendo la tabella complessiva della mobilità, chi deve di più è la Calabria che raggiunge un saldo negativo di oltre 319 milioni, seguita dalla Campania con più di 302 milioni e dal Lazio con oltre 289 milioni.
 
Chi guadagna di più è la Lombardia che deve incassare oltre 808,6 milioni. Al secondo posto c'è l'Emilia Romagna con quasi 358 milioni e terza è il Veneto con 161,5 milioni circa da avere.
 
Bilanci positivi ovviamente per Bambino Gesù e Ordine di Malta e qualche aiuto che sul totale arriva dalle rateizzazioni previste per gli anni precedenti.  

Queste somme saranno quelle che comporranno la colonna della mobilità sanitaria nel riparto 2018, concordato dai governatori per 110,132 miliardi circa a febbraio, ma che deve ancora essere formalizzato in Conferenza Stato-Regioni. L'accordo sulla mobilità è stato per il momento accantonato su richiesta dell'assessore al Bilancio della Lombardia Garavaglia che, pur condividendo da un punto di vista tecnico le tabelle relative alle matrici di mobilità in sintonia con tutta la Commissione Salute, ha chiesto di sospendere la loro approvazione fino alla risoluzione della questione della compensazione interregionale della mobilità in materia di tassa automobilistica. Il Dg alla Sanità della Regione Veneto ha espresso contrarietà alla sospensione dell'approvazione, ma i presidenti hanno accolto la richiesta della Regione Lombardia, concordando però sulla necessità di prevedere in tempi brevi un confronto politico ristretto per arrivare alla risoluzione della questione entro la prossima riunione.
 
La Commissione salute delle Regioni ha comunque raggiunto un accordo sulla compensazione della mobilità sanitaria (in cui oltre ai viaggi in cerca di cure milgiori o alle cure casuali in altre Regioni sono compresi anche gli interventi interregionali per le cellule staminali, la plasmaderivazione, gli emocomponenti, i residui manicominali, gli hanseniani e i disabili cronici ) che deve ora essere formalizzato in Conferenza dei presidenti, che si basa su alcuni presupposti.
 
Nel riparto 2018 andranno riportate le ricadute di:
- acconto 2018 sulla base della matrice di scambio 2016;
- saldi tra acconto entrato nel riparto 2016 (dati 2013) ed effettivi dati scambi per il 2016;
- accordo sulle dinamiche di aumento 2016: per quanto riguarda gli aumenti di fatturato per attività ospedaliera registrati nel 2016, che hanno riguardato il solo settore privato (il settore pubblico è sostanzialmente stabile nella propria produzione ospedaliera complessiva), le Regioni hanno concordato un abbattimento del 60% degli aumenti dei relativi saldi regionali rispetto agli stessi saldi riferiti al 2015;
- scambio dati su disabili 2013 e 2014, oltre ad alcune partite regolatorie rimaste in sospeso in sede di riparto 2017 (Lombardia/Molise, Lombardia/Sardegna, addebiti Regione Lazio, ricalcolo addebiti Provincia Bolzano, riabilitazione ospedaliera Umbria).
 
Per quanto riguarda la mobilità 2014, le Regioni hanno deciso di procedere a una rateizzazione quadriennale (importi uguali ogni anno) 2018-2021 per:
- saldi tra acconto entrato nel riparto 2014 (dati 2012) ed effettivi scambi 2014;
- accordo settembre 2016 dei presidenti sulle dinamiche di aumento 2014.
 
Quest’ultimo accordo prevede che in relazione agli aumenti osservati per il settore privato, e tenendo presente le indicazioni normative, si applica una riduzione % sull’incremento del valore registrato dai saldi delle singole Regioni. Riduzione che deve comunque salvaguardare la produzione dell’alta complessità come definita dalla legge di stabilità 2016 (comma 574) e quindi non potrà essere superiore al 50 per cento.
 
Gli abbattimenti avvengono sia sugli aumenti 2014 rispetto al 2013 sia sugli aumenti 2015, sempre rispetto al 2013.
 
I valori degli scambi riferiti al privato sono così ridefiniti, per essere inseriti nel riparto del fondo sanitario.
 
Rispetto a tutti gli altri settori a cui si applica la compensazione valgono i valori già acquisiti dal coordinamento.
 
In base all’accordo le Regioni si scambiano i dati individuali di attività erogata per valutare i consumi dei propri residenti che non potranno portare a modifiche di carattere finanziario rispetto all’accordo stesso.
 
Le ricadute sul riparto del fondo sanitario è previsto che vengano diluite in due esercizi finanziari, prevedendo di avere a riferimento la valorizzazione della mobilità 2015 e il relativo conguaglio nel riparto 2017, in modo da riallineare il riparto ai meccanismi usuali e prevedere che i conguagli della mobilità 2014 siano inclusi nel riparto 2018, insieme ai dati che verranno prodotti per il 2016.
 
La mobilità 2018, quindi, parte da lontano e prevede anche tutti i conguagli dal 2013 al 2016.
 

 

 


21 marzo 2018
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