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L'Onu celebra il World Toilet Day. E lancia l'allarme: "2,5 miliardi di persone non hanno servizi igienici" 

Ogni ora circa 70 tra donne e bambine muoiono per malattie che derivano dalla mancanza di accesso a un bagno e all'acqua. La giornata mondiale per denunciare una realtà di cui si parla molto poco e che presenta gravissime ripercussioni per la salute. Nata nel 2001, da quest'anno ha il patrocinio delle Nazioni Unite. 

19 NOV - Certo, a qualcuno potrà sembrare una giornata un po' curiosa, ma il World Toilet Day, che si celebra oggi in tutto il mondo, è da quest'anno una ricorrenza ufficiale delle Nazioni Unite. L'accesso ai servizi sanitari fa infatti parte di uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti dall'Onu nel 2005 e che andrebbero raggiunti entro il 2015, e in effetti quello di avere accesso a un bagno è il primo passo verso l'igiene, una possibilità che è negata addirittura a un terzo della popolazione mondiale.

L'idea alla base della giornata, lanciata per la prima volta nel 2001 dalla World Toilet Organization è quella di diffondere un approccio collaborativo tra governi, società civile e aziende, in modo da poter veramente rimettersi in carreggiata in vista del 2015 e degli Obiettivi del Millennio. “Col nuovo millennio i leader di tutto il mondo avevano promesso che la percentuale di persone che non ha accesso ai servizi sanitari basilari sarebbe stata dimezzata entro il 2015”, ha commentato Barbara Frost, direttore esecutivo di WaterAid, organizzazione no-profit internazionale che si impegna nella lotta al contagio derivante dall'uso di acqua contaminata. “Invece se tutto rimane com'è oggi circa mezzo miliardo di persone dovrà aspettare almeno un decennio per vedere questa promessa mantenuta. Ogni ora circa 70 tra donne e bambine muoiono per malattie che derivano dalla mancanza di accesso a un bagno e all'acqua”.

 
I dati pubblicati nell'ultimo report redatto dalla stessa WaterAid insieme al Water supply and sanitation collaborative council, che si occupa proprio di accesso ai servizi sanitari e all'acqua, e all'azienda Domestos, sono in effetti molto preoccupanti: il titolo “We Can't Wait” non può essere infatti più azzeccato, quando oltre 2,5 miliardi di persone al mondo non hanno accesso a servizi sanitari adeguati, con conseguenze devastanti per il benessere, la salute e anche per la legittimazione di donne e bambine di tutte le regioni del pianeta, forse le più colpite dal problema.
È infatti proprio la situazione della popolazione femminile a preoccupare di più: sono 526 milioni le donne impossibilitate ad avere la privacy di una toilette, donne rischiano non solo di provare vergogna o di contrarre malattie, ma anche di essere molestate o assalite. “Provando a fare un conto “cumulativo” di tutte le ore perse dalle donne di tutto il mondo per trovare un posto sicuro dove andare in bagno, si arriverebbe a 97 miliardi di ore l'anno”, spiegano i redattori del documento. Ma il problema riguarda anche l'educazione, continuano: “Nei luoghi dove le scuole non forniscono servizi igienici adeguati, puliti e sicuri, la frequenza per le bambine crolla a picco”.
 

Ed ecco allora le raccomandazioni che emergono dal report:
- i governi, che siano di paesi in via di sviluppo o industrializzati, devono avere come priorità quella di rivalutare il settore della Sanità che si occupa dei servizi igienici, in modo che l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio possa essere raggiunto;
- i governi devono mantenere dunque le promesse fatte alle Nazioni Unite ma anche a livello locale, nazionale o regionale, alla popolazione. Inoltre, devono aumentare in maniera significativa le risorse sanitarie dedicate a questo scopo, usarle in maniera saggia e assicurarsi che vadano in aiuto delle persone che ne hanno più bisogno, come chi vive ai margini della società o chi è più vulnerabile;
- il quadro di lavoro post-2015 e Obiettivi del Millennio dovrà riguardare l'accesso universale all'acqua e all'igiene, riducendo gradualmente fino ad eliminarle tutte le disparità in questi campi;
- l'accesso ai servizi igienici dovrebbe essere integrato nelle politiche a supporto dell'educazione con uno stanziamento adeguato di risorse, in particolare per far sì che: tutte le scuole abbiano servizi sanitari adeguati, compresi luoghi dove lavare le mani e bagni separati per bambini, bambine e disabili; siano disponibili suppellettili adeguate perché si possa ottenere una corretta igiene mestruale; sia promossa l'igiene personale tramite educazione specifica fin dalla scuola primaria;
- la partnership tra pubblico e privato deve essere migliorata, in modo che più attori del settore privato possano riconoscere l'opportunità economica di investire nello sviluppo sociale, anche tramite la fornitura di accesso ai servizi sanitari.
 
Anche perché, spiega Chris Williams, direttore esecutivo del Water supply and sanitation collaborative council di Ginevra, “bagni e acqua corrente sono il motore stesso della Sanità e dello sviluppo economico e sociale nel Mondo” poiché “un ambiente carente di servizi igienici e acqua pulita è un ambiente dove ottenere altri obiettivi di sviluppo è un sogno pressoché impossibile”. E perdere tempo senza trovare una soluzione al problema dell'accesso ai servizi sanitari è una cosa che il mondo non si può più permettere. Insomma, come conclude Williams e come dice lo stesso titolo del report appena pubblicato, “è adesso è il momento di agire”.
 
Laura Berardi

19 novembre 2013
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