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La crisi, puntuale, dei Pronto soccorso. Come uscirne? Alcune proposte per il Gruppo di lavoro insediato dal ministro Grillo

Una premessa è doverosa: il problema del Ps non nasce quasi mai nel Ps. Sottofinanziamento del sistema sanitario in generale, tagli eccessivi ai posti letto, difficoltà (o impossibilità) ad assumere nuovo personale, sono tutti fattori negativi che si ripercuotono anche sui Ps. Ma qualcosa si può e deve fare. A partire dalla valorizzazione, anche monetaria, di chi lavora in emergenza

03 FEB - Ogni anno si discute di Pronto soccorso  per risolvere un problema obiettivo, il sopraffollamento invernale, che evidenzia, tutti gli anni e nella stragrande maggioranza degli ospedali italiani, evidenti difficoltà a garantire quegli standard ottimali di assistenza che tutti noi vorremmo poter garantire.
 
Solo per citare gli episodi di pochi giorni fa, uno dei quali ha visto protagonista il mio ospedale, la situazione del sopraffollamento dei Ps è stata rimarcata nel Lazio, come in Lombardia (Anaao: ”Su sopraffollamenti pronto soccorso e rete ospedaliera la realtà è diversa dai proclami della regione”). 
 
Chiunque lavori in sanità sa che il problema del Ps non nasce quasi mai nel Ps.
1) Tutti ormai sappiamo che il sistema sanitario nazionale è sotto finanziato. Da anni. Ce lo dice il confronto con la spesa europea. L’ultimo rapporto Crea sanità ribadisce che spendiamo il 31,3 per cento meno dei nostri colleghi europei dell’EU 12.  

 
2) Il sotto finanziamento comporta l’impossibilità per le Regioni di muoversi dal paramentro di 3,7 pl per mille abitanti, con ogni probabilità ormai insufficiente rispetto al quadro epidemiologico. I nostri tassi di ospedalizzazione ordinaria in acuzie sono tra i più bassi d’Europa, nonostante l’età media della popolazione più elevata. Parimenti, l’offerta residenziale, semiresidenziale e di lungodegenza è fortemente carente rispetto agli altri Paesi europei e tale dato è certamente più preoccupante del primo, poiché non consente la presa in carico post acuzie, con un conseguente maggior carico per gli ospedali per acuti. Come è evidente, un maggior numero di pl comporterebbe un maggior numero di assunzioni. Purtroppo ancora sussiste il limite dell’1,4 per cento di riduzione dei costi del personale rispetto all’anno 2004, parametro insufficiente anche rispetto alle reti di offerta attuali.
 
3) La limitatezza di risorse non incide solo in sanità, ma ha inciso pesantemente anche sul mondo della istruzione universitaria. Per il Ps la criticità più grande riguarda la possibilità di reperire medici di urgenza per i ridotti posti a disposizione delle scuole di specializzazione ormai da anni. Sempre il 1 febbraio il governatore del Veneto Zaia è intervenuto sulla difficoltà di reperire medici da assumere. Da operatore confermo che oggi è quasi impossibile trovare medici di urgenza (e non solo)  da assumere.
 
4) È difficile trovare professionisti motivati a lavorare in Ps. Non sarà tempo di individuare una indennità per tutti gli operatori non medici del Ps? Non sarà ora di retribuire diversamente i medici che lavorano in emergenza? Anche qui purtroppo un problema di risorse, quelle messe a disposizione della contrattazione nazionale per i nuovi contratti.
 
5) Altro problema la grandissima conflittualità nei confronti di chi lavora in emergenza:  si pensi al vergognoso aspetto della violenza  nei confronti degli operatori sanitari e all’alto tasso di denunce da med-mal, che vede al vertice gli operatori di Ps. Certamente gli attacchi giornalieri sulla stampa non aiutano gli operatori nel rapporto con i cittadini che, già esasperati per le lunghe attese, si rafforzano nell’idea che il problema sia della negligenza dell’operatore che ha di fronte, piuttosto che di un sistema con buone performances, ma con aree di criticità.
 
Il Ministro Giulia Grillo ha insediato un Gruppo di lavoro per la predisposizione di Linee di indirizzo per lo Sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento in Pronto Soccorso con tutti gli stakeholders, per cercare nuove soluzioni e al quale, ovviamente, Federsanità Anci, è pronta a dare il suo contributo.
 
Certamente  molto si può fare sulla prevenzione, sul rafforzamento delle reti territoriali per la presa in carico, sulla ricerca di un nuovo ruolo dei MMG per decongestionare una sanità da sempre ospedalocentrica e sulla quale ricade la mancata presa in carico in ambito sociale di un Paese sempre più povero.
 
È difficile dimettere un anziano povero affetto da comorbilità, con un tessuto sociale che non lo accoglie. L’ospedale è sempre aperto, i servizi sociali no. Temo che finché non risolveremo gli annosi problemi di sistema e di correlate risorse, le criticità dei Ps rimarranno, accanto ai tanti risultati positivi che il SSN ogni giorno realizza grazie al sacrificio e alla professionalità dei suoi operatori e che non vanno dimenticati.
 
Tiziana Frittelli
Presidente Federsanità Anci

03 febbraio 2019
© Riproduzione riservata


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