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Farmaci. Osmed 2015: spesa sfiora i 29 mld. Boom per gli anti epatite C, solo per loro spesi 1,7 mld. Cardiovascolari al top per i consumi

Ogni italiano ha assunto in media 1,8 dosi di farmaci al giorno. Ticket e compartecipazione in lieve aumento (+1,4%): ammontano a 1,521 mld. Si confermano le differenze regionali di consumo e spesa per categoria terapeutica. Aumenta uso biosimilari mentre diminuisce quello degli antibiotici, anche se nel 30% dei casi su usano ancora in modo inappropriato. I farmaci  a brevetto scaduto coprono ormai quasi il 70% dei consumi. LE SCHEDE - IL RAPPORTO - PRESENTAZIONE PANI

21 GIU - La spesa farmaceutica nazionale totale nel 2015 è stata pari a 28,9 miliardi di euro (+8,6% rispetto al 2014) e ha rappresentato l’1,9% del PIL di cui il 76,3% è stato rimborsato dal SSN. Nel 2015 ogni cittadino ha assunto in media poco più di 1,8 dosi di farmaci al giorno e ha speso circa 476 euro in un anno. Questi alcuni dei moltissimi dati contenuti nel Rapporto Osmed 2015 curato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Una spesa quindi che continua a crescere come previsto, complice anche l’alto costo per i farmaci contro l’epatite C che da soli hanno fatturato 1,7 miliardi che hanno inciso in maniera significativa sull'incremento della componente ospedaliera della spesa farmaceutica incrementata di ben il 24,5%. Aumenta (+1,4%) anche la spesa a carico dei cittadini (ticket+differenza prezzo) che è arrivata a quota 1,521 mld.

Si confermano poi significative differenze regionali di consumo e spesa per categoria terapeutica con il Lazio che risulta essere la Regione con i maggiori consumi in regime di assistenza convenzionata, seguita dalla Puglia e dalla Sardegna. La spesa lorda pro capite maggiore si registra invece in Campania, Puglia e Calabria. La Provincia autonoma di Bolzano, al contrario registra la spesa pro capite meno elevata. In ogni caso, le Regioni del Nord registrano livelli inferiori di spesa convenzionata rispetto alla media nazionale; Sud e Isole mostrano valori di spesa superiori.


I farmaci cardiovascolari si confermano la categoria a maggior consumo, seguiti dai farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, dai farmaci del sangue e organi emopoietici e dai farmaci per il Sistema Nervoso Centrale. Gli antimicrobici salgono al primo posto per spesa, seguiti dagli antineoplastici e immunomodulatori.

I farmaci a brevetto scaduto  rappresentano ormai il 69,8% delle dosi consumate. In aumento l’utilizzo dei biosimilari, soprattutto delle epoetine (+49,0% rispetto al 2014) e della somatropina (+21,5%), con effetti positivi sulla spesa.

Diminuisce invece del -2,7% il consumo di antibiotici, mentre la spesa si riduce del -3,2%. L’impiego inappropriato di antibiotici supera però ancora il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, anche se in costante calo rispetto agli anni precedenti.

Brutti segnali dall’appropriatezza terapeutica. Si conferma infatti il trend di inappropriatezza nel trattamento con i farmaci antidiabetici, mentre peggiora l’appropriatezza d’uso degli inibitori di pompa protonica.
 
La sintesi del Rapporto Osmed 2015:

Il consumo di farmaci
Nel 2015 le dosi di medicinali consumate al giorno ogni 1.000 abitanti sono state 1.791 (ovvero considerando anche i consumi in ospedale, in media ogni cittadino italiano, inclusi i bambini, ha assunto al giorno circa 1,8 dosi di farmaco), il 70,8% delle quali erogato a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), mentre il restante 29,2% è relativo a dosi di medicinali acquistati direttamente dal cittadino (acquisto privato di classe A, classe C con ricetta e automedicazione).

Per quanto riguarda l’assistenza territoriale complessiva, pubblica e privata, sono state dispensate 1,9 miliardi di confezioni, in aumento rispetto all’anno precedente del +0,1%. Tale andamento è determinato principalmente dall’aumento delle confezioni dei farmaci di classe A acquistate privatamente dal cittadino (+2,1%) e dei farmaci di automedicazione (+0,8%), bilanciato da una riduzione delle confezioni erogate in assistenza convenzionata (-0,2%) e delle confezioni dei farmaci in classe C con ricetta (-0,8%).

La spesa farmaceutica
Nel 2015 la spesa farmaceutica ha rappresentato l’1,9% del Prodotto Interno Lordo nazionale a prezzi correnti. La spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, è stata pari a 28,9 miliardi di euro, di cui il 76,3% rimborsato dal SSN, ed è aumentata rispetto all’anno precedente del +8,6%. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è ammontata a circa 476 euro.

La spesa farmaceutica territoriale complessiva è stata pari a 21.778 milioni di euro (13.398 milioni di spesa pubblica territoriale + 8.380 milioni di spesa privata territoriale) in aumento rispetto all’anno precedente del +8,9%.

La spesa pubblica territoriale, comprensiva della spesa netta dei farmaci erogati in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta e per conto di classe A, è stata di 13.398 milioni di euro (circa 220 euro pro capite), ossia il 61,5% della spesa farmaceutica territoriale, e ha registrato un sensibile aumento del +13,1%, dovuto principalmente all’aumento della spesa per medicinali di classe A erogati in distribuzione diretta e per conto (+51,4%).

La spesa a carico dei cittadini, comprendente la spesa per compartecipazione (Ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto consegnato al cittadino e il corrispondente prezzo di riferimento), per i medicinali di classe A acquistati privatamente e quella per i farmaci di classe C, è stata di 8.380 milioni euro, in aumento del +2,9% rispetto al 2014.

La spesa per l’acquisto di medicinali da parte delle strutture sanitarie pubbliche (pari al 38,7% della spesa farmaceutica totale) è stata di circa 11,2 miliardi di euro (184,3 euro pro capite) e ha fatto registrare nel corso dell’anno un incremento del +24,5% rispetto al 2014, dovuto principalmente all’ingresso sul mercato nazionale di medicinali innovativi, in particolare quelli utilizzati nella cura dell’epatite C.

Le categorie più prescritte
Nel 2015 i medicinali per ilsistema cardiovascolare si confermano la categoria maggiormente consumata dagli italiani (mentre scendono al terzo posto in termini di spesa, cedendo il primo posto ai farmaci antimicrobici), seguiti dai farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, dai farmaci del sangue e organi emopoietici e dai farmaci per il Sistema Nervoso Centrale.

I farmaci antineoplastici ed immunomodulatori si confermano al secondo posto in graduatoria tra le categorie terapeutiche a maggiore impatto di spesa farmaceutica complessiva. Aumentano consumi (+1,9%) e spesa (+7,5%) dei farmaci antineoplastici ed immunomodulatori acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Consumo e spesa per età e genere
Nel complesso della popolazione, la prevalenza d’uso dei farmaci è stata in media del 63,4% (58,9% negli uomini e 67,5% nelle donne), passando da circa il 50% nei bambini e negli adulti fino ai 54 anni, a quasi il 90% nella popolazione anziana con età superiore ai 74 anni (ovvero la quasi totalità degli over 74 assume almeno un medicinale). Differenze di genere sono evidenziabili nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni, in cui le donne mostrano una prevalenza media d’uso dei medicinali superiore a quella degli uomini, con una differenza assoluta del 10%.

Anche nei bambini (0-4 anni) si registra una prevalenza d’uso dei medicinali superiore a quella registrata per la fascia d’età 5-44 anni (soprattutto tra i maschi): oltre la metà dei bambini ha ricevuto almeno una prescrizione nel corso dell’anno.

L’uso di antimicrobici è concentrato maggiormente nei primi quattro anni di vita e dopo i 64 anni. Si conferma una maggiore prevalenza d’uso nelle donne di farmaci antineoplastici e immunomodulatori (tra i 35 e i 74 anni), per il Sistema Nervoso Centrale (a partire dai 35 anni) e per l’apparato muscolo-scheletrico.

Consumo e spesa: variabilità regionale
La spesa farmaceutica pubblica regionale erogata in regime di assistenza convenzionata è stata pari a 8.477 milioni di euro, a fronte di 596 milioni di ricette emesse e 1,1 miliardi di confezioni di farmaci dispensati.

Per i farmaci in regime di assistenza convenzionata di Classe A-SSN, il Lazio è la Regione con la quantità massima di consumi 1.248,9 DDD/1000 ab. die), seguita dalla Puglia (1.235,7 DDD/1000 ab. die) e dalla Sardegna (1.219,1 DDD/1000 ab. die). La spesa lorda pro capite maggiore in Campania (222,5 euro pro capite), seguita da Puglia (214,8 euro pro capite) e Calabria (208,9 euro pro capite).

