Tumori. Quando la chemioterapia peggiora le cose

Tumori. Quando la chemioterapia peggiora le cose

Tumori. Quando la chemioterapia peggiora le cose
Essendo tossica per i tessuti sani li stimola a produrre delle sostanze che difendono l’organismo e il tumore dall’effetto dei farmaci. Il problema soprattutto nei tumori in stadio avanzato. La soluzione? Potrebbe trovarsi nello sviluppo di cure oncologiche personalizzate.

Il meccanismo dietro allo sviluppo della resistenza alla chemioterapia potrebbe oggi essere stato spiegato: lo stesso trattamento minerebbe in un certo senso la sua efficacia. Attaccando anche le cellule sane le stimola infatti a produrre una proteina che aiuta il cancro a combattere la cura. L’inaspettata scoperta è stata pubblicata su Nature Medicine da ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Secondo gli scienziati sarebbe per questo motivo che molti pazienti con cancri metastatici non rispondono bene alla terapia.
 
È infatti circa il 90% dei pazienti con masse tumorali maligne (come quelle riscontrate nei carcinomi mammari o prostatici, o nei cancri al colon o ai polmoni) che hanno dato metastasi, a sviluppare resistenza alla chemioterapia. In particolare la responsabilità sarebbe dei fibroblasti, cellule del tessuto connettivo che di solito giocano un ruolo cruciale nel guarire ferite e nel produrre collagene, o meglio di una particolare proteina da loro prodotta, dalla poco intuitiva sigla di WNT16B. La creazione di questa molecola, che fa parte di una famiglia di sostanze utili nella morfogenesi dei tessuti, subirebbe un incremento di 30 volte rispetto al normale a causa dei danni al Dna causati dalla chemioterapia: in questo modo le cellule tumorali sarebbero indotte a crescere e invadere i tessuti circostanti al luogo di sviluppo primario del cancro.
La principale causa del fallimento della chemioterapia nel trattamento dei tumori in stadio avanzato è infatti il problema che la dose di farmaco necessaria a liberare definitivamente i pazienti dalla malattia è altamente tossica. “In laboratorio siamo potenzialmente capaci di curare ogni tipo di cancro, il problema è che in vivo non possiamo usare quelle stesse quantità di sostanze, poiché per gli esseri umani quei farmaci a quelle dosi sono letali”, ha spiegato Peter Nelson, coordinatore dello studio. Per questo di solito si usano dosi minori, intervallate da pause nel trattamento per far disintossicare l’organismo, che però non bastano a liberare il corpo dal tumore, che dunque diventa resistente.
 
Alla luce di questa scoperta, secondo i ricercatori, sviluppare terapie personalizzate e dunque mirate alle sole cellule tumorali è un campo di ricerca di ancor maggiore interesse. “I trattamento contro il cancro si evolvono nella direzione di sempre maggiore specificità, in modo da colpire i soli motori molecolari del cancro e lasciare intatti altre cellule e il Dna contenuto al loro interno”, ha aggiunto Nelson. “I risultati dimostrano anche che l’ambiente microscopico intorno al tumore può influenzare la riuscita delle terapie”.

“Si tratta di un lavoro che si aggiunge a quelli che dimostrano come i trattamenti anti-cancro non hanno effetti sulle sole cellule tumorali, ma anche su quelle sane”, ha commentato Fran Balkwill, esperto inglese di ricerca sul cancro, riprendendo un concetto che avevano sottolineato proprio la settimana scorsa anche due ricercatori italiani, Lorenzo Mantovani, esperto di Farmacoeconomia all’Università Federico II di Napoli, e Nicola Normanno, direttore del dipartimento di Ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale, intervistati da Quotidiano Sanità. “Spesso l’interazione con le cellule circostanti può essere produttiva – ha spiegato Balkwill – ad esempio se la chemioterapia stimola le difese ad attaccare il tumore. Ma talvolta succede anche che sia appunto questa a rendere il tumore ancora più resistente”.
 
Chiaramente va ricordato che le terapie oncologiche personalizzate non funzionano per ogni tipologia di tumore, e che solo alcuni pazienti hanno le caratteristiche per poter essere trattati con i farmaci molecolari. Come ci aveva detto Normanno, va specificato dunque che "la chemioterapia ha salvato e continuerà a salvare moltissime vite umane".

06 Agosto 2012

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