Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Lunedì 01 GIUGNO 2020
Studi e Analisi
segui quotidianosanita.it

Coronavirus. La curva prima o dopo scenderà. Ma non facciamoci cogliere impreparati su come gestire il post emergenza

di Donato Greco

L’epidemia finirà, speriamo in tempi non lunghi, ma resta il post epidemia, la preparedness per i futuri inesorabili rischi epidemici, la ristrutturazione di un prezioso sistema sanitario e sociale tanto gravemente colpito e soltanto in parte preparato alla risposta e soltanto una rete di sorveglianza attiva territoriale potrà offrire le necessarie informazioni ed attivare le indispensabili risposte

28 MAR - A distanza di due mesi dall’inizio dell’epidemia da Covid-19 comincia ad apparire chiaro il pattern epidemico e quindi le migliori strategie per combattere quest’epidemia.
 
La strategia possibile, uniformemente sostenuta dagli organi sanitari internazionali ed applicata nel nostro Paese, è quella del contenimento dell’infezione sia per diluire nel tempo i danni dal virus, dando spazio all’adeguamento dei servizi sanitari, che per ridurre effettivamente i contagi, quindi gli ammalati ed i decessi.
 
L’epidemia finirà, speriamo in tempi non lunghi, ma resta il post epidemia, la preparedness per i futuri inesorabili rischi epidemici, la ristrutturazione di un prezioso sistema sanitario e sociale tanto gravemente colpito e soltanto in parte preparato alla risposta.
 
La sorveglianza attiva di campo
Mai come in questo caso si sta raccogliendo una straordinaria evidenza sull’efficacia del tradizionale approccio di contrasto alla trasmissione di infezioni a trasmissione persona a persona:
1. Identificare quanto prima possibile i casi sospetti

 
2. Isolarli al proprio domicilio a casa o in presidi sanitari
 
3. Eseguire il test diagnostico rapido
 
4. Se positivo attivare subito una ricerca attiva dei contatti di prima generazione e testarli sul campo.
 
5. Isolare i contatti positivi
 
6. Attivare una ricerca  dei contatti di seconda generazione e testarli sul campo.
 
7. Ripetere ulteriormente  le fasi 6 e 7

 
Nel caso di focolai già in atto, come si sta facendo in Italia, attivare immediatamente le più stringenti misure di isolamento dell’area e testare tutti i potenziali esposti applicando la sequenza sopra descritta.
 
Come ben descritto da Roy M Anderson (The Lancet, 9 marzo 2020)  queste misure sono efficaci e sostenibili quando l’incidenza dell’infezione è relativamente bassa (vedi Centro e Sud Italia oggi), mentre in una situazione di scoppio epidemico rapido, quale quella del Nord oggi, è necessaria l’applicazione generalizzata a tutto il territorio delle norme stringenti di isolamento quali quelle oggi in atto nel nostro Paese, ma senza fermare la sorveglianza attiva di campo delineata nel precedente paragrafo : l’esperienza del paese di  Vò, nel padovano, guidata dall’ottimo epidemiologo Andrea Grisanti, ne mostra l’utilità.
 
Chi sono gli attori della sorveglianza attiva di campo?
L’ordinamento del nostro Servizio sanitario Nazionale annovera 225 Aziende sanitarie: di queste 101 sono ASL, le altre aziende ospedaliere : il numero di ASL è stato notevolmente ridotto, di oltre un terzo negli ultimi 10 anni.
 
Ogni ASL ha un Dipartimento di Prevenzione ed in molti dipartimenti esistono Servizi di Epidemiologia o analoghe unità.
 
Qualsiasi sistema di sorveglianza attiva di una malattia infettiva vede, quale istituzionale attribuzione, i dipartimenti di prevenzione responsabili della sorveglianza sul territorio.
 
Ormai da altre trent’anni, nel nostro Paese, si sono uniti alla sorveglianza del territorio sistemi surrogati di sorveglianza sindromica, quale quella dei medici di famiglia per le ILI influenzali, e sorveglianza sindromica ospedaliera quale quello sulle sindromi respiratorie acute. Infine la rete dei laboratori diagnostici, sia quelli territoriali che quelli ospedalieri, periodicamente possono attivare una sorveglianza microbiologica di supporto a quella clinica, oltre a fornire di continuo le conferme diagnostiche necessarie alla conferma dei casi.
 
Quanto ha funzionato la sorveglianza attiva di campo?
Sarà utile e necessaria un’approfondita analisi per rispondere a questa domanda, ma sono ormai da tempo disponibili informazioni sulla malandata salute dei dipartimenti di prevenzione in Italia:
- La prevenzione è stata bersaglio sistematicamente preferito dei necessari e continui tagli di risorse del SSN.
 
- Il personale dei  dipartimenti di prevenzione soffre di avanzato aging attribuibile al decennale impedimento del rinnovo delle nuove assunzioni e dei rimpiazzi attivo in buona parte delle Regioni Italiane ingabbiate nei Piani di Rientro.
 
- I dipartimenti sono oberati da pratiche burocratiche, molte di dubbia efficacia, ed hanno poca elasticità nell’impiego delle risorse umane (si può fare  indagine epidemiologica di campo al di fuori dell’orario di ufficio?)
 
- Oltre la metà dei dipartimenti vede la sicurezza alimentare dominante sugli altri servizi: infatti molti dipartimenti sono diretti da veterinari.
 