La Provincia autonoma di Bolzano è quella con la spesa meno elevata pari a 129,3 euro pro capite e 908,4 DDD/1000 ab. die. Le Regioni del Nord registrano livelli inferiori di spesa convenzionata rispetto alla media nazionale; Sud e Isole mostrano valori di spesa superiori.
Si confermano significative differenze regionali di consumo e spesa per categoria terapeutica.

Farmaci a brevetto scaduto
Il 69,8% delle dosi consumate ogni giorno è costituita da medicinali a brevetto scaduto, che rappresentano anche il 21,4% della spesa pubblica.
Nell’ambito dell’assistenza convenzionata l’Emilia Romagna è la Regione con la maggiore incidenza della spesa per farmaci a brevetto scaduto sulla spesa farmaceutica convenzionata netta regionale, seguita da Umbria e Toscana. L’Abruzzo, la Lombardia e la Sardegna sono quelle con il livello di spesa più basso.

Quattro inibitori di pompa risultano tra i primi 20 principi attivi a brevetto scaduto a maggiore spesa convenzionata. Leuprolide, octreotide e gli elettroliti sono i farmaci a brevetto scaduto a maggior spesa tra quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Italia al terzo posto in Europa in termini di spesa per farmaci che hanno goduto della copertura brevettuale, dopo Grecia e Irlanda.
In aumento l’utilizzo dei biosimilari, soprattutto delle epoetine (+49,0% rispetto al 2014) e della somatropina (+21,5%), con effetti positivi sulla spesa.

Consumo e spesa di antibiotici
Nel 2015 diminuisce del -2,7% il consumo di antibiotici, mentre la spesa si riduce del -3,2%.

I maggiori consumi si registrano in Campania, Puglia, Calabria e Abruzzo, mentre nella Provincia Autonoma di Bolzano, in Liguria, in Friuli Venezia Giulia e nel Veneto si registrano i consumi più bassi.

L’uso inappropriato degli antibiotici è in calo e si riscontra prevalentemente nella cistite acuta, nell’influenza, nel raffreddore e nella laringotracheite acuta. Penicilline, macrolidi e chinoloni sono le categorie maggiormente impiegate.

Gli antibiotici a brevetto scaduto rappresentano il 90,1% delle dosi e il 66,9% della spesa totale per antibiotici.

Appropriatezza d’uso e aderenza ai trattamenti
L’analisi dei dati ASL mostra che in meno del 60% dei pazienti (58,1%) il trattamento antipertensivo viene assunto con continuità, leggermente in aumento rispetto all’anno precedente (+1,8% nel 2015 rispetto al 2014), dato che conferma lo spostamento di questo indicatore nella direzione dell’appropriatezza.
Rimangono bassi come lo scorso anno i livelli di aderenza al trattamento con i farmaci per i disturbi ostruttivi delle vie respiratorie.

L’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, in costante calo rispetto agli anni precedenti. Tutti gli usi inappropriati degli antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie sono stati registrati in maggioranza al Sud e nelle Isole, nella popolazione femminile e negli individui di età avanzata.

Si confermano i trend di inappropriatezza nel trattamento con i farmaci antidiabetici, mentre si registra un’inversione di tendenza verso l’inappropriatezza rispetto al 2014 per quanto riguarda gli inibitori di pompa protonica. Si conferma l’incremento nel trattamento dell’anemia dell’utilizzo di epoetine alfa biosimilari nei pazienti con un nuovo ciclo di terapia. Migliorano i trend di appropriatezza delle eparine a basso peso molecolare per il trattamento della trombosi venosa profonda e dei nuovi anticoagulanti orali per la fibrillazione atriale.

Farmaci anti epatite C
A partire da dicembre 2014 l’AIFA ha avviato il disegno dei Registri di Monitoraggio dei nuovi farmaci antivirali ad azione diretta per l’epatite C. A dicembre 2015 erano stati avviati 31.069 trattamenti. La spesa SSN per i farmaci anti-HCV per l’anno 2015 ammonta a 1,7 miliardi di euro (7,8% della spesa SSN), corrispondente ad un consumo di 7,3 milioni di dosi giornaliere. Sofosbuvir è il primo principio attivo per spesa seguito dall’associazione sofosbuvir/ledipasvir. Al 20 giugno 2016 (ultimo aggiornamento dei Registri di Monitoraggio AIFA), i trattamenti avviati con i nuovi farmaci per la cura dell’epatite C sono 49.715.

21 giugno 2016
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