- La spinta autonomia regionale ha contribuito ad una poliedrica differenziazione dell’organizzazione e delle modalità operative dei servizi a scapito della necessaria omogeneità operativa che l’Evidence Based Public Health richiede.
 
- I programmi di formazione sia nei diplomi che nei curricula universitari danno scarsissimo spazio alle tecniche di indagini di campo, di sorveglianza epidemiologica, di isolamento, insomma quel complesso di attività cruciali proprio per la sorveglianza, prevenzione  e controllo delle malattie infettive.
 
- Anche la pregevole attività dell’ISS con l’offerta di molti moduli sintetici di epidemiologia, utilmente attiva per oltre vent’anni, è stata interrotta agli inizi del 2000 e soltanto nell’ottobre dello scorso anno è stata riattivata dal nuovo presidente.
 
In queste condizioni è già apprezzabile il grande sforzo che molti dipartimenti di prevenzione stanno facendo al Nord ed il fermento che anima la preparazione ad uno sviluppo epidemico delle regioni del Centro e del Sud.
 
Non è, inoltre, trascurabile la forte azione vicariante di università ed ospedali, delle CRI e di molte associazioni di volontariato, spesso impegnati sul campo in prima linea a sostegno delle ASL.
 
La comunicazione
Certo è impressionante la capacità della comunicazione di indirizzare comportamenti umani: tante parole, retaggio desueto di pochi specialisti in epidemiologia, oggi sono pabulum comune a tanti. È un fioccare di curve epidemiche, di modelli epidemici excel, di predicozzi preventivi e suggerimenti terapeutici. Tante persone che fino a ieri nemmeno avevano idea di sviluppi epidemici affollano media e social media con fioretti epidemiologici, spesso ingenui, ma comunque segnali di aumentata consapevolezza.
 
Purtroppo questo affollamento offusca il tono delle voci istituzionali generando elementi di confusione: virologi, clinici, microbiologi , giornalisti… sono tutti diventati improvvisamente esperti di sorveglianza prevenzione e controllo delle malattie infettive sia pure se nel loro curriculum non appaia alcun elemento di esperienza o formazione in questo campo.
 
Su questo giace l’assordante silenzio dei Dipartimenti di prevenzione, in effetti proprio quelli titolati alla gestione dell’evento epidemico.
Per fortuna la forte azione della Protezione Civile e dell’ISS e del Governo nel suo insieme, copre anche molti dei vuoti lasciati dai limitati Dipartimenti di prevenzione.
 
Il dopo epidemia
Grazie a Dio una curva epidemica che sale, prima o dopo scende: una curva di tipo esponenziale, quale quella attuale, non farà la forma di campana, per cui l’epidemia si esaurisce negli stessi due mesi in cui è cresciuta, ma nemmeno precipita in pochi giorni.
 
E’ presumibile che abbia una lenta discesa man mano che si spengono i focolai epidemici.  E come si fa a spegnerli? E dopo che garanzie ci saranno dell’assenza di infezione o di ripresa epidemica?
 
Soltanto una rete di sorveglianza attiva territoriale potrà offrire le necessarie informazioni ed attivare le indispensabili risposte.
 
Ne consegue
Abbiamo la fortuna di avere un magnifico Servizio Sanitario Nazionale dotato di un grande esercito di specialisti in sanità pubblica: almeno cinquantamila persone pubblicamente stipendiate per garantire a tutti noi prevenzione sorveglianza e controllo delle malattie.
 
Appena l’epidemia finirà ci troveremo in una lunga fase post epidemica, certamente gravida di modifiche strutturali, comportamentali e culturali indispensabili.
 
Mettere in grado quest’esercito di adempiere con efficacia ai propri compiti istituzionali è una assoluta priorità:
- Per la pronta individuazione di focolai ed attivazione del  contact tracing
- Per impedire l’esplosione epidemica “lombarda” nel resto del Paese
- Per rafforzare l’azione di contenimento
 
E’ fuori discussione che questa priorità deve viaggiare di pari passo con l’urgenza della cura dei pazienti e delle altre misure di contenimento.
 
E se è innegabile e doverosa la totale attenzione verso i servizi di diagnostica e cura non si legge però di buone intenzioni dirette ai dipartimenti di prevenzione delle ASL.
Avere più posti in rianimazione, più medici, più ventilatori è cosa giusta e buona, ma attrezzarsi per la Preparedness,  rinforzando strutturalmente e culturalmente  la rete italiana della prevenzione significa affrontare il prossimo futuro in modo adeguato alle prossime inevitabili minacce sanitarie.
 
Un Piano Nazionale per i Dipartimenti di Prevenzione di respiro pluriennale ma di immediata partenza, potrebbe essere lo strumento giusto.
 
Le specifiche di un tale piano da condividere con le Regioni richiederebbero uno spazio ben più ampio di questo articolo, ma certamente non sembra azzardato prevedere alcune linee d’azione:
- Il rinforzo delle risorse umane già adeguando gli organici esistenti
- Una normativa dedicata che offra la necessaria elasticità operativa (dal lavoro fuori orario, agli acquisti urgenti, alle minime attrezzature logistiche)
- Una scrupolosa applicazione della decisione europea 1082
- Un Piano di Formazione Nazionale intensivo per il personale dei dipartimenti
- Una palestra di esercitazione attiva e continua per lo stesso personale
- Un’attività indipendente e costante della performance del piano
 
Donato Greco

28 marzo 2020
© Riproduzione riservata

Allegati:

spacer Decisione UE

Altri articoli in Studi e Analisi

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente e AD
Vincenzo Coluccia

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy